LO STORICO COMMERCIANTE DI ABBIGLIAMENTO PARLA DEL SUO POST-SISMA
''IL CENTRO E LA VITA DI PRIMA MANCANO A TUTTI, CITTA' SALVA CON I GIOVANI''

L'AQUILA DI TONINO MANZI E' ANCORA VIVA
''PRIMA DI MORIRE, RIAPRO A VIA VERDI''

Pubblicazione: 10 agosto 2014 alle ore 10:04

L'incrocio tra via Verdi e corso Vittorio Emanuele a L'Aquila
di

L’AQUILA - Un po’ di luce comincia, molto lentamente, a rivedersi nel centro storico dell’Aquila. 

Qualche palazzo torna a un mix di antico e rinnovato splendore, tornano pure le firme dei writers che imbrattano implacabili i muri nuovi nuovi. E i cantieri continuano a muoversi grazie a vecchi stanziamenti, in attesa che il grosso dei fondi venga sbloccato per la parte pesante della ricostruzione post-sisma. 

A macchia di leopardo e con tutti gli intoppi del caso, insomma, L’Aquila tenta di riprendersi ciò che il sisma di cinque anni le fa aveva portato via con violenza.

Tra mille difficoltà e tanta, tanta polvere, vuole riprendersi almeno uno dei suoi ‘gioielli’ anche Antonio Manzi, titolare degli storici negozi di abbigliamento, un tempo incastonati proprio in centro storico - Manzi Uomo, Manzi Donna e Trend - prima che il terremoto, come ha fatto con quasi tutte le ‘anime’ commerciali, lo costringesse alla periferia.

"Entro la fine di quest’anno - dice Manzi ad AbruzzoWeb - il negozio di via Verdi (gli altri due sono ancora incerottati tra via Patini, via Marrelli e piazza Duomo, ndr), dovrebbe essere pronto, peccato che dovrò ricomprare tutto l’arredamento. La ditta che si è occupata dei lavori di messa in sicurezza lo ha addirittura tagliato con la motosega, segno di un’inciviltà che io definisco vandalica. Tutta roba ormai da gettare nel fuoco".

"Il mio sogno è riaprire prima di morire - dice poi con forza ‘Tonino', fresco 79enne, nel commercio fin da quando era un ragazzino - vorrei rivivere almeno un pezzo di centro storico rimesso a nuovo, ma con tutto quello che c’è intorno, col caos dei lavori, che ci torno a fare? Certo, se si riuscisse a ripristinare l’area, diciamo l’asse centrale del centro storico, sarebbe tutto molto diverso, avrebbe senso".

"Purtroppo, per gli altri due ‘gioielli’ in piazza bisognerà aspettare. I lavori sono in alto mare, non sono ancora cominciati, si è scelto di dare priorità all’altro della piazza, dove c’è l’ex palazzo delle Poste che diventerà un albergo".

In periferia, d’altra parte, bisognerà restarci ancora per un bel po’. Cinque anni e poco più sono passati. Altri sono lì, all’orizzonte.

"Cinque anni difficili - il giudizio del commerciante - una vita completamente diversa rispetto alla solita. La mattina presto L’Aquila sembra ormai uno di quei buchi da dove escono le formiche che corrono in direzioni diverse. Si è perso il punto di riferimento centrale, questo è successo all’Aquila e a noi aquilani".

Nel senso che ci si è persi di vista, sono cambiate bruscamente abitudini consolidate, forse a tratti noiose, i rapporti sociali hanno perduto un bel po’ di forza. L’uso obbligato dell’automobile per spostarsi da un punto all’altro della città, ha fatto, inevitabilmente, il resto. 

"Almeno nel negozio in via Vicentini si respira un po’ - ammette Manzi in un mix di gioia e malinconia - sulla terrazza è stato aperto un bar, c’è un laboratorio analisi, si vede qualcuno che passa. Ma la vita del centro storico, da uno a dieci, mi manca mille".

Inoltre, a complicare le cose, ci si è messa pure la crisi economica.

Meno soldi nelle tasche, meno vendite, in alcuni casi addirittura l’accoppiata crollo vendite-chiusura attività. Con l’invasione di abbigliamento da outlet, praticamente una prassi in tempi di pochi quattrini a disposizione.

"Nel centro commerciale Pegaso, a Scoppito - spiega Manzi - avevamo aperto un negozio classico, nel segno della tradizione di Manzi. Poi però abbiamo optato per l’outlet, era meglio alimentarlo con le rimanenze degli altri negozi, per me un segno di rispetto nei confronti della clientela e delle regole del buon commercio. Non sono uno di quelli che va a comprare roba da quattro soldi per poi scontarla all’outlet. E devo dire che la risposta è stata più che buona".

Quel che è certo è che a Tonino Manzi mancano, tantissimo, i suoi negozi in centro. Lui è uno di quelli che avrebbe voluto che ai commercianti del centro storico fosse stata data l’opportunità di riaprire in un luogo unico, una sorta di centro storico ‘bis’, pure periferico, "per evitare che ci si disperdesse sul territorio. Un modo, in pratica, per non sconvolgere certe abitudini pre-sisma, la possibilità di continuare a stare insieme, commercianti e clientela".

"I miei negozi - fa poi un tuffo nel passato Manzi - li ho curati io personalmente, per Manzi Donna ho passato dieci ore al giorno per un anno intero insieme agli operai a seguire punto per punto la ‘creatura’ che stava nascendo".

Sul finire di intervista, Manzi ‘carica’ e lancia un messaggio molto forte alla città, specie a chi è più giovane.

"L’Aquila è viva, è ancora viva, dobbiamo restare a lottare e a soffrire, pur ammettendo che è dura rinunciare per anni a un luogo in cui si è vissuto bene, una città unica, bellissima. Ma abbiamo il dovere di spronare e aiutare i più giovani, senza di loro non c’è futuro. Io faccio lo stesso con i miei figli, ho da poco compiuto 79 anni e, oltre al sogno di rientrare almeno nel negozio di via Verdi, coltivo la speranza del futuro aquilano per i miei figli".

Insomma, "per difendere L’Aquila, i giovani devono rimanere. E questo vale per tutti i settori della vita di una città".

"Alle istituzioni dico - conclude - ridateci al più presto il centro storico. Soffriamo e tiriamo avanti, il momento storico ci impone questo e credo che, oltre alle vittime del sisma, ci siano state anche tantissime vittime del post-sisma, tra depressioni, malattie, come dire, in anticipo e altri guai. Ma dobbiamo tornare a risplendere, dopo il brutto tempo si ritrova il sole. Sarà così anche per L’Aquila e per noi aquilani".



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