L'AQUILA, COMUNITA' ISLAMICA CHIEDE NUOVA
MOSCHEA, FDI, ''SOLO DOPO PARERE CITTADINI''

Pubblicazione: 08 giugno 2018 alle ore 06:30

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L’AQUILA - Anche all’Aquila, e precisamente nella zona est, potrebbe nascere una moschea come quelle edificate nelle grandi città, grazie ai contributi previsti da una legge regionale di trent'anni fa.

Ad avanzare la richiesta al Comune dell’Aquila, Aljii Mirsadin, 47enne di origine macedone, componente del tavolo interreligioso della Prefettura dell'Aquila e presidente dell'associazione Xhamia Drita, che rappresenta la comunità islamica albanese nel capoluogo e Djemaledin Andulai, anch'egli macedone, Imam della comunità musulmana del territorio comunale.

“Abbiamo fatto una richiesta ufficiale all'amministrazione comunale, il 22 maggio scorso, in cui chiediamo la concessione dei contributi, in base alla legge regionale numero 29 del 1988, per la realizzazione di una moschea all'Aquila”, conferma ad AbruzzoWeb Mirsadin.

L'articolo 5 della legge "prevede che i comuni abruzzesi debbano corrispondere alle istituzioni religiose un'aliquota pari al 10 per cento delle somme incassate grazie alle opere di urbanizzazione secondaria".

Nel documento, inviato al settore Rigenerazione urbana del Comune, in particolare si legge: “Premesso che la Drita rappresenta circa 500 famiglie e che costituisce la più grande comunità nel territorio comunale, chiediamo la concessione di un'area idonea destinata a servizi religiosi nella zona est della città, o, in mancanza, l'adeguamento entro 6 mesi dello strumento urbanistico, così come previsto dall’articolo 4 della legge regionale”.

Una richiesta “assolutamente lecita”, per la comunità islamica aquilana, ma destinata a sollevare polemiche in città.

“Siamo coscienti che qualcuno potrebbe non vedere di buon occhio questa nostra richiesta, il problema è sempre lo stesso: il pregiudizio verso una cultura ancora poco conosciuta e che si tende ad accostare a radicalismi che di islamico non hanno nulla. Bisogna insegnare ai propri figli a non temere ciò che non si conosce, a non aver paura di persone con un’altra fede, solo così si potrà finalmente parlare di una vera integrazione”, aggiunge il presidente dell’associazione, che ci tiene a precisare di essere “a tutti gli effetti un cittadino aquilano”.

“Io sono all’Aquila da trent’anni, come del resto molti miei connazionali, ho il passaporto dal 2005, lavoro nel capoluogo abruzzese dal 1990, insomma, perché non dovrebbero accettare la nostra istanza? Del resto lo prevede la legge, non sono farneticazioni, è una questione di diritto e poi all’Aquila ci sarebbe la prima moschea d’Abruzzo”.

Dal 17 dicembre 2012, in realtà, c’è già un luogo di culto, ospitato in un capannone industriale preso in affitto dall'associazione nella frazione di Bazzano, ma “non si tratta di una vera e propria moschea, chiamarla così è un errore, perché è la sede del Centro culturale islamico Xhamia Drita, è stato adibito a luogo di culto, ma non nasce come tale”, sottolinea Mirsadin.

Infine, ci sono numerose difficoltà che la comunità musulmana locale si trova a dover affrontare: “Siamo in forte crescita, lo spazio è sempre di meno, poi con il caldo d’estate e il freddo d’inverno abbiamo problemi: pregare dentro un capannone quando, sia fuori che dentro, la temperatura supera i 30 gradi non è certo l’ideale, anche per questo la nostra è una richiesta più che lecita”.

REAZIONI

"Nessun nuovo centro islamico all'Aquila se non sono garantite regole e legalità", è quanto scrive in una nota Michele Malafoglia, portavoce cittadino di Fratelli d'Italia, che aggiunge, "Le cosiddette 'associazioni di promozione sociale' sono divenute il lasciapassare per collocare luoghi di culto anche laddove la destinazione d’uso degli immobili non lo consentirebbe. Chiediamo quindi che si attivino i controlli degli statuti delle associazioni in questione e che questi siano conformi alla legge, ma soprattutto che chi si vigili sulla coerenza delle attività che si svolgono dentro a queste strutture rispetto alle norme urbanistiche".



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