L'AQUILA: IL ''CALVARIO'' DI VIA XX SETTEMBRE,
IN DUBBIO IL MASTERPLAN DELLA DISCORDIA

Pubblicazione: 24 ottobre 2017 alle ore 07:00

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L'AQUILA - Più che un Masterplan, fin qui è stato quasi un "calvario", il progetto di riqualificazione dell'area di via Fonte Preturo all'Aquila, lungo via XX settembre, ma ora sembra intravedersi la fine della via crucis durata oltre 5 anni.

Da quanto si apprende, la nuova amministrazione comunal eavrebbe intenzione di dare ascolto a quei residenti che non si vogliono accollare il rischio legale ed economico di realizzare la piazza e il progetto di riqualificazione in quella zona e che vorrebbero semplicemente fosse ricostruito il loro palazzo terremotato: una situazione che è tra i simboli degli inghippi burocratici che non bloccano solo la ricostruzione pubblica, ma anche quella privata.

Questo significa che ora l’ipotesi più credibile è che il Comune dovrà trovare fondi, per esempio quelli del Cipe a disposizione, per realizzare la piazza, i parcheggi e quant’altro previsti dal cosiddetto masterplan: diventerà, insomma, un intervento diretto.

Si svuoterebbe in tal caso di significato il "Progetto unitario di via XX settembre zona Banca d'Italia Belvedere", mai decollato, seppur fortemente voluto in particolare dall’ex sindaco, Massimo Cialente. e dall’assessore alla Ricostruzione Piero Di Stefano, delega oggi mantenuta dal nuovo primo cittadino, Pierluigi Biondi.

Come più volte raccontato da AbruzzoWeb, là dove c'erano vecchi edifici degli anni Cinquanta, il progetto prevedeva la nascita di una nuova avveniristica piazza da 2 mila metri quadrati, con portici su via XX settembre, locali commerciali e direzionali e l’abbattimento con ricostruzione dai canoni estetici architettonici molto più attuali e gradevoli, del condominio di via Fonte Preturo e degli altri edifici coinvolti: il condominio di via Castiglione e il civico 123, quest'ultimo sbriciolato dal sisma, dove morirono cinque persone, oltre al palazzo Anas, quest'ultimo già abbattuto.

Il problema fin qui è stato che lo strumento del project financing è inserito nel piano di riqualificazione, che coinvolge totalmente i cittadini residenti.

La convenzione, più volte riscritta e mai firmata, prevede infatti la cessione del terreno a titolo gratuito per realizzare la piazza da parte dei quattro edifici interessati; inoltre, si concede ai condòmini di via Fonte Preturo, complesso che possiede la quota di terreno maggiore, un premio di cubatura per realizzare al pianterreno di negozi, e il possesso di appartamenti rimasti vuoti, visto che alcuni inquilini hanno optato per la sostituzione edilizia, si sono fatti cioè ricostruire casa altrove.

I costi di realizzazione dei locali commerciali, comunque, calcolati in circa 2,2 milioni di euro, non sono ovviamente coperti con il contributo della ricostruzione, ma sono stati, di fatto, messi a carico dei condòmini per circa 80 mila euro a testa: una cifra non certo sostenibile dagli inquilini di cui molti a basso reddito.  

E così l’ipotesi più concreta è divenuta quella della cessione del premio edificatorio alla ditta incaricata dei lavori.

In sostanza, con questo scenario l'impresa ricostruisce non solo le palazzine, con i fondi della ricostruzione, ma anche la piazza, stavolta con fondi propri, e si rifà dell’investimento con lo schema tipico del project financing tanto in voga, per esempio nell'edilizia sanitaria, entrando nella disponibilità di 750 metri quadrati a uso residenziale nella palazzina via fonte Preturo, magari aggiungendo un piano, o anche acquisendo gli edifici lasciati vuoti da chi, esausto, se n'è andato optando per un'abitazione equivalente.

E ancora 500 metri quadrati a uso commerciale nell’area antistante alla palazzina. E infine con la possibilità di realizzare garage e parcheggi, di alto valore perché eventualmente collegati con il parcheggio del vicino Tribunale, con un tunnel sotto via XX settembre.

In verità una parte maggioritaria, ottenuta la garanzia di non dover tirare fuori soldi, grazie alla cessione del premio edificatorio alla ditta, si era detta d’accordo, argomentando che in fin dei conti, l’intervento di riqualificazione aumenterà il valore delle loro abitazioni, in base ad alcuni calcoli da 1.200 euro a metro quadro a oltre 2.000.

Una parte minoritaria e assai agguerrita ha al contrario alzato le barricate, considerando il progetto una mezza fregatura, facendo osservare che i tutti i condòmini riuniti in assemblea sarebbero rimasti soggetti attuatori della realizzazione di una nuova piazza pubblica a loro rischio e pericolo, in termini di responsabilità penali e pecuniare nel caso qualcosa qualcosa dovesse andare storto. A loro i rischi, insomma, alla ditta tutti i vantaggi.

Non sono bastati anni di riunioni di condomino infuocate per trovare una via d’uscita. Così la convenzione non è stata firmata, visto che è necessaria l’unanimità, ma soprattutto il contributo della ricostruzione della palazzina, da 4,5 milioni, è fermo dal 2014 perché vincolato al permesso a costruire, a sua vincolato alla firma della convenzione.

Poco prima delle elezioni il Comune ha provato a passare alle maniere forti, minacciando il commissariamento e la revoca del finanziamento di ricostruzione.

Ora la nuova amministrazione pare voglia cambiare strategia, per sbloccare finalmente una situazione oramai incancrenita.



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