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L'AQUILA: ROSSI (CASAPOUND), ''ALLARGARE CICLABILE PER ACCESSO AI TERRENI''

Pubblicazione: 18 maggio 2017 alle ore 10:39

Dino Rossi

L'AQUILA - L'emergenza cinghiali, i canoni irrigui, la pista ciclabile di Monticchio che impedisce ai coltivatori di accedere ai campi.

Sono alcuni tra i temi posti da Dino Rossi, allevatore di Ofena, candidato al Consiglio comunale dell'Aquila con la lista di Casapound a sostegno di Claudia Pagliariccio.

"Il problema dei cinghiali è collegato al Parco, di cui il comune dell'Aquila fa parte con una grossa fetta di territorio - spiega - L'ente Parco fino ad oggi non ha dato nulla agli allevatori, anzi li sta cacciando via dal suo territorio. Se gli allevatori c'erano da prima dell'istituzione del Parco, perché non aiutare queste persone che vivono con la montagna? Ci sono enti che invece vivono per la montagna, nel senso che sono alla ricerca di fondi e contributi, ma i nostri paesi e i nostri territori sono completamente abbandonati".

A proposito dei canoni irrigui, Rossi conferma che "la cifra è molto alta, non ci rientriamo più con i costi. Non credo serva abolire il Consorzio - dice - ma vanno rifatti dei piani di classifica, se un terreno frutta dieci, non puoi chiedere undici".

E poi torna a puntare l'indice contro la pista ciclabile che va da Sant'Elia a Fossa, recentemente inaugurata: "È uno scempio - tuona Rossi - Hanno invaso con l'asflato una strada privata, sembra che non ci siano stati esprori. Hanno preso fondi dalla Comunità europea e sono stati spesi in modo sbagliato su un posto sbagliato. Una pista ciclabile si fa se congiunge vari punti e la bicicletta può essere utilizzata al posto della macchina, ma non condivido una spesa per collegare il nulla al nulla".

"La soluzione? Allargare la pista ciclabile per consentire ai frontisti di poter accedere ai campi. Hanno speso due milioni di euro e la cosa più grave è che è stato fatto uno studio di fattibilità dall'Università dell'Aquila".

Parlando di ricostruzione, poi, Dino Rossi ricorda come "quando c'erano le tendopoli arrivavano i prodotti da fuori e le aziende del posto erano in affanno. Grazie al mio impegno il Consiglio dei ministri cambiò l'ordinanza per far acquistare i prodotti dalle aziende in loco. Oggi vediamo persone disoccupate con il cantiere più grande d'Europa, chi vende materiali edili con l'acqua alla gola. Oltre al terremoto, l'economia non riparte. È colpa sia di chi ha gestito che di chi è stato all'opposizione che non ha fatto proposte serie".

Insomma, "la ricostruzione è una desolazione, è stata gestita male dall'inizio".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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