L'AQUILA: 450 CANI OSPITATI DA CUCCE FELICI,
'MOLTI AVVELENAMENTI, SI DEVE DENUNCIARE'

Pubblicazione: 20 marzo 2017 alle ore 07:03

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L’AQUILA -  "Non esiste all'Aquila alcun censimento preciso dei cani randagi, un fenomeno che sta subendo delle fasi alterne a cui cerchiamo di porre rimedio come possiamo. Noi della Lega del cane, comunque, stiamo facendo il possibile per dare un tetto a tutti i quattrozampe senza casa".

"Vivo qui da trent'anni e da sempre mi occupo di tutela del cane - racconta ad AbruzzoWeb Caterina Bonati Fagioli, vice presidente della sezione aquilana Sono, in molti casi, vittime indifese della mano dell’uomo. Il randagio è sempre e comunque frutto dell’abbandono, si vede subito da tante piccole cose, anche per quelli che definiamo ‘randagi di seconda generazione’".

Caterina si occupa con una serie di volontari della gestione del Rifugio Cucce felici, insieme alla Lndc dell’Aquila. Una struttura che si trova nella frazione di Paganica e, a oggi, ospita circa 450 cani abbandonati. Lì dal 1991 si lavora con impegno e dedizione per arginare il problema del randagismo.

Da gennaio 2013 inoltre, la Lega del cane ha dato vita al Nogez (Nucleo operativo di guardie eco zoofile) della provincia dell’Aquila.

"Su tutto il territorio provinciale, il gruppo si occupa della prevenzione e repressione delle infrazioni di leggi e regolamenti relativi alla protezione degli animali, alla difesa del patrimonio zootecnico e alla tutela dell’ambiente - spiega la promotrice - È difficilissimo trovare una famiglia adottiva per tutti. Trattandosi di zone montane, abbiamo soprattutto cani di taglia medio grande: pastori incrociati, cani da caccia o da tartufo che non sono appetibili".

La Bonati spiega meglio la dinamica che porta a far diventare la scelta di accogliere in casa un fedele amico a quattro zampe più una moda che un atto d’amore.

"Il post-terremoto del 2009, con la conseguente esigenza abitativa, ha costretto molti a lasciare i propri cani - ricorda - Capiamo benissimo, ma la questione è comunque delicata: si prende spesso un cane per la bellezza o la purezza della razza senza pensare che ce ne sono tantissimi, in tutta Italia, che necessitano di trovare una casa, dal momento che canili e rifugi sono pieni".

Nell’Aquilano, specie nelle zone di campagna, è frequente trovare un animale a guardia di un’abitazione, ma come ribadisce la Bonati spesso è soprattutto una decisione dettata dall’utilità.

"Dalla caccia alla passione per i tartufi, agli allevamenti, passando per la semplice guardia, la tradizione agricola prevede la presenza di un fidato quattrozampe, nel tempo la questione ha cambiato faccia - obietta - Adesso si prende un cagnolino per compagnia, lo si sceglie in base a canoni estetici e in alcuni casi lo si abbiglia come un essere umano".

"'Non posso prendere un cane grande perché non ho un giardino': questo si sente spesso dire, non sapendo che anche alcuni cani di razza piccola hanno esigenze di spazi e di aria aperta imprescindibili - svela - Faccio un esempio, il jack russel, cane diciamo da appartamento per le dimensioni, bellissimo tra l'altro e molto affettuoso, ma che ha bisogno di correre e di stare all’aria aperta".

Per la Bonati, "chiuderlo esclusivamente in un appartamento, senza tenere conto delle sue esigenze etologiche, non è una cosa positiva: anzi a essere onesti, è una vera crudeltà. O ancora la moda del chiwawa, di piccole dimensioni - prosegue - ma inadatto alle temperature aquilane, tra l'altro a dispetto delle dimensioni, necessita di moltissime attenzioni ed è, nonostante la piccola mole, un cane molto forte".

Si deve parlare, quindi, di cultura prima ancora di parlare di razza. "L'adozione dev'essere un gesto consapevole, prima di decidersi a prendere un cane si deve sapere bene che cosa comporta, perché tenerlo è una responsabilità nei confronti di un altro essere vivente e comporta degli impegni".

Legato al randagismo c’è anche il fenomeno dell’ibridazione, ovvero degli incroci con animali ‘selvatici’ quali possono essere i lupi.

"È un fenomeno di cui si sta occupando l’Ente Parco Gran Sasso-Laga da circa 2 anni con una serie di sterilizzazioni preventive - spiega ancora - L’ibridazione è pericolosa per il futuro del lupo, per il mantenimento delle specificità dell’animale. Non si tratta di una specie pericolosa, il cane inselvatichito, che sia ibrido o meno, è un cane che non ha avuto contatti con l'uomo e di solito non si fa avvicinare e non è più pericoloso di un cane non educato come si deve dal proprio padrone".

Altra annosa questione che preoccupa e affligge tutti coloro che si occupano a vario titolo di animali è l’avvelenamento. "Il problema c’è sempre stato, si parla di delinquenza qualunque sia la motivazione alla base", taglia corto la volontaria.

Sul tema AbruzzoWeb ha ascoltato anche la testimonianza di Pierluigi Imperiale, Direttore del servizio veterinario sanità animale.

"Nella provincia parliamo di una casistica di circa 100 casi l’anno, di cui 20 solo nell’Aquilano - riferisce - Dalle classiche polpette, alla fantasia diabolica dell’uomo che ha avvelenato in alcuni casi con l’antigelo, l’ultima ‘novità’. Parliamo purtroppo di un fenomeno molto triste e che non vede una fine".

"Gli avvelenamenti accidentali nelle zone montane avvengono anche a causa delle esche messe per i lupi o altri animali selvatici - prosegue Imperiale - L’episodio più urbano e classico è quello del vicino di casa infastidito dal cane o ancora, e sono in aumento, il maniaco compulsivo che lo ripete sempre per delle turbe mentali: i cosiddetti avvelenamenti metodici di interesse".

In taluni casi è possibile salvare la vita al proprio amico a quattro zampe, ma bisogna essere tempestivi, come spiega meglio il dottore.

"Nel caso di avvelenamento da stricnina, che dà le convulsioni, si possono usare dei barbiturici, ma c’è bisogno del medico - avverte - Anche per avvelenamenti blandi dei chelanti come l’albume d’uovo è sempre meglio rivolgersi a un esperto".

"Esistono delle leggi che vietano di fare del male agli animali come alle persone in questa maniera - incalza la Bonati - In alcuni casi sono le lotte tra cacciatori e tartufai, in altri le insofferenze di gente che dice che ci sono troppi animali in giro".

In ogni caso, il consiglio è quello di denunciare, sempre e in ogni caso. "Vero che non sempre si trovano gli autori, così facendo comunque si dà una mano a chi è addetto alla bonifica delle zone dove vengono tese queste trappole, ma soprattutto anche a noi che ci occupiamo di tutela dell’animale, di stilare una casistica".

La Lega si sostiene con gli aiuti del Comune dell’Aquila ma, ovviamente, le necessità sono molteplici, il rifugio è aperto tutte la mattine, dalle 10 a mezzogiorno, anche i festivi e ogni aiuto come spiega in conclusione la Bonati è sempre ben accetto.

"Soprattutto per provvedere al cibo e a fornire dei ripari adeguati, anche l’opera dei volontari per noi è davvero preziosa".

La Lega del Cane di L’Aquila Cucce felici ha un sito internet www.cuccefelici.com e una pagina Facebook (http://www.facebook.com/cuccefelici).

Per informazioni di ogni tipo, tra cui le adozioni è possibile contattare il numero 329/9064589 oppure all’indirizzo mail [email protected]



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