INGIUSTA DETENZIONE, LETTERA
DELLA PEZZOPANE A MATTARELLA
PER RISARCIMENTO A PETRILLI

Pubblicazione: 12 novembre 2017 alle ore 19:18

Giulio Petrilli

L'AQUILA - Un adeguato risarcimento per chi, come Giulio Petrilli, ha subìto un'ingiusta detenzione. 

Questo l'appello che lancia la senatrice Stefania Pezzopane, in una lettera inviata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché si possa arrivare ad una soluzione per il caso dell'aquilano Giulio Petrilli e più in generale sul tema del risarcimento per ingiusta detenzione.

"Avevo assunto questo impegno con Giulio, mio amico da anni, dopo il sit-in davanti a Montecitorio lo scorso mese di settembre, a cui ho preso parte insieme ad altri parlamentari, a giuristi e a giornalisti. Tempo fa - ricorda la senatrice - avevo anche inviato un appello al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, per chiedere di intervenire sul tema".

"Quella di Giulio Petrilli è una storia particolare e triste - si legge nella nota inviata a Mattarella - Giulio Petrilli venne arrestato all’età di venti anni, nel pieno della giovinezza. Impegnato a sinistra con il Pdup Manifesto, studente universitario, venne prelevato alla vigilia di Natale del 1980 e detenuto per sei anni con l'accusa di partecipazione a banda armata Prima Linea.

Un’accusa che prevedeva anche la detenzione nei carceri speciali e sotto regime articolo 90, più duro dell’attuale 41 bis. I giudici d'appello del Tribunale di Milano, dopo sei anni, lo scagionarono completamente con la sentenza emessa l'otto marzo 1986 e l'assoluzione fu confermata dalla Corte di Cassazione il 25 luglio del 1989. Dopo questa durissima esperienza, Giulio ha riannodato per quanto possibile i fili della sua vita, ma non ha dimenticato l'ingiustizia subita e si è sempre impegnato per avere un equo risarcimento. Parliamo di una vita, senza giovinezza, dove nessun indennizzo lenirà le ferite, ma lo stesso sarebbe stato doveroso da parte dello Stato".

"Giulio Petrilli - viene spiegato - ha percorso tutte le strade giudiziarie possibili per vedersi riconosciuto questo diritto. Tuttavia tutte le istanze sono state respinte, in virtù del primo comma dell'articolo 314 del Codice Penale, che esclude il risarcimento in caso di dolo e colpa grave dell'imputato. Nel caso di specie, le 'cattive frequentazioni' di Petrilli avrebbero tratto in inganno gli inquirenti".

"A mio avviso - prosegue la nota - questo comma, che introduce un giudizio morale contiene elementi di anticostituzionalità e pertanto  andrebbe sottoposto al giudizio della Consulta. La privazione per ingiusta libertà deve essere risarcita. Per Enzo Tortora fu commesso lo stesso errore. Mi rivolgo a lei, Egregio Presidente, consapevole della Sua sensibilità e della Sua attenzione sul tema dei diritti, affinché si possa arrivare ad una soluzione e si possa restituire a Giulio, e ai tanti come lui che hanno subìto un'ingiustizia, una vita dignitosa".



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