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L'AQUILA: IL DOPO SISMA IN UNA GALLERIA DI IMMAGINI ALL'AUDITORIUM DEL PARCO

Pubblicazione: 22 aprile 2017 alle ore 18:28

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L’AQUILA - "La fotografia come espediente per ricordare: le sollecitazioni al consumo di immagini sono continue e riteniamo che questo progetto sia uno spazio di documentazione necessario per tenere viva la memoria del terremoto".

Così Antonio Di Giacomo, giornalista di Repubblica, ha spiegato lo ''Stato delle cose'', uno sguardo visivo costante sull’Italia colpita dalla furia del terremoto, progetto presentato all’Aquila.

Promosso dall’associazone senza fini di lucro "La camera del tempo", ha avuto il patrocinio del Comune capoluogo e la collaborazione dell’associazione culturale Territori, insieme al dipartimento di Scienze umane dell’Università, all’Accademia di Belle arti e al segretariato regionale per l’Abruzzo dei Beni culturali.

A supportare il progetto, rendendo possibile la realizzazione del sito web, l’impresa di comunicazione Carucci e Chiurazzi.

L'iniziativa ha visto la luce proprio all’Aquila nel 2016, quando un esercito di 35 fotografi ha cominciato il lavoro di documentazione dei luoghi, continuato fino allo scorso 6 aprile con una documentazione anche della fiaccolata in ricordo delle 309 vittime.

Un osservatorio fotografico sul dopo sisma, partendo proprio dal terremoto del capoluogo, all’interno dell’Auditorium del Parco del Castello.

Non solo L’Aquila, ma anche Amatrice e le zone limitrofe devastate dal sisma di agosto 2016 e una sezione intitolata Passato prossimo: "Non un nome a caso: il passato prossimo indica un’azione passata, ma i cui effetti sono ancora vivi nel presente. Quindi uno sguardo con una serie di reportage nella valle del Belice in Sicilia, devastata dal terremoto del 1968 o nell’Irpinia colpita dal sisma del 23 settembre del 1980 - ha precisato ancora Di Giacomo - Lo stato delle cose nasce affinché gli italiani non smettano di ricordare, un archivio in costante aggiornamento realizzato grazie al lavoro di circa 60 fotografi che hanno raccolto 10 mila immagini".

Un lavoro di documentazione in profondità di tutto il territorio aquilano, che abbraccia sia i cantieri sia lo stato in cui versano le frazioni e i paesi del cratere. "Abbiamo raccontato le storie di resistenza lavoro mai osato prima, completamente autofinanziato e grazie anche al patrocinio del Comune", ha rimarcato.

L’assessore alla Partecipazione Fabio Pelini​ si è detto "molto felice, un progetto di altissimo livello. Il sito, accessibile a tutti, racconterà attraverso le foto non solo L’Aquila ma tutto il nostro Paese che riceve in dono questo bellissimo lavoro che da voce alle nostre fragilità, non solo personali ma soprattutto strutturali".

"Forse riusciremo a sbagliare di meno - ha auspicato ancora - per intervenire una volta per tutte in un Paese che cade a pezzi, in cui tutti i giorni si sente parlare di ponti che crollano e strutture mal costruite".

Di Giacomo ha ringraziato per il prezioso supporto Lina Calandra responsabile del laboratorio di cartografia dell'Ateneo: "Senza la conoscenza del territorio non avremmo potuto documentare nulla".

"Perché ci ha interessato così tanto? - la domanda posta dalla Calandra - La centralità dei luoghi è fondamentale per tutti noi. Ognuno dal terremotato sa che vuol dire quando un luogo ti viene a mancare. Quando non sai dove andare a lavorare, curarsi dei luoghi per curare di noi stessi. C'è una ragione personale che ci vede così coinvolti, noi che abbiamo vissuto la tragedia sulla nosra pelle, sia nel 2009 che nel 2016 con Amatrice".

Le immagini che arrivano dal progetto C.a.s.e., grazie anche ai social, spesso presentano uno stato di degrado e abbandono specie nelle zone periferiche, a questo ha cercato di dare una risposta proprio Pelini nelle vesti di assessore all'Assistenza.

"Siamo davanti un enorme compendio immobiliare mantenerlo costa tantissimo, nemmeno il più virtuoso sarebbe in grado di sostenerlo - ha spiegato ad AbruzzoWeb​ - Il degrado è figlio della mancanza di servizi e luoghi di aggregazione oltre che della maleducazione dell'essere umano".

"Un progetto straordinario, sempre aperto anche per l’impegno di tanti fotografi di caratura nazionale, un archivio utile non solo per L’Aquila ma per tutto il Paese anche per quelle generazioni dei nati tra il 2007 e il 2008 che non ricordano né il prima né il dopo - ha concluso Pelini - Immagini veicolo di messaggi forti che ci dicono quali limiti ha avuto questa amministrazione e  i problemi sorti con la ricostruzione pubblica. Sono semplici foto ma anche un monito per non sbagliare più e accellerare i lavori".

Tutte le informazioni e le immagini sono visibili sul sito www.lostatodellecose.com, la foto utilizzata per questo articolo è del fotografo Riccardo Menna.



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