L'AQUILA: TSA PORTA IN SCENA IN 23 COMUNI ABRUZZESI ''TEATRO A IMPATTO ZERO''

Pubblicazione: 26 giugno 2018 alle ore 12:42

TERAMO - "Teatro ad impatto zero" è un progetto del Teatro Stabile d'Abruzzo voluto dal presidente Annalisa De Simone e dal direttore Simone Cristicchi, per rivitalizzare il tessuto sociale dei 23 comuni del cratere abruzzese.

Il progetto rientra nell'ambito del festival Abruzzo dal vivo, una rassegna voluta dalla Regione Abruzzo.

"Il nostro obiettivo - spiega Simone Cristicchi - è quello di portare eventi teatrali a impatto zero, nei tanti luoghi colpiti dal sisma, per fornire nuova attrattività al territorio, mediante iniziative e spettacoli dal vivo che favoriscano il coinvolgimento delle comunità locali".

"Dalle frazioni meno popolate ai centri più abitati, il teatro di narrazione diventa quindi cemento nuovo, capace di far confluire le comunità intorno alla magia senza tempo e l’emozione del racconto orale, per stimolare vita culturale nel territorio, nel tessuto sociale e di conseguenza in quello economico", conclude.

Tutti gli spettacoli saranno a ingresso libero, 


Questo il calendario completo.

mercoledì 27 giugno, ore 21.00 Piazza Roma, Castelli (Teramo), andrà in scena "Non c’è mai silenzio", di e con Elisabetta Salvatori, violino e chitarra Matteo Ceramelli.

Uno spettacolo che è un orazione civile, una voce lontana sempre presente, una testimonianza: quella della strage ferroviaria di Viareggio, del 29 giugno 2009.

Ci sono parole che mostrano l'invisibile, fanno vedere quello che non esiste più. Elisabetta, che è sola in scena, accompagnata dal violino di Matteo Ceramelli racconta quella drammatica notte e qualcosa della vita di tutte le trentadue vittime. Cerca di restituire poesia alle vite perse e prova a raccontare la grandezza della quotidianità. Vuol essere memoria e speranza.

Lunedì 2 luglio, alle 21, nel piazzale del santuario di San Gabriele, a Isola del Gran Sasso (Teramo), "Felicità for dummies", di e con Roberto Mercadini.

Qual è il significato originario della parola “felicità”? Cosa c’entrano gli alberi? E i vichinghi? E le galassie? E i calciatori brasiliani?

Perché William James Sidis, l’uomo più intelligente della storia, ha avuto una vita così infelice? Cosa non aveva capito, lui che era in grado di comprendere ogni cosa? Che gli avrebbe detto Dante? E un calciatore brasiliano? E un galassia? E un guerriero vichingo? E un albero? Perché mi piacciono tanto le domande?

Martedì 3 luglio, alle 21, verrà replicato a Cortino (Teramo),  in Piazza Regina Margherita, a Cortino 

Mercoledì 4 luglio, a Pizzoli (L’Aquila), alle 21, al Castello Dragonetti De Torres, andrà in scena "Caprò", di Vincenzo Mambella, regia Edoardo Oliva, scenografia Francesco Vitelli, con Edoardo Oliva.

La vicenda tragica di Cαprò incrocerà l’immane tragedia del naufragio del bastimento inglese Utopia che nel 1891 s’inabissò al largo di Gilbilterra provocando la morte di circa 600 immigrati, per lo più contadini italiani, in viaggio verso gli Stati Uniti. 

A bordo anche 14 contadini abruzzesi di Fraine, in provincia di Chieti.

Una storia, quella di Cαprò, che non rompe completamente il muro dell'oblio,  non approda sui libri.

Giovedì 5 luglio, a Farindola (Pescara), appuntamento alle 21, in piazza Mazzocca, con "Semplicemente vivere", di e con Don Luigi Verdi.

Tre storie si sono incontrate a Romena, dove la Compagnia delle Arti  scrisse nello statuto che il suo obiettivo era "portare un sorriso", nei luoghi dove ce ne fosse stato più bisogno. 

Lo strumento scelto per realizzare tutto questo era la creatività in tutte le sue forme più colorate: la musica, il ballo, la comicità, l’autoironia. La loro ultima proposta è dare vita ad una serata speciale sul tema “Semplicemente Vivere, con occhi risorti”.
Filo conduttore del percorso la ricerca di pratiche, idee, stili di vita per ritrovare la semplicità del vivere e per ricominciare a apprezzare la bellezza del quotidiano.

Venerdì 6 luglio, "Caprò" verrà replicato a Montorio al Vomano, (Teramo), alle 21 presso il Cineteatro comunale.

Mercoledì 11 luglio, a Montereale (L’Aquila) alle 21 in piazza Plebiscito ci sarà "Marocchinate" di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti, musiche eseguite dal vivo da Marcello Corvino, costumi Sandra Cardini, voci Off  Elisabetta De Vito, Massimo De Rossi, Aurora Guido, regia Nicola Pistoia.

Lo spettacolo racconta i terribili giorni  successivi allo sfondamento da parte degli Alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. 

Apparentemente la guerra è finita e l’Italia è libera, ma non per le popolazioni di gran parte del basso Lazio. 

E questa è l’altra faccia della Liberazione, "Aspettavamo ji salvatori… so’ arrivati ji diavoli". Alle truppe "Marocchine" viene affidato il compito di entrare nella rocciosa difesa tedesca.

Ottemperano il loro compito e "le truppe di colore", come ricompensa, ottengono il “diritto di preda” contro la popolazione civile.

Cinquanta ore di carta bianca, cinquanta ore in cui fanno razzia di tutto quello che trovano: oro, case, vino, bestie, ma soprattutto donne. Sono migliaia le donne che verranno stuprate e uccise nella primavera del ’44.

Marocchinate verrà replicato a Farindola giovedì 12 luglio, alle 21, in piazza Mazzocca.

Martedì 17 luglio, a Montereale (L’Aquila), alle 21 in piazza Plebiscito ci sarà "La foto del carabiniere - la storia di Salvo D’Acquisto e di mio padre”, di e con Claudio Boccaccini.

Il 23 settembre del 1943 davanti al mare di Palidoro un vicebrigadiere dei carabinieri, il 23enne Salvo D’Acquisto, fu ucciso dalle SS. 

Il giorno prima, durante un’ispezione, era esplosa accidentalmente una cassa di munizioni, uccidendo due soldati tedeschi. 

Era stato un incidente, ma per i tedeschi, che dopo l’8 settembre erano passati dall’essere truppe alleate a truppe d’occupazione nemiche - quell’episodio era da considerarsi un attentato e come tale vendicato con una rappresaglia. 

La mattina del 23 settembre vennero quindi rastrellati ventidue uomini innocenti per essere fucilati,  ma l’intervento di Salvo D’acquisto, che si autoaccusò del fatto, salvò loro la vita.

Lo spettacolo racconta questa vicenda attraverso i ricordi circostanziati di chi ne fu protagonista, il padre dell’autore e interprete,  Tarquinio Boccaccini, che quella mattina del ‘43 era tra i ventidue uomini salvati dal sacrificio dell’eroico carabiniere.



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