CIALENTE: ''ORA FUORI I NOMI. IO NON HO MAI TELEFONATO PER TANCREDI''
L'EX ASSESSORE: ˝IL SINDACO CHIESE A NOI CONSIGLIERI DI TROVARE LE DITTE''

L'AQUILA AL TEMPO DEI PUNTELLAMENTI:
DI GREGORIO, DITTE IN UFFICIO CON POLITICI

Pubblicazione: 21 aprile 2015 alle ore 21:22

Il puntellamento piu' noto e discusso, quella della scuola elementare De Amicis (non coinvolto nell'inchiesta)
di

L’AQUILA - “Diciamo molto sinceramente che, fin dall’inizio, la maggior parte delle ditte veniva accompagnata da qualcuno in ufficio a qualificarsi perché penso che sia un modo di fare quasi naturale, magari per ispirare più fiducia, non lo so”.

Racconta così la L’Aquila ai tempi dei puntellamenti, lo scorso 21 gennaio (ironicamente nel giorno di Sant'Agnese, patrona delle malelingue), Mario Di Gregorio, ex dirigente del settore Ricostruzione del Comune dell’Aquila, accompagnato dal proprio legale Stefano Rossi.

Dichiarazioni spontanee in relazione a presunte pressioni da lui ricevute dalla politica per gli affidamenti delle opere di messa in sicurezza, 200 milioni di euro del solo Comune, 500 contando anche gli altri enti. Affidamenti sfociati poi nell’operazione “Do ut des” della squadra mobile del capoluogo.

Sono 8 gli indagati che rischiano il processo, tra i quali lo stesso Di Gregorio, gli ex assessori di centrosinistra Roberto Riga e Vladimiro Placidi e l’ex assessore di centrodestra Pierluigi Tancredi.

Di Gregorio parla dinanzi al pm David Mancini che, insieme ad Antonietta Picardi, segue la delicata inchiesta.

Oltre a raccontare quelle che non chiama pressioni ma indicazioni, Di Gregorio cita anche una telefonata del sindaco per raccomandargli di seguire le indicazioni di Tancredi: circostanza, questa smentita dal primo cittadino in una nota e nelle dichiarazioni ad AbruzzoWeb.

DI GREGORIO: “INDICAZIONI ALLA LUCE DEL SOLE”

“Non è che erano pressioni - prosegue - ma erano proprio delle indicazioni, cioè le ditte venivano quasi sempre, se non sempre, accompagnate da qualcuno o qualche consigliere o assessore o precedute da una qualche telefonata insomma”.

Di Gregorio non vedeva in questa procedura qualcosa di illegittimo, almeno all’epoca.

“Quando noi stavamo al Torrione, alla sede dell’Ance, c’era fin dalle otto di mattina una fila che arrivava fino alla questura [...] Insieme a queste persone poi c’erano pure i consiglieri assessori che facevano questa altra attività, quindi era proprio una cosa alla luce del giorno nel senso che centinaia di persone vedevano queste cose”, racconta agli inquirenti.

LA TELEFONATA DEL SINDACO

La deposizione si sposta anche sulla figura di Tancredi. “Sì c’era qualcuno più presente, rispetto agli altri per la funzione che svolgeva, per esempio il consigliere Tancredi era molto presente, perché aveva questa delega da parte del sindaco di curare i puntellamenti, per cui lui stava lì”.

Poi il ricordo di una telefonata fatta “credo del sindaco a me che diceva: ‘Guarda Mario, Tancredi ti affiancherà in questa cosa perché è una persona esperta, diciamo smaliziata’, siccome questa è un’attività molto pericolosa perché noi fin da subito registrammo il fatto che era un’attività pericolosa e quindi diciamo che tutti quanti la facevano con una certa tensione, me compreso, nel senso che sarebbe stata sicuramente attenzionata da voi, cioè dalla Procura [...] io proposi che fossimo affiancati anche di una personalità che veniva fuori dal Tribunale in questa attività”.

PUNTELLAMENTI IN BASE AL PREFETTO

Sempre da quanto dichiarato da Di Gregorio, tuttavia, i puntellamenti furono assegnati in tempi rapidi rispetto a una sorta di white list stilata dalla prefettura.

“Spacchettammo la città in diversi lotti, in diversi aggregati abbastanza grandi, e facemmo gli affidamenti - spiega - In primis rispettando l’elenco che ci mandava il prefetto, quindi diciamo che era un elenco di ditte che avevano la qualificazione e la classifica per fare lavori fino a un certo importo”.

Il dirigente comunale ammette che “un po’ a occhio, a naso, cercavamo di individuare quale fosse l’entità del lavoro da svolgere su ognuno di quegli aggregati e facevamo gli affidamenti che abbiamo fatto più o meno contestualmente, cioè chiamando le ditte per telefono. Quindi - continua - facemmo gli affidamenti quasi subito, diciamo nel giro di un mese e mezzo il grosso era affidato”.

Le segnalazioni, comunque, non mancavano. “Diciamo che non c’era pericolo di sbagliare, nel senso di fare un affidamento a una ditta che non avesse... Come posso dire, una persona amica al Comune, perché tutti ce l’avevano”, assicura al pm.

“Tancredi probabilmente non aveva ben chiaro questo aspetto, cioè che i puntellamenti non è che venivano affidati uno a uno perché veramente per me sarebbe stata la fine in quel caso perché sarebbe stato un crescendo di sollecitazioni eccetera che poi sarebbe esploso in qualche maniera - ribadisce ancora Di Gregorio - Invece gli affidamenti erano già tutti fatti e quindi, anche le ditte diciamo che potevano essere più amiche sue, avevano avuto, perché presenti in quell’elenco, la loro parte di puntellamenti”.

LA NOMINA DI TANCREDI

Un passaggio a parte merita la nomina di Tancredi come consigliere delegato del sindaco Cialente, pur appartenente a una parte avversa politicamente, il centrodestra.

Il pm domanda “se tutti quanti avessero dato per scontato che non potevano i politici locali farsi i fatti loro invece di venire a perorare l’impresa X o Y, tanto lo sapevano”.

“Esatto - risponde Di Gregorio - proprio per questo il sindaco mi disse, allora essendo Tancredi una persona molto sveglia e capace e con esperienza, affiancati a lui e senti anche i suoi consigli. Dopo di che Tancredi venne effettivamente nominato dal sindaco, poi rimosso formalmente a seguito di una specie di rivolta, restando in qualche maniera presente”.

Alla domanda specifica del pm, Di Gregorio ricorda le segnalazioni di Tancredi “sicuramente con Mancini per esempio, con Dipe, Opera pure... principalmente queste tre”.

Sulla posizione di Steda Di Gregorio spiega che l’indagato Lago “venne non ricordo se accompagnato da Tancredi o da Riolo o da tutti e due, sinceramente non me lo ricordo. Sicuramente non venne da solo. E io gli spiegai esattamente questo: ‘Guarda, gli affidamenti e i puntellamenti sono finiti, sono già tutti dati, adesso stanno a fare i lavori”. Alberto Orsini

CIALENTE: "MAI PARLATO AL TELEFONO DI TANCREDI"

"Un quadro 'penoso', per usare il termine del pubblico ministero, che ignoravo completamente. Se ci sono stati consiglieri e assessori che hanno fatto pressione, che hanno accompagnato imprenditori interessati a fare i puntellamenti post-sisma escano fuori i nomi e cognomi. Io però non ho mai parlato di Pierluigi Tancredi con l’ex dirigente Mario Di Gregorio”.

Sono le parole del sindaco Massimo Cialente, raccolte da AbruzzoWeb, a commento delle dichiarazioni dall’ex dirigente del settore Ricostruzione Di Gregorio 21 nell'ambito dell'inchiesta Do un des, su presunte tangenti nell’affidamento degli appalti post-sisma.

“Smentisco assolutamente - afferma Cialente - di aver mai parlato di Tancredi con l'ingegner Di Gregorio che, infatti, testualmente, nella sua deposizione spontanea, afferma, a proposito di una telefonata ricevuta “credo del sindaco a me che diceva”; così come ricostruendo i fatti posso smentire che Tancredi abbia avuto incarichi nella fase in cui si avviarono i puntellamenti”.

La nomina di Tancredi, sottolinea poi Cialente, fu fatta su pressioni dell’assessore Roberto Riga che, spiega, "mi richiamava l’enorme carico di lavoro al quale una Giunta a ranghi ridottissimi non riusciva a far fronte, e riferendomi che il consigliere Tancredi s’era offerto per aiutare l’amministrazione, forte anche della sua esperienza di ex presidente del Consorzio dei Beni culturali, dopo molti tentennamenti, intorno al 14 o al 15 di giugno, se non il 16, in quella confusione l’atto da me firmato nel cortile della scuola di San Francesco non fu mai protocollato, lo incaricai esclusivamente come consigliere delegato a “'supporto e raccordo, nell’ambito di azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città dell’Aquila'”.

“Un grave errore politico - ammette oggi Cialente - che giustifico solo con lo stato di confusione che regnava in quei giorni e soprattutto di affanno per tutto ciò che non si riusciva a seguire e che pagai duramente, per i pesantissimi attacchi da parte di tutti i partiti e degli esponenti politici della mia maggioranza, nonché da parte di quasi 900 cittadini che, avuto il mio numero di cellulare, mi inondarono, per un’intera notte che passai insonne, di proteste e anche di insulti”.

E infatti il giorno successivo, sabato 20 giugno 2009 il consigliere Tancredi si è dimesso dall’incarico. “Chiamai Tancredi - ricorda ancora Cialente - e gli dissi: ‘Pierluì non pensavo che la città avesse un giudizio così negativo su di te. E lui si dimise”.

Cialente poi ribadisce di non ricordare “di aver mai parlato con Di Gregorio di puntellamenti, e di non aver mai usato il termine ‘smaliziato’. Gli ho solo detto di seguire le indicazioni del prefetto e vice commissario alla ricostruzione Franco Gabrielli, che, d'accordo con Ance, Cna e Confapi, aveva predisposto una lista di ditte a cui affidare i lavori”.

“Mi sembra strano - spiega Cialente - che il sindaco non venisse a sapere di queste pressioni. Io posso giurare sul mio onore, che mi sono assolutamente fidato di Mario Di Gregorio, e che tutta l'operazione fosse stata trasparente, così come deciso dal prefetto Gabrielli”. Filippo Tronca

LA NOTA DI CIALENTE

E nella nota stampa del Comune vengono poi ripercorse le date e il assaggi delicatissimi relativi ai al gestione in regime di emergenza degli appalti dei puntellamenti.

“Abbiamo sempre avuto ben presente - scrive il sindaco - che si trattava di un percorso irto di pericoli e foriero, comunque, di pesanti polemiche e sospetti. Ce ne siamo fatti carico solo per senso di responsabilità nei confronti della Città e del suo patrimonio edilizio; uno dei tanti momenti incredibili e difficili della terribile vicenda della gestione del post sisma che non sembra mai finire”.

“Non seguii in prima persona - prosegue Cialente - per mancanza materiale di tempo, in quei giorni, la discussione che sapevo essere seguita da Gabrielli, dai vice commissario Bernardo De Bernardinis e Luciano Marchetti, dal commissario alla “messa in sicurezza, verifica dell’agibilità e demolizioni degli edifici pubblici e privati, ingegner Sergio Basti, dai presidenti delle associazioni di categoria Ance, Api Industria e successivamente Confartigianato e Confesercenti della Provincia e, per il Comune dell’Aquila, dall’ingegner Di Gregorio”.

“Il tavolo firmò tre verbali d’intesa, rispettivamente in data 16, 19 e 6 agosto 2009. Il Comune dell’Aquila, è presente in quella del 16 giugno con Di Gregorio ed il consigliere Tancredi appena delegato; dal solo Di Gregorio, in data 19 giugno; da me e da Di Gregorio in data 6 agosto - prosegue ancora - Il percorso era molto difficile. Nel verbale d’intesa, si afferma, all'articolo 1 che “tenuto conto del carattere di estrema urgenza delle opere provvisionali, da realizzare per la messa in sicurezza degli immobili del centro storico dell’Aquila, che non consente nessun ulteriore indugio, Ance e Api (Confartigianato il 19 giugno, Confesercenti il 6 Agosto) si impegnano a stilare un elenco di ditte di seria competenza a cui demandare, in via prioritaria, la realizzazione delle opere provvisionali da eseguire nel centro storico dell’Aquila”.

"Nell'articolo 2 del verbale, le parti concordavano di adottare il preziario del provveditorato alle Opere Pubbliche, delle Regioni Lazio- Abruzzo- Sardegna, ridotto del 10 per cento - elenca il sindaco - All’articolo 3, il verbale di intesa, fissava tre punti: che le ditte sarebbero state individuate attingendo agli elenchi predisposti dalle Associazioni dei Costruttori, che si sarebbe operato per isolati al fine di evitare sovrapposizioni ed interferenze tra ditte diverse sulle strade interessate dai cantieri, che l’affidamento dei lavori, vista l’estrema urgenza, sarebbe avvenuto per chiamata diretta”.

"Questo punto, al quale si era purtroppo costretti, vista l’estrema urgenza di intervenire, sin dall’inizio preoccupò gravemente sia me che la Giunta e lo stesso ing. Di Gregorio. Era complicato fare a chiamata diretta, peraltro per eseguire opere prive di un preciso computo metrico - continua - Alla fine, il centro storico dell’Aquila, fu ripartito in 160 isolati che videro lavorare oltre 80 imprese".

“Le date dei primi puntellamenti, sono le seguenti: 14 maggio (prima della firma dell’intesa ) in località Coppito, per estrema urgenza per rischio crolli in via Duca degli Abruzzi, incarico al Consorzio Stabile Tottea. tutti gli altri incarichi di puntellamento partono dal 22 giugno 2009 quando il consigliere Tancredi non aveva più alcun ruolo e si susseguono i primi quattro incarichi il 24, 25 e 26 giugno, e poi, in modo sempre più “travolgente”, a partire dal mese di luglio. Dunque, sin dal primo incarico di puntellamenti, il consigliere non aveva più nessuna delega, era un semplice consigliere capo gruppo di opposizione. L’assessore Riga, inoltre, non aveva la delega alla messa in sicurezza e alla ricostruzione privata”, conclude.

TANCREDI: "CIALENTE CHIESE DI TROVARE LE DITTE"

“Ricordo bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi”.

Scarica la patata bollente delle segnalazioni sul sindaco Massimo Cialente, l’ex assessore comunale di centrodestra dell’Aquila Pierluigi Tancredi, indagato nell’inchiesta “Do ut des” e tirato in ballo come segnalatore di ditte, non certo l’unico, dalle dichiarazioni di un altro indagato, l’ex dirigente del settore Ricostruzione Mario Di Gregorio.

“Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa - scrive in una nota Tancredi - È lo stesso ing. Di Gregorio, infatti, a precisare, in risposta a una specifica domanda, che gli affidamenti alla ditta Mancini non furono effettuati per un mio intervento ma solo ed esclusivamente perché la stessa, tra le ditte presenti nell’elenco inviato dalla prefettura, era quella con maggiori requisiti”.

Quanto alla sua discussa nomina come consigliere delegato dal sindaco ai Beni culturali, “detto incarico non faceva e non poteva fare alcun cenno ai puntellamenti, ma riguardava il ‘pregiatissimo patrimonio artistico della Città dell’Aquila’. Quindi un incarico per il quale avrei dovuto riferire in Consiglio comunale lo stato in cui si trovava il patrimonio artistico della Città e non, quindi, gli immobili da puntellare”, conclude.

LA NOTA COMPLETA

Dopo mesi di silenzio per la correttezza dovuta a chi svolgeva le indagini su quanto riportato nell’articolo di oggi, Istituzioni nelle quali ho sempre riposto la massima fiducia, sento la necessità di precisare alcuni fatti che, a mio modo di vedere, non corrispondono a verità.

Non spetta certo a me il compito di difendere la politica, atteso, peraltro che ne sono definitivamente uscito ormai da quasi cinque anni.

Mi preme ricordare, infatti, che le mie dimissioni da consigliere comunale risalgono al 17 agosto 2010. Ma non era solo la politica, intesa come sindaco, consiglieri e assessori, che in quel drammatico momento si interessava alle attività di messa in sicurezza degli immobili danneggiati.

Si muoveva, anche e soprattutto, un mondo di imprenditori, professionisti, proprietari e amministratori di stabili, oltre a varia umanità che non sempre, per non dire quasi mai, avevano bisogno di essere accompagnati negli uffici della ricostruzione, avendo già rapporti con chi aveva in quel momento il delicato incarico di tenere in piedi una città estremamente danneggiata.

Ricordo bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi. E questo sì che poteva essere considerato un compito proprio della politica, non dovendoci necessariamente vedere lati oscuri che, se ci sono stati, è compito della Magistratura individuare.

Per quanto mi riguarda, ho sempre riconosciuto all’ing. Mario Di Gregorio il coraggio di portare avanti un compito così importante per la città e nello stesso tempo così rischioso, ma credo che anche lui ricordi bene, così come lo ricordo bene io, che le presentazioni di imprese interessate gli arrivavano dagli ambienti più disparati.

Fermo restando che l’Ordinanza demandava a lui, solo ed esclusivamente a lui, il potere di conferire gli incarichi per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati dal sisma.

Ciò premesso, vengo ai fatti. Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa.

Ed è lo stesso Di Gregorio ad affermarlo nella sua deposizione, quando sostiene che ero in rapporti con i titolari di un paio di imprese. Una dichiarazione, peraltro, vera solo a metà.

In realtà, dopo tanti anni di amministrazione pubblica, ero in rapporti con molti titolari di imprese e non solo edilizie. Rapporti personali fatti di conoscenza e in qualche caso di amicizia. Ma non li ho mai accompagnati dall’ing. Di Gregorio. Non era quello il mio compito e sfido chiunque ad affermare e provare il contrario.

È lo stesso ing. Di Gregorio, infatti, a precisare, in risposta a una specifica domanda, che gli affidamenti alla ditta Mancini non furono effettuati per un mio intervento ma solo ed esclusivamente perché la stessa, tra le ditte presenti nell’elenco inviato dalla prefettura, era quella con maggiori requisiti.

Quindi l’esatto contrario di ciò che viene riferito nell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano il Messaggero. Senza mettere in dubbio la buona fede del giornalista, l’auspicio è che possa fare una lettura più attenta ed accurata delle dichiarazioni dell’ing. Di Gregorio, attenendosi alla verità oggettiva di quanto dichiarato.

A tal proposito, vorrei precisare quanto segue: ricordo bene che i lavori di messa in sicurezza affidati alla ditta Dipe furono assegnati mediante gara d’appalto, peraltro gestita dai funzionari dell’ufficio Ricostruzione.

E allora, se le ditte hanno ricevuto incarichi nella massima legalità e trasparenza, perché sollevare sospetti? Solo fumo da gettare su questa inchiesta? A che scopo mi chiedo ed a vantaggio di chi?

Peraltro, a quei tempi, la Steda - una delle imprese citate nell’articolo - non la conoscevo neppure e nemmeno era tra le ditte iscritte all’Ance dell’Aquila. Dunque, non era nella condizione prevista per poter ricevere incarichi di mesa in sicurezza.

Infatti, come risulta dagli atti dell’inchiesta “Do ut des”, ho conosciuto Lago, titolare della Steda, solo alla fine del mese di agosto 2009, quindi molto dopo essermi dimesso dall’incarico conferitomi dal sindaco. Un incarico sul quale vorrei fare chiarezza una volta per tutte dato che tutti lo citano ma, evidentemente, nessuno lo ha letto con attenzione.

Detto incarico non faceva e non poteva fare alcun cenno ai puntellamenti, ma riguardava il “pregiatissimo patrimonio artistico della Città dell’Aquila”. Quindi un incarico per il quale avrei dovuto riferire in Consiglio comunale lo stato in cui si trovava il patrimonio artistico della Città e non, quindi, gli immobili da puntellare.

Peraltro, la legge vieta espressamente la possibilità di conferire incarichi esecutivi a consiglieri comunali ma consente per essi solo compiti di presa visione per poi riferire in Consiglio. Ed è esattamente quello che il sindaco afferma in data 19 Giugno 2009 in un’intervista rilasciata a un noto quotidiano online.

Preciso solo, per opportuna memoria, che solo due giorni dopo, il 21 giugno, io rimettevo l’incarico nelle mani del sindaco. Non sono a conoscenza della telefonata riferita dall’ing. Di Gregorio. Certo che se il sindaco l’avesse fatta davvero, mi onorerebbe la stima riposta nella mia persona rispetto a fatti che, come lo stesso ing. Di Gregorio afferma, prima o poi sarebbero passati al vaglio della magistratura.

Significherebbe che egli riponeva fiducia nelle mie capacità e nella mia correttezza. Stento però a credere che il sindaco abbia potuto fare una così grande confusione tra verifica dello stato del patrimonio artistico della città, che ben mi si attagliava vista la mia esperienza quale ex assessore alla Cultura e presidente del Consorzio dei Beni culturali, e i puntellamenti che, evidentemente, avrebbero richiesto una professionalità che io non possiedo.

Oggi il sindaco afferma che quello fu un grave errore politico. Ieri non la pensava così. Probabilmente a indurlo a fare un repentino dietrofront fu la reazione di esponenti della sua maggioranza cha ambivano al ruolo affidatomi.

Posso capire la logica politica di una tale dichiarazione ma la contraddizione è talmente evidente che si commenta da sola.

Non mi risulta, infine, l’affermazione dell’ing. Di Gregorio su un mio presunto interesse alla liquidazione di lavori eseguiti, per la semplice ragione che, quando il Comune iniziò a liquidare i lavori di messa in sicurezza, io non mi recavo più negli uffici comunali da parecchio tempo.

Temo che l’ingegnere mi confonda con altri e posso capirlo data la gran mole di sollecitazioni che quotidianamente riceveva.

Preciso inoltre che dopo aver rassegnato le dimissioni dall’incarico conferitomi dal sindaco a seguito degli sms contrari alla mia nomina pervenuti allo stesso, ribadisco, ben orchestrati da chi aveva un interesse politico a quel ruolo, non mi sono più recato negli uffici comunali se non per riunioni di Consiglio comunale o di commissioni consiliari, fino alle mie dimissioni giunte poco dopo.

E quando ho deciso di svolgere un’attività in qualche modo collegata alla ricostruzione della città ho sentito il dovere di dimettermi dalla carica di consigliere ben prima che l’allora ministro Barca fosse costretto a emanare una legge per costringere chi aveva un ruolo pubblico e era professionalmente impegnato nella ricostruzione, a scegliere tra i due ruoli ritenuti incompatibili.



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