INCUBO DELLA PRESCRIZIONE SUI PROCESSI
DEL POST-SISMA, AUMENTA LA CORRUZIONE

Pubblicazione: 05 aprile 2016 alle ore 08:01

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L’AQUILA - Il taccuino delle inchieste del post-terremoto del 2009 ha una data segnata con circoletto rosso che mette in pericolo la sopravvivenza di molti procedimenti: quella del 6 ottobre prossimo, quando saranno passati esattamente 7 anni e 6 mesi dal sisma e tutti i processi per fatti legati a quella data andranno in prescrizione.

Prescrizione, va ricordato, non significa essere innocenti, ma solo che sono trascorsi troppi anni dall’eventuale reato e non si è riusciti ad arrivare in tempo a una sentenza definitiva.

Per questo motivo le parti civili, familiari delle vittime e sopravvissuti, sono sempre più inferociti quando un’udienza di un processo, magari ancora in primo grado, salta e slitta di molti mesi per semplici difetti di notifiche o per l’agenda piena dei (peraltro pochi) giudici: si tratta di accidenti del tutto normali per il mondo giudiziario, ma che certo scontentano chi ha perso i propri cari e vorrebbe giustizia.

Chi è sotto processo potrebbe, in teoria, rinunciare alla prescrizione e continuare il procedimento. È questa la richiesta che, per esempio, tramite un’imponente raccolta firme viene fatta all’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il cui processo per gli stessi fatti è cominciato con 6 anni di ritardo rispetto a quello, passato in giudicato, alla commissione Grandi rischi.

Il possibile candidato sindaco di Roma ha affermato più volte di voler rinunciare, l'ultima proprio ora, spiegando che potrà farlo solo il 7 ottobre e lo farà, ma la questione è apertissima.

Nel corso del 2015, comunque, ci sono state le prime e importanti sentenze definitive dei processi legati ai crolli, originati dalla maxi inchiesta con 200 filoni della procura, mentre altri dovrebbero concludersi nei prossimi mesi, prima, quindi, dell’arrivo della “tagliola” salva tutti.

In questi casi la prescrizione, comunque, verrà aggirata solo qualora la Cassazione emetta una sentenza, mentre se rispedirà il processo in Corte d’Appello, com’è nei suoi poteri, non si farà certo in tempo a concluderlo nuovamente, anzi forse non si riuscirà neanche a ricominciare.

A parte questo pericolo di prescrizione dei reati, evidenziato anche dall’avvocato generale della procura generale della Repubblica, Romolo Como, nel corso della recente apertura dell’anno giudiziario, il ventaglio delle inchieste è notevolmente ampio.

Nel frattempo, sempre al piccolo trotto compatibilmente con la mole di lavoro dei tribunali, stanno arrivando alla fase di udienza preliminare le grandi indagini su corruzione negli appalti pubblici e privati di ricostruzione che hanno fatto tremare il Comune dell’Aquila. In alcuni casi delle persone sono già uscite dall’inchiesta con archiviazioni o patteggiando una pena.

Poco più avanti di ottobre rischiano la prescrizione in futuro anche quelli sulle realizzazioni post-terremoto, gli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e., con gli isolatori sismici malfatti e i balconi crollati, e i moduli abitativi provvisori (Map).

In questa carrellata AbruzzoWeb ripercorre le principali 20 inchieste concluse in questo anno o attualmente ancora aperte.

MAXI INCHIESTA CROLLI
 
SENTENZE DEFINITIVE

Dopo circa 6 anni si è concluso il processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri che, il 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla tragedia, secondo l’accusa iniziale rassicurò gli aquilani ed escluse il rischio di forti scosse di terremoto. Confermando la sentenza d’Appello, che ribaltava quella di primo grado, il 20 novembre 2015 la Cassazione ha assolto 6 esperti dalle imputazioni, condannando il solo ex vice capo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, con pena ridotta a 2 anni. Il processo, denominato erroneamente “alla scienza” dai media nazionali e anche esteri, ha fatto scalpore per anni ed è atteso ora dalla lunga “coda” delle cause civili, oltre che dalla definizione del procedimento “satellite” contro Bertolaso, appena approdato alla fase dibattimentale e la cui prossima udienza è prevista per il 21 giugno: tutto inutile, se non rinuncerà alla prescrizione.

Giusto un mese prima di affrontare il caso della Cgr, il 23 ottobre, la Suprema Corte ha confermato le condanne per il crollo del Convitto nazionale, dove le vittime furono 3, tutti minorenni: la Corte d’Appello aveva stangato i due imputati, confermando la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti dell’ex preside, Livio Bearzi, e, riformando la sentenza di primo grado, condannando anche il dirigente della Provincia dell’Aquila Vincenzo Mazzotta a 2 anni e 6 mesi di reclusione, pene ora definitive. Nel crollo della scuola persero la vita 3 minorenni. Bearzi è rimasto a lungo in carcere, la sua vicenda è stata oggetto di mobilitazioni di esponenti politici e di altri dirigenti scolastici, con richiesta di grazia inoltrata al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al momento non concessa. Alla fine è stato scarcerato e affidato ai servizi sociali.

CASSAZIONE

Tra i processi già fissati in Cassazione, il 10 maggio la quarta sezione chiuderà la vicenda del crollo in via D’Annunzio, dove morirono 13 persone. All’unico imputato, l’ingegnere Fabrizio Cimino, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte d’Appello ha ridotto la pena a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015.

Il giorno dopo, mercoledì 11 maggio, ci sarà l’udienza per il terzo e decisivo grado di giudizio del processo per il crollo della Casa dello studente, dove rimasero uccisi otto giovani. Il 28 aprile 2015 la Corte d’Appello ha confermato il verdetto di primo grado del 16 febbraio 2013 del giudice del tribunale Giuseppe Grieco, che aveva condannato per disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime a 4 anni i tecnici Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace e a 2 anni e 6 mesi il tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), Pietro Sebastiani. Il processo prosegue anche in sede civile, con l’udienza fissata per il prossimo 27 giugno.

Si deciderà, poi, il prossimo 1° giugno il filone del crollo in via generale Francesco Rossi, con l’unico imputato, Diego De Angelis, condannato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose gravi, che in Appello ha visto la sua pena ridotta da 3 anni a 1 anno e 11 mesi. Nell’edificio sono morte 17 persone, tra cui sua figlia Jenny.

Ricorso presentato, ma data ancora da fissare, per il crollo della facoltà di Ingegneria di Roio, dove non ci sono state vittime ma, secondo le accuse, con un sisma di giorno sarebbero potute essercene a migliaia. Il direttore dei lavori, Ernesto Papale, e quello di cantiere, Carmine Benedetto, restano condannati per disastro colposo, ma la loro pena è stata abbassata da 4 anni di carcere del primo grado a 1 anno e 10 mesi ciascuno del secondo.

Si attende la data anche per il giudizio definitivo nei confronti di Leonardo Carulli, tecnico novantenne assolto due volte, in primo e secondo grado, per il crollo in via XX settembre 123 con 5 vittime, dopo il ricorso presentato dalla procura generale.

APPELLO

Lo scorso 17 febbraio la Corte d’Appello ha confermato le assoluzioni di primo grado di costruttori e tecnici che realizzarono il nuovo palazzo “Belvedere” situato accanto a quello imploso in via XX settembre 79, dove sono morte 9 persone. Si attendono le motivazioni, ma la sentenza potrebbe diventare definitiva senza ricorso in Cassazione.

È stato presentato ricorso in Appello, ma ai soli fini civili, con udienza ancora da calendarizzare, contro l’assoluzione con formula piena per Francesco Zaccagno e Maria Linda Zaccagno, imputati per il crollo del palazzo di via Persichetti che costò la vita a due persone.

È ancora bloccato e probabilmente non verrà mai celebrato il processo per il crollo di via Luigi Sturzo, che pure ha mietuto ben 27 vittime: l’unico progettista sopravvissuto, Augusto Angelini, 88 anni, per gravi motivi di salute non può sostenere il processo di secondo grado dopo la condanna in primo grado a 3 anni di reclusione. L’udienza è stata aggiornata, a settembre è previsto un nuovo controllo medico ma, da fonti legali il perito ha già dichiarato che la situazione di salute dell’uomo si è aggravata. Le parti stanno preparando comunque ricorsi civili per chiedere i danni a vari enti.

INFILTRAZIONI MAFIOSE
 
CAMORRA

Si terrà il prossimo 30 maggio la prossima udienza preliminare dell’inchiesta giudiziaria “Dirty job” del giugno 2014 che ha portato all’arresto di 7 imprenditori e all’accusa di collusione con la Camorra in relazione allo sfruttamento degli operai nei cantieri della ricostruzione. Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell’Aquila Calcio, e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere, invece, Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L’Aquila). Una riformulazione del capo d’imputazione ha portato alcuni avvocati degli imputati a chiedere i termini a difesa.

NDRANGHETA

Il 17 giugno scoccherà l’ora della requisitoria dell’accusa nell’ambito del processo di primo grado nato dall’inchiesta “Lypas” che, il 19 dicembre 2011, aveva portato all’arresto dell’imprenditore aquilano Stefano Biasini, dei fratelli Antonino Vincenzo Valenti e Massimo Maria Valenti, nati a Reggio Calabria, ma residenti da tempo all’Aquila, e di Francesco Ielo. Per Massimo Maria Valenti al momento il giudizio è sospeso per motivi di salute in vista di una verifica sulla sue condizioni che avverrà a breve. Secondo le accuse, le infiltrazioni sarebbero state rese possibili grazie al gancio dell’imprenditore aquilano Stefano Biasini, figlio del noto geometra e amministratore di condominio Lamberto, quest’ultimo non coinvolto ma oggetto delle attenzioni dei calabresi, mai andate a buon fine, per accaparrarsi appalti di ricostruzione.

I LAVORI DEL POST-TERREMOTO
 
RICOSTRUZIONE PUBBLICA

Il giudice per l’udienza preliminare Guendalina Buccella ha rinviato a giudizio 7 degli 8 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” su un presunto giro di tangenti negli appalti della ricostruzione pubblica post-terremoto del 6 aprile 2009. A uscire dall’inchiesta, con una sentenza di non luogo a procedere, il dirigente comunale Mario Di Gregorio. Il prossimo 6 ottobre gli imputati saranno invece Vladimiro Placidi, ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali della scorsa Giunta Cialente, Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale di opposizione ma con delega del sindaco ai puntellamenti, poi arrestato anche nell’inchiesta successiva “Redde Rationem”, Daniela Sibilla, dipendente del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi precedenti mandati di assessore, Pasqualino Macera, all’epoca dei fatti funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa, questi quattro finiti agli arresti domiciliari. Oltre a loro, sotto processo andranno anche Roberto Riga, ex vice sindaco aquilano, Fabrizio Menestò, ingegnere di Perugia, e Daniele Lago, imprenditore della ditta Steda Spa che con le sue dichiarazioni ha dato origine all’inchiesta.

È attesa verosimilmente per dopo l’estate la fissazione dell’udienza preliminare nell’inchiesta satellite della precedente, “Redde Rationem”, che ha visto arrestati ai domiciliari ancora Tancredi e gli imprenditori Maurizio Polisini, Andrea Polisini, Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, il faccendiere Nicola Santoro all’obbligo di firma e dimora e altri 13 indagati a piede libero.

Si è divisa in due tronconi l’inchiesta denominata “Betrayal”, “tradimento”, su presunte mazzette nell’ambito della ricostruzione pubblica per accaparrarsi appalti per il recupero di beni culturali ed ecclesiastici nel centro storico come le chiese di Santa Maria del Suffragio (nota come delle Anime Sante) e Santa Maria Paganica. Il 16 settembre è prevista all’Aquila l’udienza dibattimentale per alcune imputazioni mentre per altre, le più importanti, segnatamente un episodio di corruzione che sarebbe avvenuto a Carsoli, si attende la fissazione al competente tribunale di Avezzano dell’udienza preliminare. Sono state 5 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 2 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, eseguite da Polizia e Guardia di finanza nei confronti dell’ex vice commissario ai Beni culturali alla ricostruzione Luciano Marchetti, della funzionaria del Mibac Abruzzo, Alessandra Mancinelli, e degli imprenditori Nunzio Massimo Vinci (che ha patteggiato la pena), Patrizio Cricchi e l’aquilano Graziano Rosone.

RICOSTRUZIONE PRIVATA

È stata fissata a giugno l’udienza per il primo amministratore di condominio indagato per corruzione, l’aquilana Claudia Colacchi, grazie a un artificio investigativo della procura che l’ha considerata “incaricato di pubblico servizio” e, quindi, imputabile. Un metodo divenuto anche legge nelle nuove regole dettate dal decreto “Enti territoriali”. In particolare dagli inquirenti viene considerato tangente l’accordo scoperto tra l’amministratore e il rappresentante di una ditta che prometteva di versargli il 2% dell’importo complessivo dei lavori di riparazione in cambio dell’affidamento diretto. In questo filone hanno patteggiato la pena gli imprenditori Cristiano Incontro e Nunzio Massimo Vinci mentre la Colacchi è intenzionata a proseguire il dibattimento per dimostrare la propria innocenza.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero si attende la fissazione dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta su presunte tangenti sui lavori di ricostruzione privata del complesso dell’Opera Salesiana, dal valore di quasi 30 milioni di euro. Indagati attualmente sono l’ex vice sindaco e assessore Roberto Riga e il costruttore Massimo Mancini, vice presidente dell’Aquila Calcio, oltre agli imprenditori Simone Lorenzini e Sandro Martini. Lo scorso 19 febbraio è arrivata l’archiviazione dall’accusa di abuso di ufficio in concorso per l’amministratore delegato dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Paolo Aielli, ex titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), e per il dirigente del settore Ricostruzione privata del Comune dell’Aquila Vittorio Fabrizi.

I LAVORI DELL’EMERGENZA
 
ISOLATORI PROGETTI C.A.S.E.

Aggiornata al prossimo 10 maggio l’udienza del processo sull’utilizzazione di alcuni isolatori sismici nel progetto C.a.s.e. che, per il pm, sono difettosi tanto che, in alcuni test di laboratorio, si sono addirittura spezzati. Il processo è a carico di Gian Michele Calvi e Agostino Marioni, rispettivamente direttore dei lavori del progetto C.a.s.e. e amministratore delegato del gruppo Alga Spa. È ormai certo che questo processo andrà prescritto.

Si definirà invece tra tre giorni, venerdì 8, davanti alla Cassazione la posizione di Mauro Dolce, condannato nei primi due gradi di giudizio a 1 anno di reclusione per le stesse accuse. La sua posizione è stata stralciata dalle altre due dopo la scelta in tribunale del rito abbreviato, che sconta la pena in cambio della velocizzazione dei tempi saltando l’udienza preliminare.

BALCONI PROGETTI C.A.S.E.

Stanno per partire le richieste di rinvio a giudizio da parte del sostituto procuratore Roberta D’Avolio nell’ambito dell’inchiesta sul crollo dei balconi nel 2014 al progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo, crolli avvenuti “per difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente”. Sono 37 gli indagati con le ipotesi di reato, di crollo colposo, frode nelle pubbliche forniture, omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina, truffa e falso. La richiesta di processo non dovrebbe essere depositata per tutti loro, ma solo per 27. L’operazione portata avanti dagli agenti del Corpo forestale dello Stato dell’Aquila, del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) e della sezione di polizia Giudiziaria in servizio presso la procura, ha portato al sequestro di 800 balconi in 494 appartamenti che si trovano in 5 dei 19 insediamenti e a una singola palazzina sgomberata del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo, quella del crollo. Da valutare le implicazioni nell’inchiesta dei crolli di domenica scorsa.

"MAPPOPOLI"

Dopodomani, giovedì 7 aprile, si svolgerà la seconda udienza dibattimentale della cosiddetta “mappopoli” sulla realizzazione malfatta dei moduli abitativi provvisori (Map) tirati sul nel comune dell’Aquila. Imputato l’ex primo maresciallo dell’Esercito italiano Rocco Ragone, rimasto agli arresti domiciliari per 78 giorni nel 2013, che aveva fatto parte presso la Protezione civile della task force “Gran Sasso”, creata per la verifica dell’esecuzione dei lavori ed è accusato di corruzione, malversazione, estorsione e truffa. ‪Sul banco degli imputati anche i due tecnici Luigi Giammarino e Mario Rinvenuto. Altri cinque funzionari di ditte sono stati prosciolti in sede di udienza preliminare.

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