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INCHIESTA TALLONE D'ACHILLE: COCA A FIUMI ALLO STADIO, E PER DIPENDENTI COMUNALI, MEDICI E STUDENTI

Pubblicazione: 05 settembre 2019 alle ore 14:46

L'AQUILA - Un medico conosciutissimo a Chieti, insospettabili dipendenti comunali, un noto allenatore di boxe, studenti universitari, stimati professionisti.

Sono alcuni degli acquirenti e consumatori abituali di cocaina, tutti ben inseriti nella borghesie cittadine, che compiano nelle carte della clamorosa inchiesta "Tallone di Achille", condotta dal pm chietino Giancarlo Ciani che ha sgominato tre bande di spacciatori in azione tra Chieti Scalo, Bucchianico, Pescara e Sulmona.

Quartier generale a Chieti Scalo, dentro il pub "The wanted" e il ristorante "Bulldozer", composta principalmente da ultrà degli "89 Mai domi", la tifoseria organizzata del Chieti calcio: le dosi venivano vendute a fiumi allo stadio, durante le partite della domenica, nei locali della movida, e a domicilio o previo appuntamento, in un bar, in un parco o altri luoghi non sospetti.

"Anche 5 chili al mese", si ascolta in una delle tante intercettazioni telefoniche. Sono stati, per ora 17 arresti e denunce con l'accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti: tra loro il capo ultrà Francesco Salvatore, 34 anni, ai domiciliari, e i fratelli Andrea Di Muzio, 33 anni, ora in carcere, e Simone Di Muzio, 25 anni, ora ai domiciliari, titolari dei due locali.

E ancora, ai domiciliari o con obbligo di dimora, Gaetano D'Ercole, 34 anni, barman noto in città ed ex consigliere comunale a Miglianico, Mauro Paludi, 32 anni, cuoco del Bulldozer, Michele Montuori, 25 anni, cameriere a chiamata, Fabio Cavallucci, 32 anni, ex cameriere, Leonardo Pizzi, 37 anni, San Giovanni teatino, barman in un locale di via Manthonè a Pescara. E ancora Giovanni Gigante, 40 anni di Sulmona, considerato principale fornitore di droga del gruppo chietino.

Nel corso delle indagini è stato individuato anche il gruppo con a capo "due personaggi di spicco della malavita pescarese": Roberto Martelli e la compagna Debora Gargivolo, "coppia che è divenuta supporto logistico di riferimento e di approvvigionamento della cocaina per una pluralità di pusher operanti nella zona. La maxi operazione ha consentito di sgominare anche altri due gruppi: uno capeggiato da albanesi, con base operativa in una tenuta agricola di Bucchianico.

Nel corso delle indagini, andate avanti per oltre un anno, sono finiti sotto sequestro 33 chili di droga e 73mila euro in contanti.

La banda si legge nelle carte dell'inchiesta, "era talmente impenetrabile dal punto di vista investigativo" da rendere necessario l'intervento degli agenti sotto copertura del Servizio centrale operativo della polizia.

Andrea Di Muzio, si legge nelle carte, era "la mente e il leader indiscusso, gestore, organizzatore ed esattore del sodalizio", il fratello del capo, Simone, era "sul suo stesso livello".

Ruolo di spicco anche per Francesco Salvatore, il capo ultrà. E scrivono gli inquirenti: "Gli appartenenti al gruppo ultrà segnalano a Francesco Salvatore la presenza sul territorio delle forze dell'ordine o di persone non conosciute in zona, quando qualcuno vicino al suo gruppo viene arrestato".

Tanti episodi di spaccio sono avvenuti pure allo stadio Angelini, nel giorno delle partite. Come il 18 marzo del 2018, in occasione di Chieti-Montorio.

"Il maggior fornitore" del gruppo scalino è invece Giovanni Gigante, di Sulmona, "legato da una profonda amicizia con i Di Muzio e Salvatore". Gigante è stato colto in flagrante in occasione dell'ultima cessione, quando è stato trovato in possesso anche di oltre 5 mila euro.

In una delle intercettazioni, Montuori dice alla fidanzata "che deve passare da casa per lasciare la droga, dato che insieme devono andare a Pescara e "non vuole rischiare l'arresto".

In un altra interettazione Montuori "si ritrova a fine serata con un'ingente somma di denaro in tasca. Tant'è che la fidanzata, aprendo il portafogli di Michele, si meraviglia: Ma che so' tutti stì soldi!".

In un'altra intercettazione Pizzi viene lodato dai componenti della banda per la sua grande capacità di spaccio, "si porta dietro i pezzi anche quando va a corrrere".

Nelle carte dell'inchiesta anche i viaggi a Sulmona di Salvatore e Cavallucci, per rifornirsi di droga da Gigante, necessaria per una festa di compleanno, e i racconti di Motuori di party improvvisati nella cucina del ristorante, dove si sniffava al più non posso, con colonna sonora quella della serie tv Narcos.



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