INCHIESTA RICOSTRUZIONE: LE INTERCETTAZIONI, TANGENTI CONTATE IN AUTO

Pubblicazione: 20 luglio 2017 alle ore 19:52

Lo 'scheletro' della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila)

L’AQUILA - “Cento... due... tre...”, a 100 euro alla volta, fino a “due e cinquanta” ovvero 2.500: Tangenti ricevute in busta chiusa e contate in macchina, una banconota dopo l’altra, per arrivare a somme complessive anche di 20 mila euro.

Sono numerosi gli episodi riscontrati dalle intercettazioni ambientali operate dai carabinieri a carico di Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del ministero per i Beni culturali, uno dei 10 finiti agli arresti domiciliari nell’ambito della nuova inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su tangenti nelle commesse pubbliche di ricostruzione post-terremoto 2009.

Tangenti che, oltre a incarichi a parenti e amici da parte delle imprese finite nei guai, finivano nelle mani dei funzionari della sede abruzzese dei beni culturali all’Aquila, che truccavano le gare con vari sistemi.

Come emerge dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, il lavoro in questione è quello della riparazione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), aggiudicato alla Fracassa Rinaldo Srl per circa 1 milione di euro.

Una commessa il cui avvio dei lavori è stato celebrato appena lo scorso maggio in un vernissage alla presenza del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, che addirittura in quell’occasione ha definito la ricostruzione post-2009 “un modello per l’Italia”, prima di questa doccia fredda.

L’aggiudicazione è stata assicurata sostituendo, come accertato da altre intercettazioni, la documentazione di gara dentro la busta chiusa grazie a un complice che compilava in corsa le nuove carte in modo da far risultare vincitrice la ditta amica attribuendole il ribasso maggiore dopo aver verificato quello delle altre concorrenti.

Piccinini riceve nella sua auto Giampiero Fracassa, direttore tecnico della stessa impresa, che gli dice: “Il bracciolo si può apri’... Senti qua, sono 20 meno 10”. Piccinini obietta, “Eh no, ci stanno quelli di Dino”, in riferimento a Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale pure lui ai domiciliari, ma l’altro replica: “Quelli gliel’ho dati”.

Più tardi, “dopo aver abbandonato l’ufficio in orario lavorativo”, rimarca il giudice, Piccinini torna in auto e apre gli involucri.

“L’attività tecnica ambientale ha registrato il rumore simile all’apertura verosimile di due plichi/buste di carta e tra la prima e la seconda apertura sono trascorsi circa due minuti di silenzio - prosegue Gargarella - Dopo l’apertura del secondo plico, Piccinini ha contato il denaro ad alta voce, prima in verosimili tagli da 100 euro e successivamente quelli da 50, arrivando alla somma di 5 mila euro che, sommata a quella contata in silenzio nonché dedotto da quanto detto in precedenza da Fracassa, fa ritenere si trattasse della somma in contanti di 10 mila euro”.

Episodi simili si ripeteranno nel febbraio 2017 per due volte, e un altro c’era già stato nel dicembre 2016.



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