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L'AQUILA: GIORNATA DELL'INFERMIERE, ''SIAMO ANCORA POCHI, CI SENTIAMO SVILITI''

Pubblicazione: 11 maggio 2018 alle ore 20:33

L'AQUILA - "Ci mettiamo le braccia, la schiena, le mani ma, soprattutto, ci mettiamo il cuore". Tra le pagine del manifesto dell'Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) della Provincia dell'Aquila si celebra la Giornata internazionale dell'Infermiere ma si dà anche voce ad una categoria che si dice abbandonata.

Salvaguardare la salute pubblica, intesa come diritto umano, è questo il concetto-guida di questa edizione 2018. A fare il punto della situazione in conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche il vicesindaco dell'Aquila Guido Quintino Liris, è la presidente dell'Opi della Provincia dell'Aquila, nonché consigliere di Forza Italia al Comune dell'Aquila Maria Luisa Ianni.

"Gli infermieri sono dalla parte del cittadino - spiega Ianni - ed è proprio in occasione di questa ricorrenza che appare doveroso portare alla luce delle istanze fondamentali a tutela del diritto alla salute. In questi anni è cambiato tutto ma non è cambiato nulla. Ora siamo un Ordine riconosciuto, la nostra Provincia conta 3 mila iscritti, ma la verità è che ci sentiamo sviliti".

"Secondo i risutati dell'Osservatorio civio Fnopi- Cittadinanzattiva, i cittadini, oltre che in ospedale, vorrebbero più infermieri sul territorio, nelle scuole, in farmacia. Vorrebbero insomma istituzionalizzata la figura dell'infermiere di famiglia, di comunità, come il medico di medicina generale".

"Invece nel servizio sanitario nazionale manca addirittura il numero necessario - continua Ianni -. Basti pensare che attualmente abbiamo a disposizione un infermiere ogni 10 pazienti mentre nel resto d'Europa la media è di un infermiere ogni 6 pazienti. Rappresentiamo oltre 447mila professionisti. Oggi , per rendere efficiente il sistema di assistenza continua che caratterizza ormai tutti i Paesi più avanzati, mancano all'appello almeno 20mila infermieri in ospedale e 30mila sul territorio".

"E sono ancora molte le criticità - prosegue -. Passando dall'età media degli infermieri ai turni di lavoro. Inoltre assistiamo da anni alla sostituzione di personale a basso costo che, ovviamente, non può in alcun modo garantire le stesse competenze. Ma qui in ballo non c'è un mero fattore economico. Si parla della salute dei cittadini. L'Italia ha bisogno di infermieri e di Infermieristica. Eppure assistiamo ad un costante decremento del numero di professionisti della Sanità. Un dato che si lega anche alla mortalità: basta infatti ridurre il numero di pazienti gestiti dal singolo operatore per registrare una diminuzione della mortalità del 20 per cento".

"Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sui nostri giovani - aggiunge ancora Ianni -. Assistiamo continuamente all'esodo di ragazzi che fanno domande per l'estero e li vediamo andar via senza poter offrire condizioni che li spingano a restare. Ma restare in Italia è un loro diritto".

E ad avvalorare la tesi interviene Andrea Guerra, rappresentante degli studenti del terzo anno di Infermieristica all'Università dell'Aquila: "E' indispensabile che ci siano più infermieri, in ospedale e nelle università. Ci sono numerosi ostacoli che portano inevitabilmente anche a un calo di iscrizioni. A cominciare dagli scellerati tagli che impediscono la diversificazione del percorso formativo e inibiscono l'introduzione di procedure all'avanguardia. La nostra professione deve essere riconosciuta".

"La nostra è una professione usurante, faticosa, che si nutre anche di contatti fisici, cure continue, sostegni concreti - si legge nel manifesto degli infermieri -. E lì dove possiamo, lasciamo il segno. Ci formiamo e ci specializziamo nelle università. I nostri migliori talenti sono impegnati in ricerche tese a migliorare la qualità della vita dei nostri assistiti in ogni fase dell malattia. Le nostre idee e i nostri progetti su come organizzare ospedali e servizi sul territorio propongono soluzioni innovative in grado di renderne più efficaci le prestazioni e ridurne i costi. Noi infermieri ci impegniamo a fare la nostra parte per garantire il diritto alla salute". 



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