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INFLUENZA: RAGGIUNTO IL PICCO,
ABRUZZO TRA REGIONI PIU' COLPITE

Pubblicazione: 14 febbraio 2020 alle ore 19:26

ROMA - L'influenza comincia lentamente a mettere a letto meno persone, segnale che si sta superando il picco. 

Il numero di casi stimati in questa settimana dall'ultimo aggiornamento del bollettino di sorveglianza InfluNet, a cura dell'Istituto superiore di sanità (Iss), è di circa 763.000, per un totale dall'inizio della sorveglianza di 5.018.000. 

Ad essere colpiti sono maggiormente i bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un'incidenza pari a 38,3 casi per mille assistiti. 

Val D'Aosta, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise e Basilicata sono le regioni con il più alto numero di casi e dove l'incidenza si mantiene sopra i quindici casi per mille assistiti. 

In generale, nella fascia di età 0-4 anni l'incidenza della sindrome influenzale è risultata pari a 38,30 casi per mille assistiti, tra i 5 e i 14 anni a 28,37, nella fascia 15-64 anni a 9,76 e tra le persone di età pari o superiore a 65 anni a 4,09 casi per mille assistiti. 

Per quanto riguarda i decessi accertati per influenza (pazienti gravi transitati per i reparti di terapia intensiva prima del decesso), alla sesta settimana della sorveglianza sono stati registrati 19 morti su 98 casi gravi. 

Nell'intero periodo della sorveglianza, ossia a partire da ottobre 2019, i casi gravi registrati sono stati 118, di cui 24 deceduti. 

Durante la scorsa stagione (2018-19) il bollettino FluNews aveva riportato complessivamente 812 casi gravi di influenza, di cui 205 deceduti. In genere i pazienti che non superano le complicanze dovute alla sindrome influenzale sono persone over 75 e con almeno una malattia preesistente, come diabete, tumore, cardiopatie, malattie respiratorie croniche, obesità. 

Intanto dall'analisi dell'Iss, rimangono prevalenti i virus di tipo A (68,5%) e in particolare appartenenti al sottotipo A(H3N2). 

"Probabilmente non arriveremo agli 8 milioni di casi registrati nel 2018-19, ma oltre i 7 sicuramente sì. Ci aspettavamo qualcosa di meno, si tratta di un'attività abbastanza alta, per il terzo anno consecutivo", ha spiegato Gianni Rezza, a capo del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di sanità. Rezza ha sottolineato che ad essere più colpiti sono sempre i bambini che di fatto portano l'influenza in famiglia. 

Mentre tra gli anziani i contagi sono più bassi, "visto che hanno coperture vaccinali intorno al 53%: ancora basse ma comunque molto più alte rispetto al resto della popolazione, in cui la media è del 15%". 

"Le scuole - ha aggiunto - sono il vero fattore di amplificazione dell'epidemia e quando ci occupiamo di vaccinare gli anziani noi non facciamo una strategia di contenimento", come invece fanno in altri Paesi vaccinando i più piccoli. 

"Vaccinare gli anziani non serve a contenere il virus perché non sono loro che sostengono l'epidemia, bensì serve a prevenire in questa fascia della popolazione casi gravi e decessi".



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