VENERDI' ALLE 17 AL PALAZZETTO DEI NOBILI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

L'AQUILA: INCHIESTA GIORNALISTA GRAZIOSI SU
SCRITTA PHS, ''99 SU 100 NON SANNO COSA SIA''

Pubblicazione: 22 agosto 2018 alle ore 18:16

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L’AQUILA - Novantanove aquilani su cento ignorano il significato della scritta “Phs” che campeggia sullo stemma della città dell’Aquila e i pochi titolati a saperlo, come lo storico aquilano Raffaele Colapietra, sono sicuri e lapidari nella risposta: “Non significa nulla”.

Di questo “giallo” si è occupato il giornalista Silvio Graziosi nel libro “Inchiesta sullo stemma dell’Aquila”, edito dalla Portofranco, che sarà presentato venerdì 24 agosto alle 17 al palazzetto dei Nobili dell’Aquila, nel cuore del centro storico, nell’ambito delle attività collegate alle celebrazioni della 724esima Perdonanza celestiniana. 

Alla presentazione, coordinata dal giornalista Walter Capezzali che del volume ha curato la post-fazione, interverranno il professor Raffaele Colapietra, che ne ha firmato la prefazione, e i giornalisti Errico Centofanti Fabio Valerio Maiorano.

AbruzzoWeb ha voluto verificare quanto riportato nell’opera, intervistando i cittadini a passeggio per la città.

Tra chi ha ammesso di non sapere cosa fosse, chi ha sorriso poco prima di fuggire dalla telecamera e chi ha chiesto se fosse la marca di una nota macchina fotografica, c’è stato anche chi ha collegato la scritta a “elementi religiosi” e chi ha detto che la domanda era sbagliata perché “si dice ‘Ihs’ e non ‘Phs’, che vuol dire Gesù Salvatore degli uomini”.

Il dato certo è che da almeno 134 anni, cioè da quel lontano 1874, quando ci si interrogò per la prima volta sulla veridicità di quella scritta, la città dell’Aquila si fregia di uno stemma sbagliato.

Tornando all’inchiesta del giornalista, “l’ipotesi più accreditata di questa disputa irrisolta - rileva Graziosi nel suo libro - è che la scritta sia in realtà da ricondurre a “Ihs”, monogramma quattrocentesco di San Bernardino, figura alla quale la città dell’Aquila è legata da sempre. E a questo punto si aprono due scenari:o quello di un errore di interpretazione, dovuto al fatto che la “I” fu presa per una “P” a causa dei ghirigori che all’epoca si usavano per rappresentare le lettere maiuscole; o, piuttosto, come ipotizza lo stesso Colapietra, che si tratti di un errore voluto dovuto al fatto che agli inizi dell’Ottocento ci fu un’ondata di anticlericalismo che investì anche L’Aquila”.

“Il mio - ci tiene a precisare Graziosi - non è un lavoro storico ma una inchiesta giornalistica. Il libro non offre soluzioni ma si limita a mettere a confronto atti, documenti e autorevoli interpretazioni. Da tutto ciò, l’unica cosa che appare evidente, è che quasi certamente un errore, voluto o non voluto, ci sia stato. E  che, cosa ancora più grave, trattandosi del biglietto da visita ufficiale di una città dalle storiche tradizioni, ad oggi nessuno sia ancora riuscito a porvi rimedio”.



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