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RICERCATORI E SINDACATI DELUSI E AMAREGGIATI, ''PARADOSSO IN CITTA' 5G''
''DA REGIONE, COMUNE E UNIVERSITA' NEPPURE UNA SOLA PAROLA''

INTECS: ADDIO ALL'ULTIMO SITO DEL POLO
ELETTRONICO, LAVORATORI CAMBIANO CITTA'

Pubblicazione: 31 dicembre 2017 alle ore 10:00

Una veduta dell'ex polo elettronico aquilano
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L'AQUILA - "Quindici giorni dopo il terremoto eravamo dentro la Intecs con i caschetti. Ad agosto tornai stabilmente in città con la mia famiglia, in una mansarda, nonostante sapessimo che saremmo andati a vivere in un contesto difficile anche a livello sociale tornammo perché pensavamo fosse qui il nostro futuro. Nonostante all'epoca cambiare città fosse più facile di ora".

Sarà un Capodanno con pochi sorrisi per Roberto Alessandroni, 52 anni e cinque figli, di cui alcuni studiano in università fuori L'Aquila con spese non indifferenti per un bilancio familiare. La sua storia, come altre, potrebbe chiudersi con un epilogo terribile: dare l'addio alla città dell'Aquila, trasferendosi altrove.

Per lui come per altri, infatti, suonano, oggi, come una beffa le parole di alcuni dirigenti della sua azienda, che hanno esortato tutti a cercarsi un impiego in un'altra città, ben 65 dipendenti dello stabilimento abruzzese della Intecs, ultimo avamposto del defunto polo elettronico aquilano.

L'azienda, che rilevò il laboratorio di ricerca e sviluppo nel 2011 dalla Compel, che pochi anni prima l'aveva acquistato dalla Siemens, ha annunciato nei giorni scorsi la chiusura della sede aquilana, anche se il licenziamento dei lavoratori è un giallo, come spiega la segretaria provinciale della Fiom Cgil, Elvira De Sanctis, anch'essa dipendente della Intecs.

"Sono circolate delle voci riportate da un dirigente, anch'esso licenziato, che ci ha fatto sapere che le lettere di licenziamento erano state spedite il 22 dicembre, ma a tutt'oggi noi non le abbiamo ancora ricevute - svela ad AbruzzoWeb - In questo momento formalmente siamo in ferie per la chiusura natalizia di tutti gli stabilimenti. A partire dal 23 abbiamo visto disattivate le caselle di posta elettronica aziendale, quindi nessuno può inviare o ricevere email aziendali. Nessuno di noi, oggi, ha però la lettera di licenziamento in mano".

Nata nel 1974, la Intecs è un'azienda di progettazione e sviluppo di sistemi elettronici high-tech nei mercati aerospazio, difesa, trasporti e telecomunicazioni. Oltre alla sede centrale di Roma, è presente a Pisa, Napoli, Milano, Torino, Genova, L’Aquila, Parigi e Tolosa. Ma la sorte nefasta è toccata solo allo stabilimento aquilano, dal quale i primi 30 dipendenti sono stati licenziati nel 2013..

"Il laboratorio di ricerca e sviluppo fu creato all'inizio degli anni Ottanta dall'Italtel", ricorda la De Sanctis, "poi con la Siemens raggiunse il massimo dell'organico, con 250 ricercatori, tutti laureati in discipline scientifiche. Al momento della vendita alla Intecs, Siemens aveva garantito una serie di commesse per tre anni, alla fine di questo periodo è cominciata la crisi. Da quel momento l'azienda ha fatto un uso massiccio degli ammortizzatori sociali; la Compel l'acquistò nel 2005, poco prima del terremoto sono iniziati i problemi. Il laboratorio da allora non è stato più in grado di autosostenersi. Nel 2011 è stato acquistato dalla Intecs, che pensava di dotarsi di competenze hardware, e che all'epoca aveva commesse importanti con Finmeccanica. Ma con la crisi di Finmeccanica sono venute meno tutte le possibilità".

"La storia di Intecs è fatta solo di licenziamenti, mai investimenti o attività, le poche attività che c'erano le ha spostate da L'Aquila verso altri siti, in particolare Roma e Napoli - ricorda con amarezza la De Sanctis - Gli anni della crisi lo sono stati anche negli altri stabilimenti, evidentemente ha deciso di portarsi l'attività in casa, e anche la strumentazione visto che avevamo a disposizione una strumentazione importante. Ha effettuato una razzia, persino le scrivanie sono state depredate nel corso degli anni, senza aver cercato un modo per far lavorare il laboratorio".

La segretaria della Fiom denuncia come l'azienda non abbia investito neppure sulla formazione del personale, che così sarebbe potuto essere dirottato su altri progetti, "nonostante abbia fatto utilizzo dei fondi della legge 102, che servivano proprio per la riconversione del personale".

Ora lavoratori e sindacati guardano al 9 gennaio, quando è stato fissato un incontro al ministero dello sviluppo economico, nel frattempo "insieme ai sindacati nazionali abbiamo chiesto all'azienda di soprassedere ai licenziamenti, ma temiamo che l'azienda non abbia la volontà di attendere".

"Ci aspettiamo che in quella sede venga fuori almeno qual è lo stato reale dell'azienda, dagli incontri che abbiamo avuto abbiamo l'impressione che non sia stata raccontata con precisione la condizione economico-finanziaria dell'azienda. Da quello che subodoriamo è molto grave. Non abbiamo le idee chiare, non sappiamo che valutazioni fare e cosa aspettarci", aggiunge la De Sanctis.

L'amarezza di lavoratori e sindacati è dovuta anche all'assenza della politica: "I fondi del 4 per cento della ricostruzione destinati allo sviluppo economico erano un elemento di attrazione, purtroppo però fino ad ora abbiamo visto che non hanno creato neppure un posto di lavoro sul nostro territorio".

La sfida, ora, è quella del ricollocamento, non impossibile secondo i sindacati, visto che "la Regione ha puntato sulla space economy e ci sono aziende che hanno fatto investimenti, è un settore che può avvalersi delle nostre competenze", dice la sindacalista.

"Non c'è volontà reale a risolvere il nostro problema, nonostante ci siano le condizioni per affrontarlo - continua - Tanto è vero che abbiamo dovuto denunciare che siamo stati lasciati soli, non abbiamo ricevuto un contatto né da parte del Comune, né dalla Regione, né dall'Università con cui avevamo un legame storico, visto che diversi studenti sono venuti a svolgere tesi da noi e molti nostri ricercatori tenevano dei corsi universitari, nessuno ha avuto una parola da spendere".

"Questo epilogo vedrà molti di noi abbandonare questa città", dice Alessandroni, "perché non offre la possibilità di ricollocarsi anche se sembra molto strano, essendo una delle quattro città che sperimenteranno il 5G. Open Fiber (azienda che realizzerà l'infrastruttura, ndr) lavorerà sulla fibra ottica che noi conosciamo da tempo, ci sembra assurdo che non si trovi una soluzione".



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