INCHIESTA MEGALO' 3, STRALCIATI SINDACO
DI CHIETI DI PRIMIO E ALTRI DUE INDAGATI

Pubblicazione: 09 maggio 2017 alle ore 17:57

Umberto Di Primio
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L’AQUILA - Stralciata la posizione del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, nell’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta relativa al centro commerciale “Megalò 3” di Chieti Scalo, un filone parallelo a quello dell’inchiesta “Terre d’oro”, la maxi operazione sul traffico illecito di rifiuti speciali e discarica abusiva della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila.

Come spiegato dallo stesso primo cittadino, il gup Giuseppe Romano Gargarella con un provvedimento di stralcio ha disposto la trasmissione del fascicolo che riguarda Di Primio alla procura della Repubblica di Chieti, competente per territorio.

Assieme a lui, solo per alcuni capi di imputazione, sono stati stralciati anche altri due indagati: l’imprenditore Enzo Perilli, e l’ex segretario generale dell'Autorità di bacino, Michele Colistro.

L’udienza continua, invece, per altri due indagati: il commercialista Paolo Di Martino e l'architetto Giovanni Melozzi.

Il sindaco di Chieti, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto la promessa di offerte in denaro da parte di Perilli, in cambio di agevolazioni per la realizzazione della nuova struttura commerciale in riva al fiume Pescara: contestazione che l’interessato smentisce decisamente, facendo leva anche sul provvedimento di oggi.

“È stata accolta l’eccezione per incompetenza per territorio del tribunale dell’Aquila, questo vuol dire che si accetta l’idea che io non c’entro nulla con la vicenda del primo capo di imputazione sul reato ambientale - dichiara - Con lo stralcio, infatti, cade il presupposto della competenza della Dda su reati ambientali”. Sul secondo punto

Quanto all’accusa più grave, quella di corruzione, “ho presentato una decina di pagine di memorie, corredate da un faldone alto 10 centimetri di documenti per dimostrare come io sia estraneo anche a questa vicenda. Non esiste nessuna pressione da parte mia nei confronti del personale comunale, lo dicono anche le stesse testimonianze raccolte. La frase ‘Si informava per sapere com’era considerata la pratica’ non è una pressione, sia sul piano giuridico che su quello lessicale”.

Di Primio annuncia anche di avere depositato “le intercettazioni che mi riguardano: oltre a non dire niente, in quella sul ‘metterci la faccia’ si stava parlando di politica non di affari; in un’altra dove potrebbe sembrare che ci sia un’offerta nei miei confronti, e comunque non c’è da nessuna parte, la mia frase successiva è: non è questo il problema. Più di questo che dovevo dire? Non ho mai chiesto né accettato alcunché”.

“Ho riprodotto, infine, delle lettere a mia firma in risposta all’autorità di bacino, da cui si può dire tutto tranne che ci sia un accordo: me la prendo con loro e dico che se non mi daranno gli elementi mai farò quello che vogliono e che comunque a decidere saranno gli uffici, non io - aggiunge ancora - Queste lettere sono state sequestrate, ma comunque nella relazione della polizia Giudiziaria queste lettere non vengono mai citate. Io comunque le ho prodotte, perché i magistrati devono decidere dopo aver visto tutti i documenti, non solo una parte”.



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