L'AQUILA: LA CENA DEL 'COLLE' A PAGANICA,
FESTA PER 500 E UNA COMUNITA' SI RITROVA

Pubblicazione: 21 agosto 2016 alle ore 16:20

La cena del Colle, quartiere storico della frazione di Paganica
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L'AQUILA - Metti una sera a cena più di 500 persone all'aperto e il Colle, quartiere fondante di una frazione chiave dell'Aquila, quella di Paganica, che si ritrova quasi come se il tempo fosse fermo a sette anni fa.

Ha avuto un successo straordinario, l'iniziativa organizzata da un gruppo di volontari paganichesi, soprattutto perché tenuta in sordina, non pubblicizzata sugli organi di informazione o sui social network, come si usa fare oggi, ma promossa in modo capillare con il vecchio sistema, il passaparola tra persone che si conoscono tutte e da generazioni.

Un sistema che ha funzionato alla grande, vista la fragorosa partecipazione di almeno 700 commensali che hanno affollato lo "Stradone", non servono altre indicazioni geografiche per chi è del posto, più un'altra cinquantina di persone tra quelli che hanno cucinato e servito, i curatori dell'intrattenimento musicale, gli sparatori di mezzanotte e così via.

Tutti con la spilletta dell'iniziativa distribuita solo a chi ha dimostrato, natali o legami alla mano, di avere una discendenza e legami con il Colle "Doc". Un'iniziativa nata e riuscita con il contributo di tante associazioni, la Fenice, gli alpini che curano la protezione civile, la squadra di rugby, i donatori di sangue e così via, che hanno messo a disposizione uomini e mezzi.

Non solo esuli del sisma, riparati dopo il sisma alle "casette di Berlusconi", come da queste parti viene chiamato il progetto C.a.s.e., oppure chissà dove, ma anche persone tornate da fuori Italia appositamente per rivedere e riabbracciare il "vicinato", o almeno quelli che sono rimasti.

E sì perché le conseguenze psicofisiche del terremoto, ma in fondo anche il normale passare degli anni, hanno decimato una popolazione che, già nel 2009, era in media molto anziana e custodiva, tra case e cantine edificate anche centinaia d'anni fa, il cuore di una comunità, raccolta attorno alla chiesa seicentesca fatta costruire dal vescovo Giuseppe De Rubeis, edificio che, però, per tutti è "il Castello".

Sono in molti a dire che quello che è stato non tornerà mai più e probabilmente hanno ragione, anche se la presenza di tanti giovani ieri sera, alcuni tornati perfino dalla loro vita universitaria a Roma perché "il Colle è il Colle", lascia almeno acceso un barlume di speranza.

Così come si può intepretare come segnale positivo l'apertura prevista per il prossimo anno di qualche cantiere, i primi, qui e lì proprio in questa parte alta e dimenticata di Paganica, dove l'erba cresce altissima nel silenzio innaturale delle vie che un tempo risuonavano del chiasso dei ragazzini e delle chiacchiere degli anziani.

Resta da vedere chi le occuperà, quelle case, una volta rifatte, ma dopo sette anni di dimenticatoio cui sono state ingiustamente condannate le frazioni del capoluogo, tra rimpalli di responsabilità da parte di chi aveva le "mazze" della ricostruzione, almeno un briciolo di speranza pure si accende.

Per il resto, parlano le cifre di ieri sera: 60 tavoli da 8 persone, ma stipati anche molto di più, quasi un quintale di pasta, i "cannarozzitti" conditi con il sugo alle quattro carni che è d'obbligo a ogni scapolata che si rispetti, 600 salsicce, 70 chili di porchetta, contorni e dolci a profusione.

Prima della cena, la messa curata dal parroco don Dionisio Rodriguez.



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