JAMMIN FOOLS: LA BAND AQUILANA DALL'ANIMA SOUL

Pubblicazione: 02 dicembre 2010 alle ore 20:00

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L'AQUILA - La passione per la musica e un amore particolare per il soul condito con qualche sfumatura funky.

È questo che unisce i “Jammin fools”, band aquilana composta dai tre fratelli Trombetta Johnny (tastiere) Nello (chitarra) e Massimo (batteria), e da Antonello Di Matteo (basso) e Claudia Ferella (voce).

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Un gruppo nato quattro anni fa, quando, dopo prove poco pretenziose fatte nel garage di casa, due dei fratelli Trombetta e Antonello decidono di fondare un gruppo insieme, idea che poi sposa anche Johnny, che già proviene da esperienze musicali importanti, come Workshop, Akab, Bluesheaven e Mamò.

La decisione viene presa durante una festa, in cui i quattro suonano un po’ per scherzo, un po’ per passare la serata in allegria. Però, perché non farlo sul serio? Ai tre si aggiunge la voce di Miriam Foresti e la chitarra di Augusto Marra, che nel 2007 però abbandonano il gruppo per seguire altre strade.

Un momentaneo stop, che riprende a dicembre dello stesso anno quando a dare nuova carica al gruppo approda Claudia, la “piccola” del gruppo, che poco più che ventenne arriva per mettere un po’ di pepe tra gli altri componenti della band, mediamente più grandi di lei di quasi vent’anni.

“Gli altri mi chiamano ‘turbi’, perché dicono che sono turbolenta”, dice Claudia, che si fa portavoce del gruppo.

Innanzitutto, da cosa deriva il nome “Jammin fools”?

Appena nati si chiamavano “Jamman fools”.  Jamman nasceva mettendo insieme le iniziali dei componenti del gruppo di allora, “fools” invece è un richiamo alla canzone ”Chain of fools”di Aretha Franklin. Quando il gruppo si è rinnovato, il nome è cambiato in “jammin”, che richiama un po’ il verbo “jammare”, neologismo che significa “improvvisare”.

Come ti sei trovata a entrare in un gruppo già formato, e per di più composto da soli uomini molto più grandi di te?

Tra noi si è subito creato un grande feeling, tanto che li considero una seconda famiglia. Per loro sono ‘turbi’, mentre io li chiamo i miei ‘jammin zii’.

Sia umanamente che musicalmente ci troviamo bene insieme, anche se a volte ci scontriamo sulla scelta del repertorio. Hanno comunque vent’anni più di me, quindi sono legati a un tipo di musica più datato, mentre io a volte spingo per la novità, per suonare pezzi anche più pop.

Fate essenzialmente cover. Quali sono gli artisti che prediligete?

I grandi artisti della musica nera e dintorni: dal Soul degli anni 60-70 di Marvin Gaye, James Brown, Aretha Franklin e Steve Wonder, agli autori più recenti dell'area funky, acid jazz come gli Incognito, Dirotta su Cuba, Prince, fino all'R&B dei giorni nostri, tipo Amy Winehouse, Anastacia, Joss Stone, Alicia Keys, Giorgia, Estelle.

Io, personalmente, adoro Aretha Franklin quindi canto con passione tutte le sue canzoni, specialmente “Chain of fools” e “Think”, che suoniamo spesso. Gli altri adorano James Brown, infatti di solito chiudiamo le nostre esibizioni con “I feel good”.

A proposito di esibizioni, quel è una che particolarmente rimasta nel cuore?

Una tra le più emozionanti è stata quella del maggio dell’anno scorso in un locale a Paganica. Avevamo suonato in quel pub il 4 aprile del 2009, due giorni prima de terremoto. Un mese e mezzo dopo, il locale ha riaperto invitandoci a suonare per la serata. È stato davvero emozionante.

Un’altra esperienza importante è stato il concerto a Tione di Trento, sempre l’anno scorso. In occasione del 140esimo anniversario del Corpo dei Vigili del Fuoco, il Comitato per l’Abruzzo di Trento ha organizzato una serata per raccogliere fondi per il terremoto e ci hanno invitato per suonare.

Torniamo alla vostra musica. Non avete voglia di fare pezzi vostri?

Sì, infatti proprio in questo periodo stiamo scrivendo dei brani nostri, in particolare io e Johnny stiamo lavorando ai testi, in inglese naturalmente, perché le canzoni soul cantate in italiano non si possono sentire (ride).

L’esigenza nasce dal fatto che a volte, nello scegliere la scaletta per un’esibizione, avresti voglia di un determinato pezzo, che esprima una particolare emozione, ma non lo trovi. Lì ti rendi conto che devi esprimerti con i tuoi pezzi, con la tua musica.

Qualche anticipazione?

Non posso dire molto. Una chicca che vi svelo è che c’è un brano che Johnny ha scritto dopo l’ispirazione che gli è venuta sull’Empire State Building a New York . Io ho scritto invece un pezzo autobiografico.

Quindi nei progetti futuri c’è quello di un album tutto vostro…

Sì, è quello che ci auguriamo. Per il momento ci siamo fermati con le esibizioni e ci stiamo concentrando totalmente sui nuovi pezzi, chiusi nella saletta nostra prove.



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