POSSIBILE PRESIDENTE DARIO STEFANO DEL PD; PAGANO, ''NON ATTENDA, SI
DIMETTA SUBITO''; DA DATA CONVALIDA ELEZIONE A SENATORE DEL PRESIDENTE
DELLA REGIONE DIPENDE RITORNO ALLE URNE IN AUTUNNO O NEL MAGGIO 2019

INCOMPATIBILITA' D'ALFONSO: L'11 LUGLIO SI INSEDIA GIUNTA ELEZIONI, REBUS TEMPISTICHE

Pubblicazione: 05 luglio 2018 alle ore 21:52

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L'AQUILA - Si insedierà mercoledi prossimo la Giunta delle elezioni e per le immunità parlamentari, chiamata poi a convalidare l’elezione a  senatore di Luciano D’Alfonso, che a quel punto dovrà dimettersi da presidente della Regione, ponendo fine al doppio incarico che infiamma da mesi la politica abruzzese, con conseguenti elezioni in Abruzzo da convocare entro 120 giorni.

Saranno però determinanti le tempistiche della convalida, per sapere se si andrà alle urne in autunno, come vuole il centrodestra e il Movimento 5 stelle, o a maggio 2019, assieme alle elezioni Europee, come preferisce il centrosinistra, ancora provato dalla sconfitta pesante delle politiche del 4 marzo.

Da insistenti rumors la presidenza della giunta, ad appannaggio delle opposizioni al governo M5s-Lega, andrà al dem Dario Stefàno, ex vendoliano. Lo stesso che nell’ottobre del 2013 era a capo della Giunta delle elezioni, con sua vice Stefania Pezzopane, che ha sancito la decadenza da parlamentare del senatore Silvio Berlusconi, ai sensi della legge Severino, dopo la condanna definitiva per frode fiscale del leader forzista.

La notizia dell’imminente insediamento della Giunta è stata confermata in una nota dal deputato e coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano che però invita il presidente della Regione Abruzzo a dimettersi subito, prima di mercoledi senza attendere nemmeno l'insediamento della Giunta. “L'incompatibilità di D' Alfonso - osserva infatti Pagano - è palese ed evidente, come previsto dall'articolo 122 della Costituzione, e il conflitto d’interessi è manifesta”.

Le voci relative alla Giunta delle elezioni si erano già diffuse in mattinata, nel bel mezzo di una giornata campale intorno alla doppia carica di D’Alfonso: il Tribunale civile dell'Aquila ha deciso infatti di rinviare al 23 luglio prossimo l'udienza per la causa intentata dal Movimento 5 stelle sull'incompatibilità, provocando rabbiose reazioni da parte del consigliere regionale Sara Marcozzi. M5s aveva però aperto le ostilità già questa mattina in Parlamento prima ancora dell’esito dell’udienza del Tribunale dell’Aquila, dove i senatori del Movimento cinque stelle Primo Di Nicola ed Elio Lannutti, componenti della commissione Finanze di Palazzo Madama, hanno abbandonato la seduta per protestare contro l'incompatibilità di D'Alfonso, che in commissione Finanze è capogruppo del Pd. La stessa cosa è accaduta alla Camera dei deputati, dove l'onorevole M5s Fabio Berardini e altri deputati della maggioranza di governo hanno abbandonato i lavori della commissione Ambiente, dove D’Alfonso è stato audito come presidente della Regione Abruzzo, sul decreto terremoto.

Partita nella partita, come si diceva, sono però le tempistiche con cui la giunta delle elezioni del Senato tratterà la pratica D’Alfonso, e non è indifferente a tal proposito la scelta del presidente.

Se sarà come dato per assai probabile Dario Stefàno, ex vendoliano ora nel Pd, non è detto che sia una buona notizia per D’Alfonso e per chi punta ad allungare i tempi. Pare infatti che anche l'ex premier Matteo Renzi, di cui D’Alfonso è uno stretto sodale, ritenga preferibile stringerli i tempi nella convalida e fine della doppia carica.

Se la convalida ci sarà dunque a stretto giro, entro il mese di luglio, con conseguente dimissioni dalla carica presidenziale di D’Alfonso, si potrà andare al voto in autunno.

D’Alfonso ed i suoi, invece, puntano sul fatto che la convalida della carica di senatore possa avvenire a settembre, e a quel punto si dovrà votare a maggio prossimo, a scadenza naturale della legislatura, assieme alle europee.

D’altra parte, si sottolinea nella maggioranza di centrosinistra in Regione, le elezioni “isolate” in autunno costerebbero la bella cifra di 10 milioni di euro circa. E c’è chi dice che i dirigenti regionali sono intenzionati a chiedere ai colleghi del Ministero dell’Interno di controfirmare l’autorizzazione a questa spesa straordinaria, perché temono l'intervento della Corte dei Conti. Non a caso Forza Italia, che teme questo secondo scenario, chiede le dimissioni immediate, che taglierebbero la testa al toro, e farà pressione a piè sospinto anche in giunta, affinchè vengano serrati i tempi. Ma pare a dir poco certo che D'Alfonso non darà seguito all'invito di Pagano.

PAGANO, "D'ALFONSO SI DIMETTA PRIMA INSEDIAMENTO GIUNTA SENATO"

"Il presidente della Regione Abruzzo si dimetta senza attendere l'insediamento della Giunta delle elezioni del senato". Lo dichiara il senatore e coordinatore di Forza Italia della Regione Abruzzo, Nazario Pagano.

"Come è noto il presidente Luciano D' Alfonso, eletto senatore della Repubblica nelle fila del Pd - aggiunge Pagano - ha ignorato finora i ripetuti inviti a dimettersi dall'uno o dall' altro ruolo che sono incompatibili. Fortunatamente, anche grazie alle numerose richieste del sottoscritto e della mia capogruppo Anna Maria Bernini, rivolte alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si insedierà il prossimo mercoledì 11 luglio. L'incompatibilità di D' Alfonso - osserva - è palese ed evidente, come previsto dall'articolo 122 della Costituzione. Peraltro, occorre considerare che in seguito alla riforma del Titolo V, la legislazione nazionale e quella regionale sono concorrenti e quindi si pongono sullo stesso piano. Il conflitto d'interesse è manifesto: al di là delle cervellotiche interpretazioni riguardanti la convalida dell'elezione a senatore che fornisce D'Alfonso, la verità è che ormai già dal 23 marzo egli esercita la funzione di legislatore sia in Parlamento sia presso la Regione. Mi auguro, pertanto, che il presidente D'Alfonso ancor prima dell'insediamento della Giunta, abbia il buon gusto di dimettersi di sua spontanea volontà da uno dei ruoli ricoperti, senza attendere il successivo giudizio di merito dell'organo parlamentare, mettendo così fine a questo cattivo esempio di occupazione di più poltrone - conclude - contro ogni logica e contro ogni legge, ma soprattutto contro il buon senso e gli stessi interessi del suo partito".

 

 

 

 



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