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INGIUSTA DETENZIONE: PETRILLI SCRIVE A CONTE,
''SEI ANNI IN CELLA DA INNOCENTE, VOGLIO 10 MILIONI''

Pubblicazione: 06 ottobre 2019 alle ore 12:19

L'AQUILA - "Spero che il presidente del consiglio Giuseppe Conte riconosca provveda a garantire un diritto fondamentale al risarcimento per l'errore giudiziario commesso dall'allora procuratore del tribunale di Milano Armando Spataro e della corte che mi giudicò".

Lo afferma l'aquilano Giulio Petrilli, ex segretario Riofnandazione Comunista nel capoluogo, che ha inviato giorni fa una lettera al presidente del consiglio Conte, di vedersi riconosciuti dieci milioni di euro l'essere stato arrestato nel 1980 con l'accusa di partecipazione a banda armata ( Prima Linea)  e poi rilasciato nel 1986, dopo l'assoluzione in giudizio d'appello presso il tribunale di Milano. La  cassazione nel luglio 1989, ha poi confermato la sentenza di assoluzione.

"Ciò è consentito – spiega Petrilli - in base alla legge attuale sulla responsabilità civile dei magistrati ( legge numero117, del 13 aprile 1988, nel primo comma dell'articolo 4, che prevede di inoltrare il ricorso e la richiesta di risarcimento anche al presidente del consiglio dei Ministri".

"Da anni mi batto per avere giustizia sulla mia vicenda giudiziaria - ricorda Petrilli -. Uscito innocente dopo cinque anni e otto mesi di carcere, da un'accusa banda armata che prevedeva anche la detenzione nei carceri speciali e sotto regime dell'articolo 90, più duro dell'attuale 41 bis. Anni di isolamento totale, blindati dentro celle insonorizzate, senza più poter scrivere, leggere libri, anche quelli per gli studi universitari, qualche ora di tv ma solo primo e secondo canale.

"Sempre soli con un'ora d'aria al giorno, in passeggi piccoli e con le grate. Un'ora di colloquio al mese, con i parenti ma con i vetri divisori. Dodici carceri attraversati in questi lunghi anni. Ora faccio un'ulteriore richiesta di danni per l'errore giudiziario. Spero che il presidente del consiglio riconosca questo dato incontrovertibile e provveda a garantire un diritto fondamentale", conclude Petrilli.
 



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