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PRESIDENTE CONSORZIO DENUNCIA IMPASSE APPALTO DA 10 MILIONI: ''DUE PROPRIETARI IMPEDISCONO RILIEVI TECNICI PER APPROVAZIONE PROGETTO, COSTRETTI A TORNARE DAI GIUDICI. 30 FAMIGLIE ANCORA IN ATTESA

L'AQUILA: ''NEGANO ACCESSO A CASA LORO'', AL PALO RICOSTRUZIONE AGGREGATO IL MORO

Pubblicazione: 28 ottobre 2019 alle ore 08:11

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L'AQUILA - Due condòmini, per ragioni ignote, non ne vogliono sapere di aprire la porta dei loro appartamenti per i rilievi tecnici, e così è impossibile approvare il progetto di ricostruzione post-sismica dell'aggregato "Il Moro", tra via Paganica e via San Martino, nel cuore del centro storico dell'Aquila, una delle ultime ricche commesse rimaste nella ricostruzione privata.  

Con trenta famiglie, a dieci anni dal sisma, che non possono rientrare in casa, ben 10 milioni di euro "congelati", e con una gara privata già istruita, ma al palo anch'essa, a cui hanno partecipato otto tra imprese ed Ati. 

L'incredibile vicenda si trascina da anni, con una estenuante battaglia di carte bollate. Non è chiaro perché i due condòmini, che non hanno aderito al consorzio, continuano a fare le barricate.

L’impasse testimoniata anche dal contenzioso legale con pesanti richieste risarcitorie, è denunciata dal presidente del Consorzio, l’avvocato Giampiero Berti De Marinis, un passato politico regionale nella Democrazia cristiana, che esce allo scoperto per rappresentare il disagio.  

Come illustra ad Abruzzoweb, tutto sembrava essersi risolto con un accordo transattivo tra le parti, sottoscritto ad aprile scorso, davanti al giudice del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Iannaccone, e che prevedeva che i due “ribelli”, consentissero finalmente di far entrare, in data 3 maggio, i tecnici incaricati dal consorzio, per i rilievi tecnici, necessari per il completamento della progettazione esecutiva, da far validare al genio civile, e poter finalmente affidare i lavori.

Ebbene, spiega Berti De Marinis, "incredibilmente quel 3 maggio, i due condòmini non si sono presentati, e tutto è rimasto drammaticamente bloccato. Anche perché, l'ipotesi di poter 'stralciare' quei due appartamenti, come era stato auspicato, non è in realtà ipotesi percorribile: l'approvazione del progetto di ricostruzione dell'aggregato deve avere obbligatoriamente il requisito dell'unitarietà, per motivi di sicurezza sismica, non può essere parziale".

I consorziati, assistiti dall'avvocato Giovanni Coletti, sono stati così costretti a tornare in Tribunale, per chiedere l'imposizione di quanto previsto nell'accordo transattivo, da considerarsi titolo esecutivo: ovvero costringere i due condomini ad aprire finalmente la porta di casa e consentire i rilevamenti tecnici. L'udienza è fissata a dicembre. Anche se, secondo quanto si è appreso, un ricorso d’urgenza contro i due proprietaria è stato respinto dal Tribunale aquilano. 

"E' una vicenda paradossale - commenta ancora il presidente di consorzio -, non ha una logica, non riesco a capire che interesse ci possa essere a bloccare i lavori di tutto l'aggregato. Una cosa è certa, chi si è reso responsabile di tutto ciò potrebbe essere chiamato a pagare ingenti risarcimenti danni, in caso di azioni legali da parte degli altri condòmini".

Inutile è stato anche la richiesta avanzata al Comune dell'Aquila, di assumere poteri sostitutivi, nelle more delle norme post-sismiche, per accedere con la forza, dentro ai due appartamenti.

E così, a oltre dieci anni dal tragico sisma dell’Aquila, resta "com'era e dov'era", uno degli ultimi aggregati di rilievo, conosciuto fra l’altro perché più volte immortalato dai fotografi per via del fatto che uno dei palazzi è stato sventrato a seguito di un crollo avvenuto nel dicembre 2016, nonostante le opere di messa in sicurezza.

Eppure a febbraio erano state aperte le buste per l'assegnazione ad affidamento diretto dei lavori, su progetto preliminare, redatto dallo studio di ingegneria Masucci dell'Aquila, presentato all'Ufficio speciale della ricostruzione dell'Aquila a fine 2014. Monco però, dei due appartamenti, con le porte sbarrate, e dunque impossibilitato a diventare esecutivo.

Per la ricostruzione sono In campo big dell'edilizia abruzzese e la battaglia non emerge solo perché “offuscata” dalla querelle con i due condòmini.

A contendersi l’incarico, prestigioso e ricco, sono: Impresa Mancini (L'Aquila), l'associazione temporanea di imprese composta da Edilconstruzioni group (Montorio al Vomano) e Fratelli Ettore e Carlo Barattelli (L'Aquila); Società Aldo Del Beato & C (L'Aquila); Cingoli Nicola e figli (Teramo); Società Conscoop srl (Forlì); l'ati composta da Gavioli (Montorio al Vomano), Edilvit (L'Aquila), Adan (L'Aquila) ed Edil 2000; Costruzioni Iannini srl (L'Aquila) e Taddei spa (L'Aquila).



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