L'AQUILA, DA MILLE A 300 I NEGOZI IN CENTRO
''CONTRIBUZIONI INPS MAI COSI' BASSE DAL '45''

Pubblicazione: 30 dicembre 2017 alle ore 08:00

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L'AQUILA - Appena 300 attività commerciali, a fronte delle mille presenti al 6 aprile 2009, torneranno nel breve periodo nel centro storico dell'Aquila, mentre solo il 50 per cento dei commercianti versa attualmente le contribuzioni all'Inps.

È la drammatica fotografia scattata dalla Confcommercio regionale in una città schiacciata tra la crisi generalizzata e quella dovuta alle conseguenze a medio e lungo termine del terremoto.

"Oggi abbiamo una sessantina di esercizi in centro storico, prevedibilmente torneranno a essere 300 - dice ad AbruzzoWeb il direttore abruzzese dell'organizzazione di categoria, Celso Cioni - È evidente che molti non tornano perché 9 anni sono lunghi e perché riaprire, per chi si è ricollocato altrove, significherebbe ricominciare daccapo. Ancora una volta!".

La crisi del commercio, quella vera, emerge anche da un altro dato di cui Confcommercio è in possesso: "Non sono mai stati così pochi i commercianti che versano all'Inps, cioè non pagano i contributi per loro stessi: dal 1945 la contribuzione non è mai stata così bassa, siamo al 50 per cento - dice Cioni - Se arrivi a non pagare la pensione per te stesso vuol dire che la difficoltà è drammatica. È un doppio shock, quello del 2009 e quello della crisi che nel nostro territorio non è finita. L'aumento del Pil è dovuto alle nuove assunzioni da parte delle imprese del Nord, ma qui, dove la grande industria non c'è, gli effetti della ripresa non ci sono".

"Tutti quelli che hanno trasferito la propria attività in periferia, o nei centri commerciali, hanno dovuto fronteggiare un nuovo avviamento, si sono ricreati una nuova nicchia di mercato e ora temono di non riuscire a replicare la clientela con un nuovo trasferimento in centro storico", spiega.

Cioni indica, poi, alcune delle principali criticità che caratterizzano il centro storico, impedendone la ripresa economica e la rivitalizzazione: "Ci auguriamo che rifiorisca, ma non è semplice in assenza di parcheggi, perché quelli che ci sono attualmente sono insufficienti e sarebbe stato opportuno, oltre che più semplice in fase di programmazione e cantierizzazione, realizzarne di nuovi. Servono parcheggi e attori pubblici", si lamenta.

"Secondo uno studio condotto da 600 architetti, che presentammo nel 2010 - ricorda il direttore Confcommercio - prima del terremoto abitavano in centro circa 10 mila persone, mentre secondo una stima durante il giorno c'era la presenza di 30-40 mila persone. Si andava in centro per gli uffici, i servizi, le scuole e l'università, era un sistema che si autoalimentava quotidianamente inducendo all'acquisto d'impulso. Se vedi una camicia in vetrina entri e la compri, è questo quello che manca oggi al commercio".

Quello studio, neanche a dirlo, "è rimasto nei cassetti, nonostante suggerimmo di lavorare in funzione di quel rilevamento".

La priorità, per Cioni, "sarebbe dovuta essere la ricostituzione degli attrattori. La preoccupazione oggi è che, nonostante la motivazione e l'ambizione di tanti che vogliono e stanno tornando in centro - ammette - se il mercato non si riavvia rischiamo grosso. Stavolta si rischia più dell'immediato post-terremoto, quando pochi pionieri si reinsediarono".

Il centro storico dell'Aquila, d'altra parte, era "un tessuto sedimentato nei secoli per cui ci vorranno decenni per ricostituirlo come un tempo".



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