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L'AQUILA: TVUNO SI 'RIVEDE' PER UNA SERA, RIMPATRIATA AL RISTORANTE CON TANTI EX TRA GIORNALISTI E TECNICI

Pubblicazione: 14 ottobre 2018 alle ore 19:16

L'AQUILA - Rimpatriata ieri sera all'Aquila per editori, giornalisti e tecnici che hanno lavorato per TvUno, storica e per anni unica televisione del capoluogo d'Abruzzo.

Al ristorante Il Vicoletto, in pieno centro storico, si sono dati appuntamento in tanti per celebrare un pezzo importantissimo dell'informazione aquilana che ha raccontato, dagli gli anni '90 fino a qualche tempo fa, il bello e il brutto della città, soprattutto quella prima del terremoto del 6 aprile 2009.

Titolo della rimpatriata, "TvUno... Nessuno e centomila", come da cronaca sinceramente romanzata da Giusi Fonzi, addetta stampa dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dell'Aquila. 

Presenti alla serata, oltre a Fonzi, Duilio Tazzi, Cristian De Rosa, Elisabetta Barozzi, Nunzia Mascia, Simona Sacchetti, Matilde Albani, Paolo Della Ventura, Giovanna Laglia, Michela Santoro, Roberta Galeotti, Marcello Aromatario, Stefano Frascaria, Luca Sciotti, Tiziana Pasetti, Marcella Mariani, Francesca Vulpis, Vanni Biordi, Daniela Rosone, Angela Ciano, Daniela Braccani, Roberta De Paolis, Barbara Bologna. 

"Quando Matilde Albani, ha avuto l’ottima idea della cena di Tv uno pensavo ad un amarcord fra pochi amici del secolo scorso: Marcello Aromatario, Stefano Frascaria, Cinzia Scopano, Gianfranco Colacito, Enrico Vittorini, tutti nomi di primo palinsesto, e le ragazze del poi. Quando sul gruppo chat abbiamo superato i 50 membri, alcuni persino sconosciuti fra loro, ci è venuto spontaneo  il tema della serata: TV uno, nessuno e centomila.... Abbiamo preso coscienza tutti, tra un arrosticino ed un bicchiere, che quel piccolissimo schermo della tv locale è stato un caravanserraglio di giornalisti, tecnici e funamboli vari che hanno popolato via via le redazioni non solo cittadine ma anche nazionali. Mentre correvamo, sempre contro tempo, poco attrezzati, giovanissimi e male imparati, dietro agli scarni fatterelli del giorno, per riempire l’ineluttabile mezz’ora quotidiana, nostra spada di Damocle, non ci rendevamo conto di scrivere una parte importante della memoria cittadina", scrive la giornalista .

"Nel contempo, eravamo protagonisti ignari di un pezzo della storia minore della tv locale, tutta cancellata e sovrascritta per necessità di riciclo nastri in formato tre quarti. Un tentativo di tv, spesso fatto di sacrifici personali, di comiche gaffes, di rimborsi da mozzo, di tanta curiosità e poca preparazione, di un'esperienza che si costruisce col tempo e senza maestri, in un ambito che, negli anni 90 aveva scarsa tradizione e know-how nel capoluogo abruzzese. Questa dimensione di arrangiamento e il capogiro di vedere L’Aquila e il tran tran sotto casa rappresentati sullo schermo, a poca distanza di telecomando da realtà e canali patinatissimi,  valeva la clemenza dei tele-concittadini per le modeste prestazioni e, nonostante tutto, una generale considerazione. Anche se,i meno realistici di noi, a volte possono aver ceduto alla lusinga di scambiare lo sguardo di chi ti riconosce per strada, con una ammirazione da fan, ci pensava Marcello, da dietro la telecamera a ridarti le misure, con due vernacolari battute tranchant", aggiunge. 

"Eravamo una piccola comunità dell’antenna a basso voltaggio ma che pure cercava di contribuire, bene o male, all’informazione e quindi alla trasparenza e alla democrazia. Oggi la rete e la tv digitale hanno inventato altri modi di farlo e tvuno è già archeologia della comunicazione e noi, i suoi centomila anonimi testimoni, ce lo siamo raccontato in un’inedita cena, la prima di una serie che diventerà sicuramente rito, in quella tipica retorica da reduci: tra epica nostrana, aneddotica e nostalgia. Ci siamo persino scoperti a volerci bene. Ho sempre pensato che chi sceglie di “andare in onda” invece che stare dietro una tranquilla scrivania, abbia una certa dose di egocentrismo e follia", prosegue.

"Tra gente così può succedere di tutto - conclude la giornalista - Persino decidere di scrivere delle memorie. Si scoprirebbero retroscena da cabaret dell’assurdo dietro l’improbabile impeccabilità dei mezzi busti di provincia". 



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