PRESIDENTE ANGELINI: ''SCELTA DIGNITOSA, MA DURA; GRAZIE AI RAGAZZI E
ALLO STAFF''. ''LA RUGBY'' RITIRA ISCRIZIONE AL CAMPIONATO DI SERIE A

L'AQUILA RUGBY CLUB: E' IL GIORNO DELLE LACRIME, SI CHIUDE PAGINA LUNGA 82 ANNI

Pubblicazione: 09 agosto 2018 alle ore 11:43

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L’AQUILA - Dopo 82 anni di storia, 55 partecipazioni nella massima serie, 5 scudetti e 2 Coppe Italia, ma anche crisi, retrocessioni e salvataggi “in extremis”, e dopo aver “sfornato” giocatori di livello internazionale come Tommaso Fattori, Massimo Mascioletti, Serafino Ghizzoni, Andrea Lo Cicero, Antonio Di Zitti Angelo Autore, il Club neroverde, nato dalle ceneri dell’Aquila 1936, chiude quasi silenziosamente la sua avventura.

Una lunga nota, in una mattina di agosto, ne ha sancito ufficialmente la fine.

Le pendenze con la Polisportiva L’Aquila Rugby e con diversi giocatori, infatti, hanno costretto la Federazione Italiana Rugby ad accettare l’iscrizione della società “sub judice”; ma con comunicato ufficiale, ieri, la società ha annunciato la chiusura di ogni attività.

“Non siamo più in grado di andare avanti”, si legge nel documento.

“È stato dignitoso così”, il presidente del Club, Fulvio Angelini, commenta con poche parole, nella tarda serata di ieri, la triste vicenda.

“È stata una giornata difficile, che arriva dopo un periodo durissimo, ma nonostante le difficoltà, scrivere quella nota non è stata una liberazione, non è stato come togliersi un peso, mi sono commosso, è stato un colpo al cuore”, dice ad AbruzzoWeb il presidente, con la voce rotta dall’emozione nel ringraziare tecnici, staff e giocatori.

Non basterà, questa volta, l’impegno e la forza dei giocatori, che l’anno scorso si erano mobilitati, sin dall’inizio del campionato, per poter giocare, dopo aver saltato la Prima in casa.

Il problema? Sempre lo stesso: soldi, giocatori e “intrighi”, come avevano denunciato senza paura i ragazzi stessi, leggendo sugli spalti del Fattori, tra le lacrime, una lettera struggente, che però smosse gli animi degli aquilani e alla fine, si riuscì a salvare, seppur faticosamente, la stagione.

Era il 30 settembre e in quelle frasi spezzate dall'emozione e dalla rabbia di chi ha creduto in un sogno, mandato in frantumi dagli “squallidi intrighi, dai sotterfugi e dagli accordi di chi voleva solo garantirsi un micropotere”.

“Chi non ci permette domani di giocare sono sia i nemici storici sia quelli che si erano dichiarati amici, persone che fanno finta di litigare solo quando le luci delle telecamere sono accese”, sppiegarono commossi i giocatori.

Un anno dopo, nulla sembra essere cambiato.

Una giornata convulsa, quella di ieri, iniziata con il comunicato ufficiale, poi la lettera del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha rassicurato i cittadini dicendo che “il Rugby aquilano non è morto”, no, perché quest’anno si è riusciti a creare la tanto attesa fusione di quattro società: la Polisportiva L’Aquila Rugby, Gran Sasso Rugby, L’Aquila Neroverde e Vecchie Fiamme, che insieme formano l’Unione Rugby L’Aquila, presieduta da Giampaolo De Rubeis, figlio dell'ex sindaco Tullio.

La nuova realtà è in attesa della decisione della Fir, che dovrà accettare o rifiutare lì iscrizione in A (titolo della Gran Sasso), ma si tratterebbe solo della normale burocrazia, soprattutto alla luce dell’uscita della Club.

Questa fusione ha inciso in qualche modo sul tramonto della storica società neroverde, che dalla Polisportiva prendeva gran parte dei suoi giocatori. Con l’esclusione dalla prossima Serie A dell’Aquila Rugby Club il titolo passa alla Fir, che ora dovrà decidere come comportarsi.

I possibili scenari sono due: il girone 3 di Serie A verrà disputato con 9 squadre; verrà ripescata una squadra dalla Serie B in ordine meritevole, ovvero: Villorba, Alghero o Afragola Napoli.

REAZIONI

Tanti gli appassionati, a livello nazionale e internazionale, che in queste ore hanno voluto essere vicini al Club.

Le Zebre hanno contattato direttamente la società e il presidente Angelini, come molte altre realtà importanti della palla ovale.

Sul web, poi, moltissimi utenti e società italiane hanno commentato la triste notizia.

Gli Scudieri, supporters dei Cavalieri Union Prato Sesto, sulla propria pagina ufficiale di Facebook hanno scritto: “Siamo enormemente dispiaciuti per la fine della storica franchigia L'Aquila Rugby, speriamo, come è già successo l'anno scorso, che da qui all'inizio del campionato di metà ottobre qualche vento favorevole possa cambiare questa triste sorte!”. 

Anche il Cus Genova Rugby ha mostrato la propria vicinanza sui social: “Arriva una #triste #notizia. L'Aquila Rugby #rugbycuorepassione #rugbypassioneitaliana”.

Ma c’è anche chi, con disappunto, ha parlato di “incapacità”: “Al di là delle colpe, della fine annunciata, della tristezza, c'è una ulteriore dichiarazione di incapacità di chi ha operato in questa città a salvare le cose importanti che vengono dalla nostra storia”, scrive un utente, che conclude “Il fondo adesso l'abbiamo toccato e pure raschiato, si può solo risalire”.

Tanti, troppi commenti per poterli riportare tutti in un articolo, centinaia e centinaia di post, foto e frasi di vicinanza da parte degli aquilani, numeri importanti che, se si fossero registrati ogni domenica allo stadio, forse, avrebbero potuto cambiare le sorti “della Rugby”.

L’AQUILA RUGBY NELLA NOTTE DEL 6 APRILE

Per il contributo civile e sportivo dato alla città, in particolare dopo il terremoto del 6 aprile 2009, l'11 settembre successivo, la società fu insignita dall'International Rugby Board del premio Irb Spirit of Rugby. Che il Rugby e la città siano una cosa sola lo hanno dimostrato proprio quei momenti difficili del 2009.

Quella notte i giocatori della palla ovale hanno dimostrato di incarnare i più alti valori dello sport, rischiando la propria vita per salvarne altre. Tutti si mobilitarono, dopo la chiamata dell’allora allenatore Massimo Mascioletti portando in spalla i ricoverati fuori dall'ospedale San Salvatore. Dario Pallotta salvò delle anziane signore che non riuscivano ad uscire dalle loro case, prendendole in braccio, accompagnandole in strada. Scatti e video a ricordare quel coraggio.

Ma il Rugby ha fatto di più, ha ospitato nella propria casa, lo stadio Gran Sasso-Italo Acconcia, poi passato al calcio, centinaia di sfollati e quel campo, una volta verde, si tinse del blu delle tende della Protezione civile.

Ricordi e momenti che oggi fanno male ad un'intera città, costretta a veder sventolare bandiera bianca.



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