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IL PRIMARIO: ''AL SAN SALVATORE OLTRE MILLE RICOVERI L'ANNO E 50 MILA PRESTAZIONI ESTERNE. TANTE SODDISFAZIONI MA ANCHE SACRIFICI''

L'AQUILA: A CAPO DEL REPARTO CARDIOLOGIA, CICOGNA, ''TRA CARRIERA E FAMIGLIA''

Pubblicazione: 30 settembre 2018 alle ore 14:30

L'ingresso dell'ospedale dell'Aquila
di

L'AQUILA - "Lavorare in terapia intensiva non è facile quando hai dei figli a cui badare ma, per fortuna, le cose stanno cambiando".

La dottoressa Sabrina Cicogna, 62 anni, primario di Cardiologia al San Salvatore dell'Aquila e capo Dipartimento medico provinciale della Asl, racconta ad AbruzzoWeb la storia di una carriera fatta di sacrifici ma vissuta con passione.

La cardiologia, disciplina ritenuta per tradizione prevalentemente maschile, in questi anni vive una fase più "rosa", specialmente in Italia e nel resto d'Europa, dove tra i cardiologi interventisti il 10 per cento sono donne, mentre negli Stati Uniti solo 4,5 per cento.

All'Aquila, invece, il reparto di Cardiologia è composto per il 60 per cento di donne, a dispetto della media nazionale.

Spunto per l'intervista alla dottoressa Cicogna è il recente riconoscimento del Convegno internazionale C3 "Complex Cardiovascular Catheter Therapeutic", tenutosi in Florida, e che ha celebrato il contributo che le donne in Cardiologia Interventistica individuando le migliori esperte mondiali, della dottoressa Tiziana Claudia Aranzulla, della Cardiologia Interventistica dell'ospedale Mauriziano di Torino, ritenuta una delle 10 migliori al mondo.

"Non ho mai fatto una distinzione tra sessi né tantomeno posso dire di aver subito discriminazioni - afferma la dottoressa Cicogna -. Semplicemente una donna, per tanti motivi, ha responsabilità diverse rispetto ad un uomo e, tra queste, la famiglia gioca un ruolo fondamentale. Oggi però le cose si sono sicuramente evolute e anche gli uomini sono più predisposti a venire incontro alle esigenze delle compagne o delle colleghe".

Cicogna, che ha due figli, è cresciuta ed ha studiato all'Aquila e, sempre qui, ha continuato a dedicarsi alla sua professione, diventando primario di Cardiologia nel 1999. "Il numero di donne nel nostro reparto ha già praticamente superato quello degli uomini: ce ne sono 5 che rappresentano, a conti fatti, il 60 per cento del totale".

Sono oltre mille i ricoveri che vengono effettuati in reparto ogni anno all'Aquila, circa 50 mila le prestazioni esterne e di consulenza, a parte un calo fisiologico dovuto alla tragedia del terremoto del 2009, nel 2012 si è rientrati nei parametri.

"E' evidente che rispetto a qualche anno fa la situazione è cambiata - spiega Cicogna -. Basti pensare che nel sistema pubblico le donne si laureano più degli uomini. Però, ci tengo a precisarlo, non ho mai fatto una questione di genere. Con i colleghi ho sempre avuto un ottimo rapporto e ho avuto la fortuna di lavorare sempre con persone corrette. Ti accorgi di cominciare a santire la pressione quando oltre alle 36 ore settimanali di terapia intensiva e la reperibilità perenne, sai anche di avere dell'altro lavoro da sbrigare a casa e sono praticamente due vite in una. Penso che sia l'unica cosa che abbia distinto i due generi fino ad oggi. Ma le soluzioni ora si trovano".

"Bisogna avere il fegato di reggere i turni e la famiglia - osserva la cardiologa -. Io l'ho fatto, ma solo per passione. Non so se lo rifarei ma posso senz'altro consigliare, a chi avesse intenzione di intraprendere questo percorso, di farlo solo se si ha una forte passione. Solo così si riesce a sopportare lo stress e a superare le difficoltà. E queste si presentano in qualunque lavoro se si è donne, ovviamente non riguarda solo l'ambito medico. La verità è che una donna per portare avanti una carriera, qualunque essa sia, ha più ostacoli da superare. Nel mio mestiere, invece, ciò che accomuna donne e uomini è l'eccessivo carico di responsabilità, spesso fuori da ogni tipo di proporzione. Ma appunto per questo, chiarisco, è quasi una vocazione, diversamente sarebbe impensabile".

"E' una vita fatta di sacrifici e, se non riesci a gestire la pressione, qualcosa rischi di perderla durante il cammino - riconosce -. Qualcosa però sta già cambiando e mi auguro che le giovani colleghe trovino un tessuto sociale meno ostile che le porti ad innamorarsi giorno dopo giorno di questa professione senza subire il peso di ulteriori responsabilità".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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