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L'AQUILA: RAPPORTO AGROMAFIE, BUSINESS DA 25 MILIARDI, PIU' 12, 5 PER CENTO IN UN ANNO

Pubblicazione: 12 giugno 2019 alle ore 18:36

L'AQUILA - Il volume d'affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con un balzo del 12,4% nell'ultimo anno con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell'economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere circolazione delle merci e dei capitali.

E' quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agroalimentare, illustrato stamane presso la Scuola Sottufficiali delle Fiamme gialle dell'Aquila.

Presenti Gian Maria Fava, presidente dell'Eurispes, Ettore Prendini, presidente Coldiretti, Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nel settore agroalimentare e Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Una rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l'interesse di organizzazioni che via via abbandonano l'abito "militare" per vestire il "doppiopetto" e il "colletto bianco", riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell'economia e della finanza tanto che ormai si puo' parlare ragionevolmente di mafia 3.0.

Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali "famiglie" che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di "arruolamento", riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.

Si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso che, proprio grazie a loro, assume e consolida un carattere transnazionale e globale. 

I poteri criminali si "annidano" nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta. 
Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l'ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all'estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell'Unione europea RASFF. 

Senza trascurare le conseguenze sull'ambiente con le discariche abusive e le illegalita' nella gestione dei rifiuti che fanno registrare oltre 30mila ecoreati all'anno in Italia. 

Nel 2018 si è confermata anche l'impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall'olio al vino) e animali con un ritorno dell'abigeato con veri e propri raid organizzati a livelli quasi militari strettamente connessi con la macellazione clandestina.

A tutto questo - osserva il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare - si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un "miracolo all'italiana" affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.

"Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una o più 'governance multilivello' sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi. Il comparto agroalimentare - spiegano Gian Maria Fara, presidente Eurispes e Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione 'Osservatorio Agromafie' - si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri". 

Fara e Caselli hanno aggiunto: "Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La 'struttura intelligente' si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall'apparenza lecita. Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative".

CONTROLLI NAS
Tra il 2017 e il 2018 il Nas hanno effettuato 53.526 controlli nel settore della sicurezza alimentare registrando risultati "non conformi" in 19.218 casi. 

Nell'ambito dell'attività ispettiva sono state arrestate 28 persone mentre quelle denunciate all'Autorità giudiziaria sono state 2.509 e all'Autorità amministrativa 16.685. 

Sono state contestate sanzioni amministrative per oltre 26 milioni di euro per un valore dei sequestri pari ad oltre 638 milioni di euro. Nello stesso periodo, i controlli nel settore dei farmaci sono stati 6.591 con 1.421 situazioni di irregolarita', con sanzioni per circa 2,3 milioni di euro e un valore sei sequestri di oltre 30 milioni di euro. 

Nel settore della sanità i controlli sono stati invece 26.820 per un totale di irregolarità riscontrate pari a 4.225, il valore delle sanzioni è stato di circa 3,8 milioni di euro, mentre quello dei beni sequestrati di oltre 400 milioni di euro. 



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