RICOSTRUZIONE: PROCURA CONTESTA CORRUZIONE E TURBATIVA D'ASTA; NEL
MIRINO TEATRO COMUNALE, MURA, TORRE SANTO STEFANO E VARIE CHIESE

L'AQUILA: CHIUSE INDAGINI APPALTI MIBACT, SI
AGGRAVA POSIZIONE PER PARTE 26 INDAGATI

Pubblicazione: 22 maggio 2018 alle ore 21:18

L'AQUILA - La Procura della Repubblica dell'Aquila ha chiuso le indagini, condotte dai Carabinieri, a carico di imprenditori e funzionari del ministero Beni culturali e della Soprintendenza, nell'ambito dell'inchiesta su presunte mazzette negli appalti per la ricostruzione di alcune chiese nell’Aquilano e a Sulmona, oltre che del teatro comunale dell’Aquila.

Aumenta il numero degli appalti finiti nel mirino e si aggravano le posizioni di alcuni dei 26 indagati: infatti, il complesso e voluminoso approfondimento sui documenti e sui riscontri avviato nel luglio dello scorso anno, all'epoca della clamorosa vicenda giudiziaria, avrebbe dimostrato che il metodo di far vincere imprese amiche dietro corresponsione di danaro a funzionari pubblici sarebbe stato utilizzato anche per altre gare bandite dallo stesso Mibact.

E' prossima, secondo quanto si è appreso, la richiesta di rinvio a giudizio che dovrà formulare il pm Simonetta Ciccarelli.

Nell'avviso di conclusione delle indagini notificato in questi giorni, sono stati contestati capi di imputazione più gravi: le ipotesi di reato, non per tutti i 26 accusati, vanno dal falso all’abuso d’ufficio, dalla turbativa d’asta fino alla corruzione.

Per altri, le contestazioni sono state ridimensionate. In particolare sono cadute diverse accuse per il giovane tecnico Giancarlo Di Vincenzo, il quale resta indagato per una sola ipotesi di reato. Nell'indagine anche il padre, Berardino, alto dirigente del Mibact in pensione.

Per nove persone il pm Simonetta Ciccarelli ha chiesto l'archiviazione: si tratta di Italo Albani, Giancarlo Boscaino, Claudia Castagnoli, Fabio Cacciari, Aldo Del Cane, Federica Di Vincenzo, Gianluca Marcantonio, Francesco Montazzoli, Wladimiro Placidi.

Gli edifici finiti nel mirino sono la chiesa di Santa Maria Assunta a Tione degli Abruzzi (L'Aquila), la chiesa di San Domenico a Sulmona (l'Aquila), la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga (L'Aquila), la Badia di Sulmona, Mura civiche dell'Aquila (tratto piazza Duca degli Abruzzi - Porta Branconia),  dell'Aquila (mura civiche), Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila), la chiesa di San Sisto all'Aquila, il teatro comunale dell’Aquila e la chiesa di San Biagio a Cappadocia (L'Aquila).

L'operazione "L'importante è partecipare", nata dalle intercettazioni emerse dall'inchiesta della procura aquilana sugli appalti della Regione, ha portato all'arresto ai domiciliari di dieci persone e a cinque interdizioni dal'esercizio della professione.

Le nuove accuse. Per quanto riguarda l’appalto la per chiesa di Tione sono indagati per falso Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia, Valerio Agostinelli, rispettivamente nelle vesti di Rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico: dalle carte emerge che sarebbe stata fatta una perizia di variante affermando falsamente la scoperta di opere non previste, al solo scopo di consentire alla ditta il recupero del ribasso d’asta per 150mila euro.

Lo stesso tipo di condotta ci sarebbe stata per i lavori alla chiesa di San Domenico a Sulmona. Sono indagati per falso il Rup Giorgio Aldo Pezzi, Berardino Olivieri, direttore dei lavori, l’imprenditore Lancia e il perito Agostinelli.

Anche in questo caso ci sarebbe stata una perizia discutibile per consentire di gonfiare i costi e far recuperare alla ditta il ribasso d’asta di 95mila euro.

Il pm, inoltre, contesta la corruzione a Piccinini e Lancia sempre in riferimento ai lavori nella chiesa di San Domenico di Sulmona. Secondo l'accusa, Piccinini, mettendo al servizio di Lancia il suo ufficio, "dietro compenso di somme", riusciva a ottenere ancora una volta il recupero del ribasso d’asta.

Stesso "trucchetto", stando alla carte dell'accusa, per l'intervento nella chiesa di San Salvatore a Civitaretenga.

Il pm, in relazione a queste vicende, ipotizza dazioni di somme ma in forma generica. La Procura ipotizza la corruzione anche per l’ex segretario generale del Mibact Di Vincenzo, il figlio Giancarlo e gli imprenditori Graziantonio e Antonio Loiudice in relazione ai restauri per la Badia di Sulmona. Di Vincenzo, dietro la promessa di affidamenti di lavori al figlio, si sarebbe accordato per attestare falsamente la necessità di lavorazioni impreviste per un importo di 45mila euro: il fatto sarebbe avvenuto il giorno prima del pensionamento di Di Vincenzo che dopo avrebbe anche assunto l'incarico, a titolo gratuito, di consulente del presidente della Regione, Luciano D'Alfonso.

Viene contestato, inoltre, il falso e l’abuso per ulteriori lavori di riqualificazione di Piazza Duca degli Abruzzi- Porta Branconia, un tratto delle mura civiche all'Aquila. Il pm accusa Berardino Di Vincenzo, Claudio Finarelli (Rup), il funzionario Lionello Piccinini e gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini, "già aggiudicatari lecitamente dell’appalto di 192mila euro", per l’affidamento, senza gara, di lavori complementari. In tal modo sarebbe stato attribuito a Penzi e Piccinini un ingiusto vantaggio patrimoniale.

Per il rifacimento della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio si parla ancora di corruzione: Finarelli, Piccinini e Di Vincenzo, nelle vesti di dipendenti pubblici e Finarelli e Piccinini, anche in quelli di componenti della commissione aggiudicatrice dei lavori, avrebbero ricevuto da Giampiero Fracassa, dell’omonima azienda, la somma di 40mila euro, quale compenso per l’aggiudicazione dei lavori per 800mila euro.

Le fatiche degli investigativi hanno riguardato soprattutto il Teatro comunale. I dirigenti Berardino Di Vincenzo e Lionello Piccinini sono indagati con gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, che già avevano dei lavori per i restauri, per l’affidamento, senza gara, di nuovi interventi complementari per la somma di 970 mila euro. Il pm contesta il falso a Piccinini, Marcello Marchetti e Alessandra Del Cane, rispettivamente direttore dei lavori e vice, e agli imprenditori Leonardo Santoro, Vito Giuseppe Giustino, ai tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza e Michele Buzzerio, di aver fatto redigere una perizia di adeguamento dei lavori non necessaria, ed ancora a Fuzio e Pazienza l'incompatibilità.

Altri falsi sono stati contestati agli stessi Piccinini, Marchetti, Del Cane, Santoro, Giustino, Fuzio, Pazienza, Buzzerio e ad altri due indagati, Antonio Zavarella e Pasquale Marenna.

Nei loro vari ruoli, in relazione ai lavori di restauro, avrebbero fatto firmare con retrodatazione, per questo l'accusa di falso, da novembre 2016 a febbraio dello stesso anno, una perizia geologica non prevista al momento del deposito del progetto.

Inoltre, è emerso che Zavarella, presidente della commissione di collaudo, è stato ufficialmente consulente della Internazionale, impresa vincitrice dell'appalto, che sta tutt'ora portando avanti l'intervento di ristrutturazione del Teatro comunale. (b.s.)



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