L'AQUILA: ARRIVA IL PRIMO CORSO PER GIOVANI DJ,
CLAUDIO SPAGNOLI ''RIDIAMO VALORE A QUESTA FIGURA''

Pubblicazione: 15 ottobre 2017 alle ore 09:15

Claudio Spagnoli
di

L’AQUILA - Vivere di musica, seguire i propri sogni, la propria passione, con i giusti strumenti e un buon bagaglio di esperienza e tecnica, sapersi adattare alle nuove tecnologie, ripercorrendo l’evoluzione negli anni, ridonare valore a una figura professionale, sempre più in crisi, quella del Dj.

Con questo spirito lo storico disc jockey aquilano, Claudio Spagnoli, 51 anni, ha deciso di istituire un corso per la nuova generazione.

“Da 7 anni a questa parte c’è stata un’inflazione incredibile di questo mestiere e, inevitabilmente, si è abbassata la qualità sia sul piano musicale che tecnico, probabilmente anche dovuto al fatto che le discoteche hanno fatto il loro ciclo e, a parte qualche rara eccezione, per esempio nelle zone di mare, questo tipo di locale andrà a morire", spiega ad AbruzzoWeb Spagnoli.

"Le disco sono state sostituite quasi totalmente dai festival che, invece, hanno subito un incremento esponenziale di appassionati e visitatori, chi vuole vivere di musica con cuffie e console deve sapersi adeguare”.

IL CORSO

Lo scopo del corso è proprio quello di ridonare forza alla figura del Dj, che nonostante sia inflazionata, ha subito un forte calo a livello di qualità e rischia di scomparire nell’oblio. Il corso è organizzato dalla “Jamrock Records”, un’associazione culturale aquilana, nata come tentativo di aggregazione di ogni forma di espressione musicale e nasce grazie ad un progetto condiviso insieme al gruppo dell’Aquila “Dabadub Sound System”, con  Marco Alloggia, detto Marcolino e Francesco Raffaele, Ju Frenz.

“Parlando con loro, qualche mese fa, è nata l’idea di istituire un corso, il primo all’Aquila, per i ragazzi che si cimentano a fare i Dj, un corso aperto a tutti, che si dividerà in due - aggiunge - un corso base per chi non ha mai utilizzato una console e uno avanzato, dedicato a quei giovani che già suonano, ma vorrebbero migliorare la tecnica”. Si partirà da lezioni teoriche, per far entrare le nuove leve a 360 gradi nel mestiere: si discuterà di come è nata questa figura professionale, l’evoluzione che ha subito, fino ad arrivare a lezioni pratiche, la cui durata varierà tra i due e tre mesi, “dipenderà tutto dalla quantità di iscritti e dalla capacità che avranno nell’apprendimento”.

“Il corso partirà il 6 novembre - specifica il Dj aquilano - già abbiamo 5-6 iscritti, contiamo di arrivare a 15-20 persone al massimo, le classi si faranno in base alla loro preparazione e ne saranno 4 di massimo 4-5 persone, per seguirli al meglio”.

Ci sarà anche una sezione, all’interno delle ore di lezione, dedicata allo scratch, che verrà curata da Dj Kone. “A fine corso, più o meno a metà gennaio 2018, si farà una serata di gala in un locale, ancora da definire; in quell’occasione i migliori 5, preselezionati alla Jamrock durante il corso, si esibiranno in un sfida e a giudicarli ci saranno, presumibilmente, Stefano Cattivera e altri Dj che si esibiscono a Pinacoteca, uno tra i locali più in voga del momento all’Aquila - prosegue - Per i primi tre classificati ci saranno dei premi offerti dagli sponsor”.

“Per la selezione, dalla quale io mi asterrò, non si esamineranno soltanto musica e tecnica, ma soprattutto l'atteggiamento del ragazzo dietro la console, il carisma e l'abbigliamento, questo perché bisogna trasmettere al pubblico”.

L’EVOLUZIONE DELLA FIGURA DEL DJ ALL’AQUILA

“Ho iniziato più di 34 anni fa, era l’82, lavoravo nella regia di una radio locale Onda Zero, l’anno seguente sono passato a Radio Amica, sempre in regia, al tempo lo speaker era Vanni Biordi, la prima volta in discoteca era al ‘ForYou’ a San Demetrio e da lì è iniziata la mia carriera che mi ha portato, poi, a suonare in tutte le discoteche aquilane: Roxy, Koala, Mythos, Studio 81, Gretagarbo, Guernica, Funny di Rocca di Mezzo, Magoo di Adolfo Scimia - ricorda Spagnoli - Nel 1995 ho avuto un’esperienza oltreoceano: mi sono sposato e trasferito in Venezuela dove ho lavorato per qualche anno, ma poi sono tornato all’Aquila”.

Nessuna scuola di musica per il Dj aquilano, nessun corso o maestro: “Sono stato un autodidatta e si vedeva - scherza - quando riascolto una cassetta di vent’anni fa mi metto le mani nei capelli, ma la curiosità e la passione mi hanno fatto crescere; il problema di oggi è che, questi ragazzi, a volte lo fanno per una mera questione di protagonismo, non per passione e questo è fortemente negativo, il rischio è che perdano la via e nella mia carriera di gente che si è persa per strada ne ho vista davvero tanta, hanno bisogno di una guida”.

Dai giradischi ai controller, passando per i cd, e una serie di strumenti super tecnologici, il mondo della musica da discoteca, ha subito un’evoluzione parallela a quella della tecnologia, non sempre in positivo secondo Spagnoli: “Non è più come una volta, se è vero che tutti i nuovi strumenti semplificano il lavoro, è altrettanto vero che tutti pensano di poterlo e saperlo fare, non è così”.

Durante le esibizioni, infatti, un Dj deve avere anche un’ottima capacità di comprendere il pubblico: capire che musica vuole ascoltare, se si sta annoiando e se di conseguenza “correggere il tiro”.

“Quando ho iniziato questo mestiere bisognava saper fare tutto il lavoro per la messa a tempo, che era manuale - ricorda - una tecnica per la quale adesso basta una buona console con il tasto ‘sync’, un bottone che sincronizza due o più canzoni alla stessa velocità metronomica, non serve più una particolare maestria, ma alcune cose la macchina, per quanto innovativa, non può dartela: passione, sensibilità, orecchio, sapienza e genuinità”.

Tra i colleghi che hanno condiviso la stessa passione, Spagnoli cita: Fausto Tatone, Enrico Di Paolo, Ruggero Grieco, Pierluigi Fracassi e Marco Carosone, pochi rispetto al numero che si ha oggi.

“All’Aquila, ma la tendenza è nazionale, ci sono più Dj che pubblico, questo perché tutti si improvvisano del mestiere, magari chiedendo in regalo costosissime console ai genitori, pensando che lo strumento faccia un buon Dj - sottolinea - Nulla di più sbagliato: questo abbassa la qualità della musica e i prezzi; una concorrenza a cui non riusciamo stare dietro, solitamente i giovani Dj scaricano musica gratis dai siti pirata, noi invece la compriamo e inevitabilmente il prezzo sale”.

Il tutto si traduce in un ribasso incredibile della professionalità e dell’esperienza di chi fa questo lavoro. “I giovani spesso si ‘prostituiscono’ pur di stare dietro a una console, nel senso che chiedono cifre molto basse, 30-40 euro, o addirittura lo fanno gratis, magari pensando alla notorietà di questa figura, a volte mitizzata, in maniera errata", aggiunge Spagnoli.

"In passato non esisteva tutto questo, per esempio io, Ruggero Grieco, Pierluigi Fracassi, Enrico Di Paolo, detto “il Guru”, partivamo verso ‘Disco più’ di Riccione o ‘Disco In’ di Modena, per comprare i dischi, quello faceva la differenza, oggi l’ultima hit la trovi su un sito pirata, regna un’anarchia totale che uccide ogni settore che opera nel mondo della musica, e  secondo me questo porterà alla scomparsa di questa figura professionale”.

DOPO IL TERREMOTO DEL 6 APRILE 2009

Uno scenario che è andato peggiorando dopo il sisma del 2009: “All’Aquila rispetto ai miei tempi d’oro, ’89-‘96, non c’è quasi più nulla: prima c’era il giovedì universitario, tra l’altro quello aquilano era molto famoso, il venerdì per gente più adulta e selezionata, il sabato sera e la domenica pomeriggio per i più piccoli - spiega - Dopo il terremoto del 2009 si è stravolto tutto, il popolo della notte è stato decimato, tanti locali hanno aperto, ma non c’è più la tradizione musicale di prima, non essendoci una regolamentazione, tutti hanno potuto mettere una console, a prescindere dalla grandezza del locale ed ecco che le discoteche, già decimate da altri elementi, sono morte”.

E poi un altro punto dolente: la crisi che ha investito il Paese negli ultimi anni: “Fino a qualche anno fa, nel capoluogo abruzzese, c’erano il Bliss, il Be One, il Cinema Rex, il Guernica, il Novecentodieci, ma con la crisi le persone hanno preferito non pagare gli ingressi e magari farsi la classica ‘tazza’ in centro con 5 euro”.

“I tempi sono cambiati, oggi non puoi fare i conti con niente, è tutto relativo - conclude Spagnoli - viviamo alla giornata, non è più possibile seguire un filo logico”.



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