L'AQUILA: POLO UNIVERSITARIO ALL'EX OSPEDALE, DAL CIPE
25 MILIONI; ''FAR TORNARE LA CITTA' AI FASTI DI UN TEMPO''

Pubblicazione: 19 dicembre 2017 alle ore 18:45

Eugenio Coccia, Teresa Giaquinto, Paola Inverardi e Guido Liris
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L’AQUILA - Attrarre gli studenti e far tornare L’Aquila la città universitaria di un tempo, quella prima del terremoto del 2009, attraverso un’opera straordinaria di riqualificazione dell’intera edilizia universitaria, la creazione di un polo nell’area dell’ex ospedale “San Salvatore” di piazza San Basilio, che comprenda la nuova casa dello studente, una biblioteca documentale dell’intero territorio e la sede dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu).

Il rilancio dell’ecosistema universitario nell’ambito del progetto di ricostruzione è stato il tema centrale dell’incontro che si è tenuto questa mattina nell’Aula Magna del dipartimento di Scienze umane del capoluogo abruzzese, attraverso i punti chiave del progetto triennale redatto dall’Università dell’Aquila, presentato al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), che ha dato inizialmente un parere favorevole alla prima annualità, per quasi 25 milioni di euro.

Ad aprire i lavori Teresa Giaquinto, dirigente della struttura di Missione, istituita presso la presidenza del Consiglio del ministri, che si occupa della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2009.

“La ricostruzione pubblica dell’Aquila ha avuto bisogno di una fase di programmazione, che solo ora sta partendo davvero, avevamo il compito di predisporre programmi triennali, in previsione di quello che sarà il futuro sviluppo della ricostruzione, i tempi e le risorse a essa dedicate - ha spiegato la Giaquinto - Questo è quello che abbiamo fatto, dando un supporto a 360 gradi all’amministrazione comunale al settore dell’edilizia scolastica nella sua interezza, per capire in che direzione si sta andando”.

“Abbiamo predisposto un piano annuale per il 2018, sulla base di quello triennale, che è in corso di presentazione al Cipe e che probabilmente verrà approvato al fine di questa settimana - ha aggiunto - con il quale finanziamo una prima parte degli interventi, quasi 25 milioni di euro”.

Lo scopo, in estrema sintesi, è di rilanciare l’intero settore universitario locale, dandogli un nuovo ruolo sociale.

“Noi, come struttura di Missione, abbiamo supportato l’Università per la redazione del piano - ha concluso la dirigente - lo abbiamo presentato, attraverso un’istruttoria, al Comitato per il trasferimento delle risorse e finalmente possiamo dire che ci siamo quasi, manca soltanto l’ok definitivo, che comunque arriverà prima di sabato prossimo”.

Sul progetto di rilancio è intervenuta la rettrice dell’Università aquilana, Paola Inverardi, che ha voluto fare il punto sullo stato dell’arte dal 2009 a oggi.

“Oggi - le sue parole - possiamo fare un consuntivo di quello che è stato fatto in questi anni, con l’obiettivo di essere protagonisti, come Università, della ricostruzione e offrire quindi agli studenti la possibilità di lavorare in un contesto che non è staccato dal territorio nel quale si vive, ne è parte integrante e soggetto di ricostruzione a tutto campo, in parte questo processo è stato avviato - ha spiegato la rettrice - Noi siamo molto presenti in tutti i settori. abbiamo un’attività culturale molto importante, che coinvolge gli studenti della città, attraverso un’attività pedagogica e formativa”.

In pratica, una serie di interventi ad ampio spettro che comprenda un coinvolgimento diretto sia dei docenti, che degli studenti stessi. 

“Siamo presenti nella sanità, nelle infrastrutture digitali e di ingegneria, abbiamo un progetto che ha portato la Fiat a inserire l’Abruzzo nell’accordo di programma con il Governo, come la quarta regione nella quale fare ricerca - ha proseguito la Inverardi - questo è un risultato eccezionale, eravamo la prima regione produttiva per questa azienda, ma non eravamo presenti nella ricerca, siamo molto soddisfatti per questo importante passo avanti”.

“L’idea è quella di creare un campus universitario, un polo che veda come temi centrali lo studio e la vita universitaria in genere - ha detto infine la rettrice - Ci sarà, con la ristrutturazione dell’edificio, una casa dello studente, un posto per l’Adsu, oltre alle nostre attività e alla grande biblioteca, che vorremmo diventasse un patrimonio documentale della città e perché no, ospitare anche la biblioteca provinciale, ma bisogna vedere se questo sarà possibile. Di certo possiamo dire che creeremo un polo di attrazione per ogni aspetto culturale del territorio”.

Presente, in rappresentanza del Comune dell’Aquila, il vice sindaco Guido Liris, che ha voluto sottolineare “l’importanza della collaborazione tra gli Enti, affinché si concluda il processo di ricostruzione pubblica, ancora troppo indietro rispetto a quella privata”. 

“Fino a oggi l’approccio dell’amministrazione, nei confronti della ricostruzione, è stato quello di puntare sull’ambito privato e questo è chiaro a tutti, lo si vede anche nella dotazione di organico e delle risorse umane superiore di 8 volte nel settore privato - ha spiegato Liris - Questo è dovuto a una volontà politica che, in un momento di emergenza ha scelto di far rientrare più persone possibili nelle proprie case, adesso per fortuna quella fase è stata superata e bisogna dare una risposta concreta anche nella ricostruzione dell’edilizia pubblica e per questo stiamo predisponendo una task force, che possa rispondere a queste nuove esigenze”. 

Il vice sindaco ha poi puntato i riflettori sui due punti di forza della città, ribadendo quanto già affermato dagli altri, ossia qualità e offerta del territorio, “per far tornare L’Aquila alla sua originaria vocazione, quella di città universitaria”.

“La nostra storia, il nostro dna, l’università, il Gran Sasso Science Institute (Gssi), sono questi i nostri tratti distintivi, siamo e dobbiamo essere orgogliosamente diversi - ha detto - Costruendo una visione d’insieme della ricostruzione, che parta da una collaborazione attiva di tutti gli Enti, solo così possiamo giocare una partita vera e vincerla. Dobbiamo ricordare che l’economia della nostra città girava attorno al mondo universitario”.

Liris ha quindi chiuso il suo intervento ricordando che in città “i sono molte eccellenze, che creano movimento, ricerca, ma anche, appunto, economia, oltre al Gssi e all’Univaq, la scuola della Guardia di finanza a Coppito e l’ospedale che sono parte di questa economia e attorno alle quali gira un indotto al quale, oggi, non possiamo più rinunciare”.

Anche il rettore del Gssi, Eugenio Coccia, ha voluto sottolineare l’importanza della città dell’Aquila come attrattiva a livello mondiale. 

“Bisogna attrarre giovani talenti e docenti di grande profilo, rendendo L’Aquila sempre più vicina a essere la città della conoscenza, che tragga dalla ricerca, dalla formazione e dal capitale umano, una grossa quantità del profilo economico della città - ha dichiarato - e che, allo steso tempo, sia protagonista di progetti di ricerca, di trasferimento tecnologico, che contribuiscano alla trasformazione della città”.

Coccia ha poi dato spazio al problema della fuga dei cervelli, spiegando che “il problema non è che vanno via, ma che poi non tornano. La fuga c’è in tutti i Paesi, non solo in Italia, ma qui non riusciamo a offrire le stesse possibilità economiche delle altre nazioni e non riusciamo, allo stesso tempo e per le stesse ragioni, ad attrarre i cervelli stranieri”.

Secondo il rettore del Gssi, il problema, a livello locale, sarebbe da ascrivere alla mancanza di servizi pubblici.

“I più importanti non funzionano, c’è il massimo della confusione in questo momento, perché si sta mettendo a posto, ma per farlo in qualche modo si deve ingombrare - ha concluso - ma quando si riuscirà finalmente a vedere, per esempio, che Università e Gssi sono realtà nuove e rinnovate, si inizierà anche a scorgere la luce in fondo al tunnel, cominciando a pensare a una città nuova, bisogna soltanto avere la pazienza di aspettare ancora”.



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