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ABRUZZOWEB NEI LOCALI DELL'EX ALBERGO ITALIA, LE FOTO IN ANTEPRIMA

L'AQUILA, RIECCO LA SPLENDIDA SALA BAIOCCO
SVELATI ORO, STUCCHI E MARMI ROSATI

Pubblicazione: 15 ottobre 2017 alle ore 08:45

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L’AQUILA – Via le impalcature interne, ancora qualche dettaglio su cui intervenire ma la Sala Baiocco dello storico Albergo Italia, lungo corso Vittorio Emanuele all’Aquila, dove AbruzzoWeb è entrato in anteprima, sta per mostrarsi di nuovo alla città svelando stucchi riportati al colore originario e nuove decorazioni fino a prima del terremoto del 2009 nascoste da strati di vernice.

Il grosso dei lavori è infatti alle spalle e non manca molto prima di poter rivedere, dopo il restauro completo, un luogo che racconta la società aquilana dei primi del Novecento e le correnti artistiche dello stile Liberty e del Simbolismo portate in città dalla Scuola di Arti e Mestieri diretta da Teofilo Patini, realizzato proprio a cavallo tra '800 e '900. 

I lavori di ristrutturazione, partiti nel 2014, avrebbero dovuto concludersi nel marzo del 2016, “ma ci sono state delle proroghe, concesse di volta in volta per le interruzioni dovute agli scavi per il passaggio del nuovo tunnel dei sottoservizi - precisa Edoardo Fongoni, capocantiere della Meg costruzioni srl, una delle ditte esecutrici dei lavori - l’effettiva data di riconsegna dipenderà, ovviamente, dal completamento non solo dei lavori restanti, ma anche da tutta una serie di incombenze amministrative e burocratiche da espletare. Come pure bisogna tener conto di imprevisti che dipendono, ad esempio, dalle condizioni climatiche che devono restare buone per consentire di portare a termine alcune opere”.

Sono state rimontate le formelle ovali sulle volte, decorate a tempera proprio da Patini, il dipinto centrale raffigurante un baccante e i quattro a contorno con scene di puttini e portati a nuova vita gli stucchi e gli ornamenti, realizzati invece dai fratelli Feneziani, artisti aquilani allievi del pittore di Castel Di Sangro.

“Un ambiente, la Sala Baiocco, che ha rivelato dettagli preziosi e informazioni inedite sulle tecniche di decorazione in uso nella scuola aquilana - svela a questo giornale Antonio Mignemi, restauratore e titolare della Mimarc Srl dell’Aquila che si occupa del recupero artistico - In questo intervento, oltre all'attività di recupero dai danni da sisma, stiamo svolgendo degli studi storici approfonditi sia sugli aspetti artistici che delle maestranze, del contesto storico-culturale e soprattutto dei materiali costitutivi di cui è composta la decorazione di tutto l'apparato”.

“Le decorazioni sono polimateriche e realizzate con maestria di alto livello. Opere in stucco monocromo e policromo, pitture murali, decorazione a scagliola, metalli - aggiunge Mignemi - Alcuni dettagli analizzati scientificamente mediante analisi specialistiche al Sem, uno scanner microscopico elettronico, effettuate su una decorazione in piombo dorato a foglia, fino a prima sconosciuto, ci hanno permesso di ricostruire la tecnologia utilizzata per la realizzazione di questi elementi decorativi, utile per fare dei confronti artistici con opere similari presenti in altri contesti”.

“Queste informazioni, oltre a servire per mettere a punto le tecniche di restauro, sono importantissime per ricostruire la storia delle tecniche esecutive che gli artisti aquilani utilizzavano alla fine dell'Ottocento nella Scuola Arti e Mestieri aquilana”, precisa. 

Restano da ritoccare i marmi rosati che rivestono la base delle pareti e di cui sono fatte le colonne divisorie all’interno della Sala Baiocco, “piccole integrazioni nei punti maggiormente lesionati e iniezioni di malta a base di calce apposita per il restauro, per consolidare quelle parti che presentano dei rigonfiamenti ma su cui non si può intervenire in modo più invasivo”, hanno spiegato fonti tecniche interne al cantiere.

L’impatto, entrando nella stanza, è da togliere il fiato: le dorature cui è stato restituito il colore originario e che erano coperte da uno strato bianco di rasatura di intonaco, i fregi, le aquile agli angoli del soffitto quasi a sorreggere la balconata che corre lungo il perimetro della sala.

E ancora, le finestre alte e strette e le vetrate multicolori per guardare il cielo affacciato nello stretto cortile interno, i lunghi corridoi coperti di stucchi floreali, dove qualche anno fa c’era la cassa di un ristorante.

Si sale ai piani superiori dove si trovavano e dove torneranno, anche se ancora senza un’idea precisa dell’utilizzo, le circa 30 camere dell’Albergo Italia.

Non ci si aspetta la ‘sorpresa’ di un salottino completamente dipinto di verde e di fiori stilizzati, incorniciato da scene paesaggistiche con un finto camino che in realtà è un affaccio sulla Sala Baiocco sottostante.

Le decorazioni sono spuntate fuori con la rimozione di strati di intonaco e vernice e ricostruite dai restauratori nelle parti, molte, purtroppo mancanti o danneggiate. 

Una vista piacevole che è solo l’assaggio di una delizia da incontrare poco più avanti: la stanza dove si dice abbia soggiornato il poeta Gabriele D’Annunzio, dalla volta a sesto acuto ornata di colonnette in stile gotico e dalle cui finestre si osserva il profilo dei tetti del centro storico.

L’ex Albergo Italia fa parte del mega aggregato da 15 milioni di euro del Consorzio dei Cantoni compreso tra il Corso, via Tempera e via Verdi.

Anche la facciata lungo corso Vittorio Emanuele, con il portone d’ingresso, è stata ripulita “da ben otto strati di vernice di colori diversi, frutto di altrettanti lavori di manutenzione probabilmente”, mentre stanno per essere reintegrate le parti mancanti in vetro e in ferro di tettoie, pensiline e ringhiere.

 



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