L'AQUILA RUGBY NON GIOCA: ''NOSTRO SOGNO
FRANTUMATO DA SQUALLIDI INTRIGHI''

Pubblicazione: 30 settembre 2017 alle ore 17:16

L'Aquila Rugby Club
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L'AQUILA - Occhi lucidi, parole forti dette con voce a volte tremante, frasi spezzate dall'emozione e dalla rabbia di chi ha creduto in un sogno, mandato in frantumi dagli "squallidi intrighi, dai sotterfugi e dagli accordi di chi voleva solo garantirsi un micropotere".

"Chi non ci permette domani di giocare sono sia i nemici storici sia quelli che si erano dichiarati amici, persone che fanno finta di litigare solo quando le luci delle telecamere sono accese".

È un passaggio della dura lettera aperta letta nella tribuna dello stadio fattori dell'aquila, dai giocatori dell'Aquila Rugby Club, iscritta al campionato di serie A, sulla drammatica situazione del sodalizio, gravato da debiti e ridotte finanze per affrontare il torneo.

Domani, proprio nella citta' segnata dal terremoto del 6 aprile 2009, nell'esordio in programma contro il Prato Sesto, a meno di miracoli dell'ultima ora L'Aquila Rugby, gloriosa società in passato dominatrice della scena nazionale, non si presenterà in campo.

Secondo quanto si è appreso per un problema legato ai tesseramenti degli atleti. Il che vuol dire partita persa con quattro punti di penalizzazione e una multa di 4 mila euro e risarcimento delle spese agli ospiti.

E se il forfait si dovesse ripetere per tre gare, sarà decretata l'esclusione dal campionato. Per salvare e rilanciare i neroverdi è in corso un'azione avviata dal sindaco, Pierluigi Biondi, di sensibilizzazione nei confronti dell'imprendiitoria.

"Abbiamo più volte dichiarato la nostra volontà di andare avanti, di sacrificarci pur di giocare il campionato e di dare alla società la possibilità di risollevarsi, ci siamo detti disponibili ad andare incontro alle loro difficoltà, ma a quanto pare questo non importa - si legge ancora nella lettera. Abbiamo sentito dalle loro bocche parole come maglia, colori, impegno, sostegno, rugby, ma non sanno cosa significano, dette da loro sono parole vuote. A nessuno di loro interessa far rinascere il rugby aquilano, farlo crescere e essere un riferimento per tutti, interessano solo i lori piccoli affari. Vogliamo sapere da voi come si può pensare che la città dell’Aquila 'tornerà a volare' quando noi giovani veniamo cacciati dalla nostra casa, quando ci si impedisce di lottare per il nostro futuro e il nostro sogno". 

Dopo incontri, vertici, comunicati congiunti e accordi tra il club neroverde guidato da Luigi Fabiani e Antonio Di Giandomenico, domani L'Aquila Rugby Club, dunque, non scenderà in campo per la prima di campionato di serie A, dopo la decisione di riconsegnare i nulla osta ai giocatori in prestito dalla Polisportiva di Vincenzo De Masi, per mancanza di garanzie, economico-organizzative.

Nessuna dichiarazione, i ragazzi non se la sono sentita di rispondere alle domande, "tutto ciò che abbiamo da dire lo abbiamo scritto e letto nella lettera".

È stato il neroverde Marcello Angelini a farsi portavoce della squadra, ormai riddotta all'osso, lui che colto dall'emozione si è scusato con i giornalisti: "scusate ma non è facile pensare che da domani non facciamo più parte di questa squdra".

Nessuna pietà per chi ha infranto il loro sogno: "Mentre ci raccontavano la favoletta, le facce nuove che avrebbero dovuto portare maggiore credibilità alla società, stavano lavorando per affossare il nostro futuro, riempendoci di bugie".

Poi l'affondo: "Abbiamo sentito dalle loro bocche parole come maglia, colore, sostegno, rugby, ma non sanno cosa significano".

LA LETTERA COMPLETA

"Mancano pochi metri, ci separa solo una porta, ma non possiamo aprire questo lucchetto, non CI FANNO aprire questo lucchetto. Ci stanno impedendo di entrare nella nostra casa, il nostro stadio. Dopo tante chiacchiere, lette sentite in queste settimane, ora è il momento che diate la voce alle uniche persone degne di parlare di maglia, di colori e di appartenenza. Siamo noi le uniche vittime dei loro sporchi giochi, siamo ragazzi di vent'anni che hanno dimostrato i propri valori morali, la propria voglia di credere ad un sogno già dallo scorso anno, quando nelle massime difficoltà abbiamo deciso, nonostante tutto, di scendere in campo ogni domenica, impegnarci, combattere, sacrificarci per il rugby aquilano, arrivando a giocare una finale, pensando di poter rappresentare l'orgoglio di questa città. Siamo gli unici che hanno creduto nel progetto voluto da Mauro Zaffiri, siamo gli unici che vogliono portare avanti quel progetto e realizzarlo, siamo gli unici che vogliamo onorare la sua memoria. Per un anno intero ci siamo battuti in nome di un'appartenenza in cui abbiamo sempre creduto, anche se la città non ci ha mai fatto sentire il suo supporto e la sua vicinanza, ci siamo sentiti soli senza quel sostegno che è la nostra fede e religione, ad affrontare  problemi troppo grandi per ragazzi della nostra età". 

"Per un mese ci siamo allenati, credendo che c'erano persone che stavano lavorando per superare i problemi esistenti. Mentre noi stavamo preparando la partita di domani, loro facevano i loro squallidi intrighi, sotterfugi, accordi per garantirsi quel micropotere a cui tanto aspirano. Mentre ci raccontavano la favoletta, lavoravano per affossare il nostro futuro, le facce nuove, che avrebbero dovuto portare maggiore credibilità alla società, ci hanno riempito di bugie, siamo grati alla sola persona che in più occasioni ci ha guardato in faccia e ha cercato di spiegarci quello che realmente stava succedendo. Coloro che non ci permettono di giocare domani sono sia i nemici storici, sia quelli che si erano dichiarati amici".

"Persone che hannp fatto finta di litigare solo quando le luci delle telecamere erano accese. Abbiamo più volte dichiarato la nostra volontà di andare avanti, di sacrificarci pur di giocare il campionato e di dare alla società la possibilità di risollevarsi, ci siamo detti disponibili ad andare incontro alle loro difficoltà, ma a quanto pare questo non importa. Abbiamo sentito dalle loro bocche parole come maglia, colori, impegno, sostegno, rugby, ma non sanno cosa significano, dette da loro sono parole vuote".

"A nessuno di loro interessa far rinascere il rugby aquilano, farlo crescere ed essere un riferimento per tutti, interessano solo i loro piccoli affari. Vogliamo sapere da voi come si può pensare che la città dell'Aquila "tornerà a volare", quando noi giovani veniamo cacciati dalla nostra casa, quando ci si impedisce di lottare per il nostro futuro e il nostro sogno. Dite che i giovani sono il futuro, sappiate allora che oggi, 20 tasselli del vostro futuro non ci sono più".

LE REAZIONI

BIONDI: "CLUB E POLISPORTIVA SI ACCORDINO, BASTA CHIACCHIERE"

“L'Aquila Rugby Club e la Polisportiva L'Aquila rugby si siedano attorno ad un tavolo e trovino una soluzione per fare in modo che il sodalizio noeroverde possa affrontare la stagione sportiva 2017/2018”.

È l'appello del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, alla luce della straziante lettera dei giocatori del team aquilano, che domani non scenderà in campo.

“Lo sfogo e l'amarezza dei ragazzi dell'Aquila rugby club, che hanno visto il loro sogno di scendere in campo per difendere i colori neroverdi a un passo dalla meta, sono quelli di un'intera città che viene privata di una storia gloriosa e fatta di successi. Tutto ciò è inaccettabile, così come è inspiegabile la corsa di alcuni a dare il colpo di grazia a società e squadra, nonostante gli sforzi del compianto Mauro Zaffiri, di tecnici e giocatori”, aggiunge il primo cittadino.

“In queste settimane ho ascoltato tante belle parole di facciata e visto pochi fatti - continua - Per questo ringrazio chi, come il comitato dei garanti e l'Ance, ha agito concretamente per arrivare a un estremo tentativo di soccorso del sodalizio”.

“Spiace constatare che faide interne, dal sapore squisitamente politico e che nulla hanno a che vedere con lo sport, abbiano causato una simile situazione - accusa poi - È molto chiaro quale sia la parte politica che ha la responsabilità morale di un disastro che fino alla fine si è tentato di scongiurare".

"Il rugby ha rappresentato un terreno di caccia e scontro per interessi che nulla hanno a che vedere con la crescita del movimento e di generazioni di sportivi”, sottolinea ancora Biondi.

“La radiazione dal campionato arriverebbe qualora la squadra non dovesse scendere in campo per tre partite consecutive - conclude - In linea teorica esistono ancora margini per poter intervenire. Chi finora ha dichiarato di agire per il bene della palla ovale e della città lo dimostri concretamente: il tempo delle chiacchiere è finito”.



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