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L'ALTA VALLE DELL'ATERNO TERREMOTATA,
RICOSTRUZIONE FERMA E SARACINESCHE GIU'

Pubblicazione: 01 febbraio 2018 alle ore 07:00

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MONTEREALE - Ricostruzione post-sisma al palo oramai da oltre 8 anni.

Paesi che si spopolano.

I pochi, eroici negozianti rimasti sul fronte costretti uno dopo l’altro ad abbassare le saracinesche. Paesani che abitano in città che non possono più tornare nei fine settimana.

Turisti spariti e burocrazia che crea il deserto.

Sventola la bandiera bianca a Montereale (L'Aquila) e nelle sue tante frazioni nel cuore dell’alta valle dell’Aterno, colpite duramente dal sisma del 2009 e poi da quello di Amatrice (Rieti) nell’agosto 2016 e dalle scosse del gennaio 2017.

Con i cantieri fermi o mai partiti a soffrire sono in particolare i piccoli commerciati di paese, sull’orlo di una crisi di nervi.

Nel sisma del Centro Italia, a differenza di quello del 2009, le tasse sospese sono state restituite cash e al 100 per cento a dicembre 2017.

E a breve si dovranno pagare anche le utenze.

“I miei incassi sono crollati, perché il paese si è svuotato. Per ora si tira avanti, ma qui non si vede un futuro”, commenta ad Abruzzoweb Cinzia Loggi, la farmacista.

Anche se lei è relativamente fortunata: tutto intorno nell’ultimo anno a Montereale e nei paesi limitrofi hanno chiuso tre macellerie, tre negozi di alimentari, tre bar caffè, un negozio di abbigliamento, una frutteria, una profumeria, un negozio di elettronica e un albergo.

Dal 18 gennaio 2017 è stata poi chiusa la residenza per anziani che ospitava 60 pazienti.

In alcuni paesini l’ufficio postale è aperto un giorno solo a settimana, le classi delle scuole elementari sono composte da 6 o 7 alunni.

“Non c’è purtroppo nulla di cui stupirsi  spiega la Loggi - qui dal terremoto nel 2009 i cantieri sono partiti in pochissimi aggregati, e anche in quelli si sono fermato tutto con quello del 2017, visto che è stato necessario rifare sopralluoghi e la valutazione del danno. E nel frattempo nessuno ci sta davvero aiutando”.

Alle attività che a fatica sono rimaste aperte è stata offerta la possibilità di accedere a mutui agevolati per il pagamento delle imposte, le cui rate dovranno essere rimborsate tra due anni: ma in assenza di una politica progettuale che rilanci il lavoro e l’economia, nonché la volontà di continuare ad abitare in questi territori, tra due o anche tre anni in pochi credono che le cose cambieranno in meglio.

E le piccole imprese, se ancora per miracolo aperte, si troveranno forse insolventi con gli istituti che hanno concesso il mutuo.

"La possibilità di accedere agli aiuti - fa poi osservare la Loggi - è stata calcolata in base al calo del fatturato rispetto all’agosto 2016, che era uno dei pochi mesi in cui qui si incassava. Non sono stati presi in considerazione gli ulteriori effetti economici sull’economia del sisma del gennaio 2017. Abbiamo chiesto di rivedere i parametri, ma nessuno ci ha dato retta".

Inefficaci, in queste lande terremotate, sono anche le misure tanto sbandierate dei finanziamenti fondi del 4 per cento della ricostruzione del 2009 stornati per il rilancio economico e produttivo.

Dall’Alta Valle dell’Aterno erano stati messi a punto progetti per oltre 2 milioni, ma la nuova emergenza sismica del 2016 e 2017 ha mutato lo scenario e in molti hanno rinunciato, perché il bando prevede un finanziamento a fondo perduto dell’80 per cento con tetto massimo fissato a 200 mila euro e con l’Iva a carico del beneficiario.

Ovvero, su un finanziamento di 250 mila euro, il beneficiario deve mettercene circa 100 mila e impegnarsi, pena la restituzione del finanziamento, a far decollare il progetto entro 180 giorni.

Un rischio troppo grosso per un territorio desertificato e dove non si vedono più turisti.

Respinta anche in questo caso la proposta di allungare i termini di avvio del progetto, da 180 giorni a 5 anni, o dare la possibilità di ricalibrarlo.

Per consentire il ritorno degli oriundi, vitali per l’economia del territorio, era stata poi avanzata la richiesta di modificare le norme urbanistiche, per avere la possibilità di poter collocare, a fianco alle case inagibili, piccole abitazioni in legno, per consentire a tutte queste persone di poter tornare spesso.

Moduli rigorosamente removibili e che vanno smantellati non appena sarà ricostruita la vera abitazione. 

La possibilità di realizzare "casette fai da te" era stata concessa anche dopo il terremoto del 2009 nel territorio comunale dell’Aquila, cosa che ha dato la stura ad abusi di ogni tipo, con centinaia di costruzioni abusive o realizzate da chi non era terremotato.

Nell’Alta Valle dell’Aterno la struttura commissariale del governo è stata invece inflessibile, ma per l'opposto: niente casette.

Con il risultato, però, che i paesi resteranno vuoti chissà ancora per quanti anni.



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