DELLA VICENDA NEBULOSA SI E' PARLATO OGGI IN COMMISSIONE TERRITORIO

L'AQUILA: NUOVI DANNI A PALAZZI, I CITTADINI
ACCUSANO I SOTTOSERVIZI, L'AZIENDA NEGA

Pubblicazione: 17 marzo 2017 alle ore 12:59

Il tunnel dei nuovi sottoservizi dell'Aquila
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L’AQUILA - Si apre un nuovo “caso” sull’accidentato percorso di realizzazione dei nuovi sottoservizi dell’Aquila, la più grande opera pubblica del post-terremoto del 2009, del valore complessivo di 80 milioni di euro: una quarantina di milioni, in particolare, per il primo stralcio di 13 chilometri di tunnel sotterraneo in corso di installazione lungo le vie del centro storico.

Alcuni condòmini di due aggregati nel cuore della città, lungo corso Vittorio Emanuele, hanno infatti avviato un contenzioso, al momento fermo all’invio di lettere di protesta, con la società realizzatrice Asse Centrale Scarl, composta dalla ravennate Acmar (capofila) e dalle aquilane Edilfrair e Taddei.

I proprietari addossano al “passaggio” dei sottoservizi almeno parte della responsabilità di nuovi danni, con lesioni e crepe, riportati dagli edifici in questione, peraltro colpiti anche dai nuovi forti terremoti di metà gennaio, nonostante siano attualmente in corso i lavori di riparazione dai danni del sisma di 8 anni fa.

I complessi potenzialmente interessati sono due: il cosiddetto palazzo Guelfi, il primo dopo piazza Regina Margherita, l’edificio dove si trovava, per intenderci, il Bar Gran Sasso, e il successivo consorzio Cavalieri di Malta, che comprendeva numerosissime attività, dal fotografo Domenico e Silvana alla pizzeria Marchigiana e dove, tra le altre cose, ha l’abitazione di famiglia il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli.

Quest’ultimo, interpellato, ha affermato di non avere minima contezza della vicenda perché non si sta occupando dei lavori a casa sua, vista la quantità dei suoi impegni pubblici.

La vicenda ha ancora contorni nebulosi, come testimoniato dal fatto che nessuno dei protagonisti accetta di parlarne in pubblico. E in caso di mali estremi non è escluso che il corso stretto si debba di nuovo chiudere per intervenire sulla possibile criticità.

Oggi, però, c’è stato un primo e decisivo confronto aperto con l’ascolto delle parti in commissione Territorio del Consiglio comunale, presieduta dal consigliere di Rifondazione Enrico Perilli.

L’audizione ha riguardato il solo caso del consorzio Cavalieri di Malta.

“C’è una parte, il consorzio, che sostiene che il passaggio abbia creato un danno, perché si è scavato a filo, a oltre 3 metri di profondità e a soli 60 centimetri di distanza dalla parete, e poi perché si è riempito il tutto con materiale di riporto non adeguato. Le vibrazioni e il passaggio di mezzi pesanti hanno prodotto nuovi danni, non si è fatto parola invece delle scosse di gennaio”, riassume Perilli ad AbruzzoWeb.

“Il coordinatore di commessa, Gianni Frattale, e il presidente della Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, - prosegue - rispondono che non è vero e che i sottoservizi hanno, al contrario, permesso di evidenziare un danno che già c’era: sussisteva una perdita enorme, il terreno era melmoso e non ha retto”, in riferimento a una condotta dell’acqua che, da quanto appreso, sarebbe stata sfondata da lavori di palificazione nella zona superiore dell’aggregato, a piazzetta della Commenda.

“Comunque, i realizzatori sono pronti a un confronto tra tecnici e ad assumersi eventuali responsabilità, ma denunciano anche che da 2 mesi non si riesce a convocare un incontro congiunto - afferma ancora il presidente - La mia commissione ha preso atto della situazione, l’azienda assicura che è l’unico caso e se ce ne saranno altri li affronterà con la propria equipe qualificata”.

“Non è esclusa una commissione bis sul tema prima della fine della consiliatura, se ce la facciamo”, conclude Perilli.

La sola cosa certa, al momento, è la presenza di danni, certificata, nell’altro caso, quello di palazzo Guelfi, non trattato in commissione, anche da un report realizzato da una società di certificazione milanese che, a seguito di una serie di controlli svolti nella prima metà dello scorso dicembre, ha attestato ampiezze delle lesioni “tali da compromettere la staticità dell’elemento naturale osservato”, consigliando anche per il futuro di monitorare “eventuali inclinazioni del muro perimetrale fronte strada di corso Vittorio Emanuele”.

Il solo fatto che ci siano danni certi non significa affatto, bisogna dirlo con chiarezza, che essi siano dovuti agli scavi per l’installazione del tunnel prefabbricato: anzi è proprio su questo punto che c’è differenza di vedute con l’azienda che, pur non rilasciando dichiarazioni, nega senza alcun dubbio la correlazione, mentre i condòmini ravviserebbero delle responsabilità ma non si sbilanciano ad accusare apertamente, non avendo evidentemente certezze tecniche né giuridiche.

Le uniche dichiarazioni sull’argomento sono quelle del presidente di consorzio di palazzo Guelfi, Maurizio Mastrangelo, geometra del Comune, che ha detto solo vagamente che in materia di lesioni “qualcosa c’è stato”, ma ha aggiunto anche che “attualmente non c’è una situazione tale da giustificare una modifica o un’integrazione del progetto”.

“Il quadro è abbastanza stabile, salvo imprevisti, attualmente va bene così e non servirà nessun contributo integrativo - ha assicurato in aggiunta - Fino a oggi non c’è stato alcuno slittamento, stanno procedendo i lavori di miglioramento sismico come da cronoprogramma e al momento tutto è regolare. Vediamo in futuro”.

Per il resto, silenzio assoluto. Il progettista di palazzo Guelfi, Valentino Perilli, ha affermato di non essere abilitato a rilasciare dichiarazioni. In conseguenza di ciò neanche il suo legale, Fausto Corti, si è espresso. Bocca cucita anche per l’impresa Soalco, in particolare uno dei titolari, Massimiliano Albani.

Quanto all’altro aggregato, quello dei Cavalieri di Malta di cui si è discusso in commissione, non è stata reperibile la presidente di consorzio, Annalisa Fiorenza.

Dalla parte dei realizzatori, il presidente della stazione appaltante, la società idrica Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, ha spiegato brevemente ad AbruzzoWeb che, in caso di ipotesi di danno, si debba parlare con la società Asse Centrale. Per quest’ultima, il direttore operativo, Antonio Tramontano, non ha voluto commentare la vicenda.

Quella che emerge dalla società costruttrice, comunque, è una certa sicurezza delle proprie ragioni, dal momento che, si fa notare, se l’altra parte non è neanche certa delle “accuse”, figurarsi se debbano essere loro a esprimersi sull’argomento. Un atteggiamento coerente con quello che è emerso in commissione Territorio.



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