L'AQUILA: LE MERAVIGLIE DEI CANTIERI APERTI,
IN UN DEPOSITO RISPUNTANO GLI AFFRESCHI

Pubblicazione: 30 maggio 2017 alle ore 17:14

Un dettaglio di affreschi e soffitto di Palazzo Carli Porcinari
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L’AQUILA - Una stanza come tante in centro storico dell'Aquila, usata come deposito fino al sisma 2009, che, per puro caso, si scopre essere di tutt'altro pregio, perché custodisce quattro pareti splendidamente affrescate.

Quello di Palazzo Carli Porcinari, un grande aggregato tra via Paganica, via Bafile e via San Benedetto in Perillis, è un caso di scuola delle meraviglie che la ricostruzione è in grado di restituire ai proprietari e alla città più in generale.

Una meraviglia illustrata oggi per la prima volta nel corso dell'appuntamento per la stampa di "Cantieri aperti", evento legato alla manifestazione 'Officina L’Aquila', giunta alla sua terza edizione, che porterà per tre giorni nel capoluogo d'Abruzzo, fino al 1° giugno, esperti da tutta Italia in tema di edilizia, restauro, sicurezza sismica, adeguamento energetico, turismo.

Un appuntamento, quello di Cantieri aperti, che, secondo gli organizzatori, ha l’obiettivo di informare soprattutto sullo stato dei lavori nel cuore storico della città, "valorizzando le competenze e lo straordinario lavoro delle imprese impegnate nella ricostruzione".

Cinque i cantieri visitati nella mattinata: Casa Jacopo di Notar Nanni, il Teatro Comunale, il consorzio Carispaq lungo corso Vittorio Emanuele, lo stesso che ospitava la sede centrale della banca oggi Bper, Casa Carli Porcinari e Palazzo Camponeschi, storica sede del collegio dei Gesuiti e della facoltà di Lettere dell’Università dell’Aquila, che presto ospiterà il Rettorato.

CONSORZIO CARISPAQ

Per il Consorzio Carispaq, il costo dei lavori di ricostruzione è di 10 milioni di euro, lavori affidati alla ditta Cingoli Srl di Teramo, che in Ati con la Vibrocementi, sta effettuando i lavori.

"Stiamo completando tutti gli esterni, compresa la tinteggiatura. Per la fine dell’anno contiamo invece di restituire ai proprietari la parte dell’aggregato composta da appartamenti di civile abitazion",  ha spiegato ad AbruzzoWeb Pietro Citerei, direttore dei lavori.

"Abbiamo iniziato ad aprile 2016, i rallentamenti per la parte della banca sono dovuti al fatto che la stessa, essendo proprietaria, vuole cambiare qualcosa, ci vorrà quindi almeno un altro annetto", ha specificato.

Un cantiere che non ha portato alla luce grosse "sorprese", per quanto riguarda reperti o affreschi, come accaduto in altri consorzi, ma le tempistiche si sono leggermente allungate rispetto alle aspettative per una serie di contrattempi.

"L’unica problematica, se così possiamo definirla, ha riguardato il tunnel dei sottoservizi che ci ha girato intorno - ha aggiunto Citrei - Il terremoto del 2009 aveva creato danni importanti a tutto l’edifico che a causa dei lavori fatti negli anni '60 aveva una parte in muratura e poi circa quattro piani in calcestruzzo".

I solai sono stati ricostruiti tutti in acciaio, mentre sono stati effettuati un rinforzo strutturale, un rifacimento di massetti, pavimenti, rivestimenti, intonaci, un restauro completo degli infissi e degli elementi decorativi presenti.

CASA JACOPO DI NOTAR NANNI

Un altro importante intervento di restauro è stato invece effettuato dall’Associazione di imprese consorzio Di Vincenzo e Strever, Ricci spa e Cobec, su uno dei palazzi del centro storico di maggior pregio, Casa di Jacopo di Notar Nanni, datata intorno alla metà del XV secolo, parte dell'aggregato Notar Nanni, che abbraccia via Bominaco, via Paganica e via Accursio.

Il costo dei lavori del palazzo è di circa 3 milioni di euro

La casa, che non era abitata al terremoto del 2009, presenta una serie di influenze tardo medievali con tutto quello che consegue, ovvero una fusione di linguaggi che va dagli austeri portali, fino all’elegante e arioso rinascimentale delle bifore e del loggiato a castellina, poggiato su colonnine binarie gravemente lesionate dal sisma.

Vincenzo De Masi, architetto progettista e direttore dei lavori dell’architettonico ha spiegato quanto fatto fino a oggi.

"Siamo riusciti, nonostante la burocrazia e un piano regolatore che aveva 40 anni e che, naturalmente, non era stato studiato con le normative di un terremoto, a lavorare soprattutto nel rispetto delle esigenze di chi abitava anche qui intorno, un problema fondamentale è che un conto è il restauro di un bene comune quale una chiesa o un museo, altra cosa è lavorare per chi deve vivere un'abitazione, farci crescere dei figli", le sue parole a questo giornale.

"Adesso siamo a buon punto - ha aggiunto - ma qui, dopo il 6 aprile era un disastro. I crolli diffusi nelle stanze hanno reso difficili le rilevazioni, anche perché quando siamo arrivati, la terra tremava ancora".

"Alla luce di tutto questo, abbiamo provato a compenetrare queste esigenze. Dobbiamo dire che la Soprintendeza ci ha accompagnati passo passo, aiutandoci al meglio".

"Riconsegneremo il palazzo entro il 2017 come programmato, è stata dura ma ce la stiamo facendo con una serie di interventi ben riuscitoi ed  innovativi", è stato invece il commento di Daniele Di Giampaola​, direttore tecnico di cantiere  

L’ingegnere Liliana Bucchiarone, direttore dei lavori strutturali, ha spiegato inoltre la serie di interventi di consolidamento della castellina di casa di Jacopo di notar Nanni. 

 "Il terremoto aveva provocato un ribaltamento della facciata che dà su Via Bominaco, una rotazione della castellina. Ha subito due movimenti, una sorta di rotazione provocata dalle scosse telluriche". 

"C’è stato inoltre un distacco tra solaio e parete - ha proseguito - di 10 centimetri, la parte di sopra è rimasta 10 centimetri in dentro mentre il basamento si è spostato rispetto alla parte superiore di altri 10 a causa della rotazione. Fortunatamente, alcuni danni sono stati limitati da interventi degli anni '70, che hanno mantenuto la struttura, grazie alla presenza dei tiranti".

"Per via del vincolo della facciata di via Bominaco - ha aggiunto ancora - non siamo intervenuti sulla stessa, ma abbiamo inserito una trave in breccia della muratura e abbiamo recuperato gli intonaci. Poi come intervento strutturale, abbiamo appeso gli archi alle travi, tramite dei tondini in ferro e saldandoli, abbiamo ottenuto anche ad un alleggerimento delle colonnine, che sono state così liberate dal carico".

PALAZZO CARLI PORCINARI

Sempre in centro si trova palazzo Carli Porcinari, un altro gioiello mutilato dal sisma che grazie al lavoro dell’impresa Mancini Srl, sta per essere anch'esso riconsegnato.

"Si tratta di un intervento di circa 13 milioni di euro siamo quasi alla consegna - ha affermato Valentino Perilli, direttore dei lavori - Questo palazzo ha al suo interno una serie di epoche e storie diverse che abbracciano circa tre secoli dal 1500. La famiglia Carli aveva realizzato una struttura non unitaria per via della pendenza della strada, che porta a un dislivello di circa 12 metri, da un punto all’altro".

"Il terremoto aveva danneggiato gravemente sia gli interni che gli esterni. Durante i lavori ci sono state delle sorprese per quanto riguarda i ritrovamenti: il più eclatante è sicuramete una stanza che si trova al piano terra, adibita a rimessa prima del sisma e intonacata di celeste. Andando a lavorarci abbiamo scoperto quattro mura completamente affrescate di altissimo pregio".

A riguardo è intervenuta Elisabetta Biscarini, restauratrice del consorzio Le Arti, che collabora da anni con l’impresa Mancini.

"Una lunga operazione di verifica ci ha permesso di portare alla luce questi dipinti di epoche diverse. La fascia superiore è un fregio mitologico e floreale".

"Successivamente è stata applicato sopra un nuovo strato con cornici nere a dentelli di sicura epoca settecentesca. Ha perso il grosso del colore naturali, siamo intervenuti allora con gli stencil. Non sappiamo a cosa fosse adibita, c'è un sedile in pietra di stampo medievale, alcuni soggetti dipinti sono di stampo religioso e mitologico, è stato un lavoro lunghissimo e meticoloso per riportare questa stanza al suo splendore".

PALAZZO CAMPONESCHI

Un altro cantiere aperto, e su cui si sta lavorando è quello di Palazzo Camponeschi.

"Gli interventi di restauro realizzati e in via di definizione, sono stati progettati ed eseguiti seguendo un criterio volto al rispetto della storia e dell’identità tipologica dell’impianto originario, senza però trascurare la conservazione di alcuni elementi che rendono leggibile l’uso degli ambienti nelle varie epoche", ha spiegato Rosa Mondina, restauratrice e titolare dell’Impresa Crimisos, che in Ati con l’Internazionale di Altamura (Bari), e la Conscoop di Forlì, sta eseguendo i lavori sull’edificio.

Lavori che sono costati circa 8 milioni di euro. "Questi lavori ci hanno regalato una serie di sorprese, tra cui una serie stucchi settecenteschi, di elementi in ottone e oro che erano stati ricoperti probabilmente per evitare i furti. Non conosciamo la destinazione d ‘uso originaria di tutte le stanze, probabilmente quelle che affacciano sui corridoi, erano le celle dei Gesuiti".

"Un lavoro importante di recupero è stato fatto su tutta la pavimentazione, apportando una serie di integrazioni generali necessarie alla sicurezza e alla fruibilità dell’edificio. Nella complessa catalogazione dei lavori è risultata fondamentale la classificazione dei frammenti raccolti, molti dei quali hanno trovato la loro originaria collocazione e hanno permesso la ricomposizione di diverse decorazioni danneggiate dal sisma".

TEATRO COMUNALE

Gran finale con uno degli interventi più importanti, sempre a firma Conscoop e Internazionale: quello sul Teatro Comunale dell’Aquila, per un costo di circa 7 milioni di euro. Intervento iniziato nel 2016 e che dovrebbe terminare nel 2018.

"Si tratta di un teatro con 500 posti a sedere - ha spiegato il direttore dei lavori Marcello Marchetti - a cui porteremo una serie di migliorie, partendo dalla creazioni di due ascensori con accessibilità per i disabili. Questo intervento di restauro e "rifunzionalizzazione" è un percorso finalizzato a rendere il teatr, una struttura che assolva a tutte le funzioni a cui è deputata".

"Noi abbiamo avuto la fortuna di ritrovare nel foyer i graffiti originali della prima fase di impostazione del 1857. La quantità di materiale che abbiamo riscoperto, ci fa ben sperare che tutta la spazialità potrà essere riproposta nel sua aspetto originario. La macchina del lampadario, che è appesa, la sostituiremo con un impianto di sollevamento e verrà 'musealizzato' quello originale. Questo lampadario per la manutenzione veniva sollevato, noi lo renderemo, con una serie di tecniche all’avanguardia, completamente meccanico".

"Miglioreremo anche l’acustica - ha aggiunto sempre Marchetti - con la sostituzione del solaio in laterocemento con uno nuovo in legno, recuperando la sonorità originale. Useremo anche i colori originali, rispettando tutti i decori che si intravedono adesso, sono tutti molto leggeri e fatti in cartapesta".

"Abbiamo ritrovato anche i disegni dell'epoca, sono tutti elementi - ha affermato in conclusione - per mantenere la sua originalità. C'è anche un’immensa documentazione fotografica che ci permetterà di perseguire il nostro obiettivo".



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