L'AQUILA: PEPPE SOCCORSI, UNA VITA DI RISATE E MOVIDA
''SIAMO CAMBIATI, MA LA CITTA' DEVE TORNARE ALLEGRA''

Pubblicazione: 19 aprile 2017 alle ore 06:54

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L’AQUILA - Attraversare la movida aquilana per quasi mezzo secolo, riuscendo sempre a farsi "almeno due risate al giorno, l’elisir di una lunga e buona vita".

Comincia così, parlando di se stesso, Giuseppe Soccorsi, conosciuto nel capoluogo d'Abruzzo come Peppe, soprattutto da chi non rinuncia al rito dell'aperitivo, che ha raccontato ad AbruzzoWeb, con un  pizzico di allegria e la solita ironia che lo contraddistingue, l’aspetto ludico della sua vita di aquilano, innamorato perdutamente non solo della moglie Carla ma soprattutto della sua città.

Location per la chiacchierata, il locale La dolce vita, su Viale Corrado IV, all’Aquila, posto insolito dato che solitamente Peppe è un habitué della Fenice, il chiosco che si trova dentro il parco del Castello.

Dipendente regionale da poco in pensione, impegnato da sempre anche politicamente, si reputa "un non illustre conosciuto, che è molto meglio dell’essere un illustre sconosciuto".

Un aquilano doc nato a pochi metri dalla Torre civica che ha vissuto L'Aquila nella sua interezza, nel suo cuore storico, ha avuto il privilegio di divertirsi "quando per divertirsi bastaba poco, il gruppo di amici giusto, qualcosa da bere e della buona musica".

Secondo Peppe, è cambiato molto il modo di divertirsi degli aquilani in genere e non a causa del terremoto o della mancanza di luoghi di ritrovo.

"Siamo cambiati proprio noi aquilani, una volta eravamo più coesi, più uniti, adesso ci siamo spersonalizzati ognuno per conto suo senza preoccuparsi del prossimo", il suo pensiero.

Con nostalgia, poi, Peppe Soccorsi ripercorre i momenti che lo hanno visto protagonista, poco più che ragazzo, in cui la città unita e compatta marciò e si fece sentire con un unico obiettivo: evitare lo scippo del capoluogo. I moti del 1971, il cui anniversario si è celebrato lo scorso febbraio.

"Che storia ragazzi! Tutti in strada, faceva freddo, aveva gelato, la città fu messa a ferro e fuoco. Ma eavamo tutti aquilani, uniti in un fronte comune. Dopo il terremoto del 2009, non c’è stato nulla di simile. Anzi, registro sempre di più la voglia di andare via!"

"Ho vissuto alcuni anni a Firenze negli anni '70 - ricorda - lì ho scoperto il rito dell’happy hour che da noi era ancora sconosciuto. Si andava a Ponte Vecchio, alla cantina del Gallo, dove si mangiava e si beveva in allegria, Firenze era già una città internazionale ma il suo cuore storico a misura d’uomo la rendeva molto simile allo splendore del nostro capuologo".

Tornato in città, ha cercato di riportare quanto imparato fuori, mancando proprio il concetto di movida.

E qui partono gli altri ricordi.

"Eravamo un gruppo di circa 30 persone, il pomeriggio si andava al bar Scataglini sotto i portici, una cosa da bere e due chiacchiere: politica, donne, di tutto e di più! La sera era tutto chiuso, tranne il bar 7 nani che era aperto fino a mezzanotte, perché li passavano i bus per Roma".

"Ci si divertiva con poco, si coltivavano gli affetti, gli amici erano sempre quelli, gli stessi di una vita, gli stessi di oggi. La sera ci si ritrovava nelle case delle studentesse, si portava il vino, da mangiare e si faceva festa".

Peppe sorride poi ai tanti nomi che scorrono, da Paolo Salvi detto Pallino, a Gigi Malavolta, passando per Aldo Marra, dirigente storico della Regione Abruzzo, conosciuto non solo per la sua professionalità, ma anche per la splendida voce baritonale con la quale ha allietato tantissime serate goliardiche tra amici.

"Che serate e che ricordi - chiosa con nostalgia - Aldo intonava Granada e tutti rimanevamo ammutoliti! E poi che mangiate! Gigi (Malavolta), cantava a occhi chiusi quasi ispirato, tanto che una volta gli sfilai il microfono, gli misi in mano una banana e lui nemmeno se ne accorse".

Tanti anche gli scherzi, alla Amici Miei, in cui Peppe aveva il ruolo del capobastone, ovvero l’Adolfo Celi che impersonava il Sassaroli per gli amanti della trilogia.

"Una volta, decidemmo di andare a trovare delle ragazze di Terni, dopo lunghe telefonate, ma non avevamo le macchine. Un amico, però, ci diede una mano e ci accompagnò, lui doveva fermarsi ad Otricoli, proprio in provincia di Terni, per un matrimonio. E a quel punto, in modo molto elegante, ci imbucammo al matrimonio. Avevamo fame..."

"Purtroppo - rimarca - oggi mancano i punti fermi, nessuno ha più la sua colonna di riferimento sotto i portici, una colonna anche metaforica e non solo metafisica. Io sto bene con me stesso, so che posso stare in qualunque posto, ma non è così per tutti".

"Avevamo metabolizzato in qualche modo il terremoto, ma adesso è tornata la paura e la voglia di andare via. Sta alle amministrazioni fare di tutto per ricreare un tessuto socio-economico. Proprio pochi giorni fa Americo Di Benedetto, candidato sindaco del centrosinistra, invitava a tornare a vivere il centro a livello abitativo, le case che hanno ricostruito anche secondo me sono sicure. Anche perché, il centro è fatto dalla vita che scorre tutti i giorni, non solo dalle attività produttive".

"Trasmettere sicurezza, questa deve essere la priorità. Il sindaco Massimo Cialente in questi anni ha fatto il possibile, mettendosi sempre in prima linea. Molti non sanno che a poche ore dal terremoto del 2009, ha condotto quasi da solo una campagna sullo stile dei moti del’71".

"Durante un summit in Prefettura, durante la tremenda giornata del 6 aprile, da Pescara e da Avezzano soprattutto già facevano la corsa per spartirsi la torta e scipparci le nostre istituzioni. Massimo ribaltò le sedie, non solo metaforicamente, riuscendo a evitare non solo uno scippo ma un vero e propruo scempio. Se non si fosse imposto, oggi non avremmo una città ma un borgo".

Un compito difficile quindi, quello di ricreare le condizioni che portano uno stato di benessere, esteriore ed interiore. "Ma io sono fiducioso e lo sono sempre con un sorriso, una risata al giorno ci salverà, senza nessun dubbio. Ad majora e sempre con allegria!".



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