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L'AQUILA: CRISI LAVORO, DA CALL CENTER PROPOSTA PER AUMENTO OCCUPAZIONE

Pubblicazione: 22 febbraio 2017 alle ore 12:00

L'AQUILA - Assemblea pubblica sabato mattina all'Aquila per fare il punto sulla situazione dei call center, con particolare riferimento alla commessa Inps-Inail-Equitalia che rischia di perdere 560 posti di lavoro, e proporre soluzioni, come l'utilizzo di una"parte rilevante dei fondi per lo sviluppo del Cratere sismico" per rispondere alla dura crisi occupazionale del capoluogo d'Abruzzo post-sisma. 

L'assemblea, convocata dall'associazione [email protected] per L'Aquila nata all'interno del call center Inps-Inail-Equitalia, sarà all'Auditorium del Parco (Renzo Piano), dalle ore 10.30.

"Il tema dello sviluppo e dell'occupazione all'Aquila è oggi drammaticamente urgente. Non c’è più tempo da perdere. Per creare nuove occasioni di lavoro, non solo nel nostro settore, dobbiamo innanzitutto tutelare quello esistente", si legge in una nota dell'associazione.

Nell'assemblea verranno illustrate le proposte operative immediate per raggiungere la garanzia della continuità occupazionale (senza interruzione) anche in caso di subentro di nuova azienda negli appalti pubblici e privati dei servizi di Contact Center con la  corretta applicazione della legge e degli accordi sindacali sulla clausola sociale. 

"Inoltre - spiega l'associazione - dimostreremo, norme e conti alla mano, quanti 'nostri' soldi si buttino per sostituire gli attuali addetti e finanziare di fatto il profitto delle aziende appaltatrici, rimanendo con lo stesso numero di occupati, quando va bene. Questo sta accadendo in Italia non rispettando la legge: all'Aquila non deve accadere".

Non solo. 

L'associazione spinge per una proposta di Accordo quadro territoriale da applicare nei Contact Center aquilani, "cosa prevista dalla legge", con "l'utilizzo di una parte rilevante dei 240 milioni residui ad oggi dei Fondi per lo Sviluppo del cratere sismico esclusivamente per la salvaguardia dell'occupazione esistente e tassativamente per nuove assunzioni. Basta finanziamenti alle imprese che non creano nuova occupazione. Sono le istituzioni locali e nazionali che possono e devono farlo".



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