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L'AQUILA: VIA LAVORI A PALAZZO MARGHERITA,
''500 GIORNI PER RIAVERE LA CASA PUBBLICA''

Pubblicazione: 07 novembre 2016 alle ore 13:58

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L’AQUILA - Cinquecento giorni, si spera, per riavere ricostruito palazzo Margherita, storico municipio dell’Aquila pesantemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009, e che per una serie di intricate vicende burocratiche da 7 anni e mezzo, a dispetto di fondi subito disponibili, attendeva l’inizio dei lavori.

Un avvio del cantiere quanto mai urgente perché, è stato rimarcato questa mattina nel taglio del nastro simbolico, le recenti forti scosse del Centro Italia hanno ulteriormente aggravato la situazione della struttura che, sebbene puntellata, continua a torcersi su se stessa rischiando di diventare pericolosa.

Il cantiere di ricostruzione da 11,7 milioni di euro è stato aggiudicato all'associazione temporanea di imprese composta da Samoa Restauri, Sepe Costruzioni e Digimastri Costruzioni a 8,9 milioni dopo un ribasso del 26 per cento. L'importo esatto dei lavori è 6,935 milioni.

I fondi sono disponibili già dal 2010, stanziati dall’allora commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, a cui si sono aggiunti, nel 2012, i 5 milioni della donazione di Federcasse Bcc.

L’ingegnere Carmine Mascolo, consulente per le strutture, ha spiegato che sul palazzo verrà attuato un “intervento complesso, non solo strutturale, ma anche di salvaguardia del sistema pittorico nell’edificio e nella torre. Abbiamo cercato di limitare interventi impattanti ricucendo gli effetti del terremoto, anche quello del 30 ottobre ha creato ulteriori danni nonostante l’edificio sia imbrigliato”.

“Utilizzeremo fibre di vetro e sistemi di incatenamento per mettere in sicurezza. La corte interna sarà valorizzata con un sistema di vetrate. Sulla torre impiegheremo fibre in acciaio galvanizzato e chiodature in carbonio”, ha precisato.

“Su via delle Aquile c’è stata una grande rotazione di 30 centimetri, in questa zona verranno riportate in piombo le murature e si ristabilirà l’equilibrio - ha concluso Mascolo - La soprintendenza ha imposto di non abbattere il sistema delle volte, ma di salvaguardarle migliorandole dal punto di vista sismico”.

“Per me è un giorno di grande gioia e contentezza, finalmente partono i lavori di quello che doveva essere il primo edificio a ripartire assieme al teatro comunale - ha detto il sindaco, Massimo Cialente - Poi è andata in questo modo, vale la pena chiedersi perché”.

“Forte di quei 5 milioni di euro mi ero illuso che avremmo fatto i lavori rapidamente e nel 2012 ero convinto che ultimi mesi del mio impegno li avrei passati di nuovo nel mio ufficio”, ha confessato.

“Si parla di ‘modello L’Aquila’ senza rifletterci abbastanza, questo non rende un servizio all’Italia. La nostra ricostruzione privata è andata velocissima e abbiamo risparmiato mezzo miliardo, quella che non cammina e la ricostruzione pubblica perfino quando ci sono i soldi - ha attaccato poi - È un problema dell’Italia. Oggi va lanciato un segnale. Quando ci battemmo per la ricostruzione privata avremmo ragione, se avessimo accettato gli appalti pubblici anche per ricostruire le abitazioni degli aquilani, oggi non ci saremmo più”.

Francesco Liberati, presidente della Bcc Roma, ha affermato che “ci sentiamo parte integrante e attiva di questa città, oggi giornata importante perché partono i lavori di un palazzo simbolo dell’Aquila. Le risorse che abbiamo stanziato da tanti anni sono pronte - ha rimarcato - La nostra banca farà il possibile per la messa in sicurezza del territorio”.

Dello stesso avviso sui fondi Augusto Dell’Erba, vice presidente di Federcasse. “Già a luglio 2009 avevamo chiaro dove destinare i soldi, questa è la migliore destinazione. I 5 milioni nascono da 10 mila donazioni al nostro interno”.

L’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano ha espresso l’auspicio che siano sufficienti “500 giorni per avere questo palazzo di nuovo a disposizione della città, suscita emozioni stare con il naso all’insù perché ripensiamo a quando dalla torre civica partivano i fuochi della Perdonanza”.

L’ODISSEA DEL PROGETTO

Nel corso del 2016 per cinque volte dal Comune è stato annunciato il rapido avvio dei lavori, ma a paralizzarlo ci si sono messe le pastoie burocratiche, contro le quali lo stesso assessore Di Stefano, peraltro funzionario del provveditorato alle Opere pubbliche, ha pesantemente polemizzato.

Proprio lui nelle ultime settimane ha denunciato la "pachidermica lentezza" del Genio Civile, facendo notare che "abbiamo depositato il progetto il 18 luglio scorso, con un sollecito a settembre, e ancora non riceviamo alcuna risposta", arrivata solo nei giorni scorsi.

Altro elemento di dilazione dei lavori, il passaggio del tunnel intelligente dei sottoservizi intorno all'edificio, con l'installazione nel sottosuolo dei prefabbricati per le reti elettrica, idrica, fognaria, telefonica e Internet.

Un'operazione che la scorsa primavera ha creato polemiche con alcuni esponenti politici bipartisan, come il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, e il consigliere di opposizione Giorgio De Matteis, a polemizzare parlando di "fondamenta minate" dagli scavi per installare il tunnel, mentre il coordinatore di commessa, l'imprenditore ed ex presidente dell'Ance provinciale Gianni Frattale, li definiva "fabbricanti di veleno".

Qualcosa comunque è successo tanto che, ha spiegato Di Stefano, c'è stata "una revisione del progetto esecutivo sulla base del passaggio dei sottoservizi, che ha comportato un riposizionamento degli ancoraggi a terra dell’edificio".

LA STORIA DI PALAZZO MARGHERITA

Costruito nel XIII secolo, per quarant’anni e fino alla notte del 6 aprile 2009 palazzo Margherita è stato il “cuore” dell’amministrazione comunale, nonostante la Provincia ne rivendicasse la proprietà fin dal 1974.

Già sede del Capitano Regio, l’immobile fu destinato a essere residenza della duchessa Margherita d’Austria, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V, nominata governatrice dell’Aquila dal Re Filippo II, suo fratellastro, di qui il nome.

I lavori furono appaltati dall’amministrazione civica nel 1573, che volle così attuare il progetto dell’architetto Giovanni Pico.

I primi contrasti tra enti risalgono al 1838, anno in cui la Provincia finanziò i lavori necessari per adibire lo storico edificio a palazzo di Giustizia, più precisamente, a sede della Gran Corte Civile e Criminale competente per i Tre Abruzzi.

Gli uffici giudiziari sono rimasti lì fino ai primi anni ’70, quando vennero trasferiti nella nuova sede, sempre di proprietà comunale, di via XX settembre, anche questa oggi in fase di ricostruzione post-sisma seppur tra mille guai burocratici.

Non a caso uno storico bar in corso Umberto, proprio accanto a palazzo Margherita, si chiamava fino al 6 aprile 2009 “Bar del Tribunale”.

Subito dopo che il Comune capoluogo ebbe recuperato il palazzo come propria sede ufficiale, la Provincia dette avvio alla vicenda giudiziaria, nel corso della quale il Tribunale sentenziò, nel 1983, in favore dell’amministrazione provinciale, condannando il Comune allo sgombero dell’ edificio.

L’appello del Comune, rappresentato come anche in primo grado dall’avvocato Egidio D’Angelo, al quale nel corso del tempo sono succeduti gli avvocati Luciano Torelli e, da ultimo, Domenico De Nardis, ha indotto la Corte d’Appello, con la sentenza del 2005, a ribaltare la sentenza di primo grado, assegnando palazzo Margherita all’amministrazione civica.

La Corte di Cassazione nel 2011 ha confermato in maniera definitiva quella decisione, sigillata senza più chance di riapertura con l’ultima ordinanza di rigetto del 2015.

LE REAZIONI

I SALVINIANI: ''IMBARAZZANTE ESULTARE DOPO 8 ANNI DI RITARDO"

"È semplicemente imbarazzante inaugurare in pompa magna un cantiere come quello di palazzo Margherita a quasi otto anni dal sisma".

L'accusa, in una nota, dai consiglieri comunali del gruppo Noi con Salvini Emanuele Imprudente, Luigi D’Eramo e Daniele Ferella.

"Un edificio che, per la sua valenza simbolica, andava ricostruito per primo, versa ancora nelle medesime condizioni del 6 aprile 2009 - accusano - A fronte di continui annunci e proclami si sono registrati inaccettabili ritardi, rispetto ai quali lo scarica barile dell’Amministrazione non serve a nulla e non convince nessuno".

Secondo i salviniani, "la verità è che, a oggi, nonostante siano passati anni, la situazione del centro storico è sotto gli occhi di tutti, al pari di quella delle frazioni, con tutto ciò che ne consegue, anche in termini di ripercussioni sul comparto economico e produttivo".

"Quanto al Comune dell’Aquila, ricordiamo che è dislocato in sedi molteplici e distanti, con gravi disagi per i cittadini e per gli stessi dipendenti e ingenti spese per le casse comunali", concludono.

LOMBARDI: "OGGI LA PRIMA PIETRA, MA I LAVORI NON PARTONO"

"I fondi per ricostruire palazzo Margherita sono stati messi a disposizione del Comune nel 2009, la prima donazione importante che la città dell’Aquila ha ricevuto per ricostruire un palazzo simbolo storico della città, aprire il cantiere ora è una mossa elettorale".

Tuona così Enzo Lombardi, ex sindaco dell'Aquila e senatore della XI legislatura, sul taglio del nastro all'opera di ricostruzione della sede storica del Comune, avvenuto stamane, con una cerimonia, all’Aquila a piazza Palazzo.

In qualità di presidente dell’Associazione "Aquilae Urbis", che raccoglie in seno tutti gli ex amministratori della città, Lombardi fa presente ad AbruzzoWeb che "sì, hanno fatto la posa della prima pietra, ma i lavori sono ancora di là da venire. A mio avviso - aggiunge - potevano iniziare nel 2010 piuttosto che fare l’inaugurazione di un qualcosa che, a oggi, non esiste".

Altra problematica che fa presente l'ex sindaco, è la fine sconosciuta di una serie di suppellettili di pregio che erano in dotazione del Comune, delle quali, afferma, si è persa traccia a seguito del sisma del 2009. "All'interno del palazzo c'era una serie di opere d’arte di cui ho memoria fin dai tempi in cui ero sindaco di questa città, una serie di opere di cui oggi non si conosce il destino", rimarca.

Coma Associazione sono state chieste spiegazioni, "ma nessuno è in grado di dire dove siano finite e  quali opere pittoriche e scultoree possieda, a oggi, il Comune". Lombardi vuole chiarimenti perché "sono oggetti di pregio e comunque appartengono alla comunità e quindi devono accompagnare il bilancio".

Secondo quanto raccontato dallo stesso senatore, si tratta di alcuni quadri di Renzo Vespignani, 112 opere di Tiziano Pellicciotti, artista del secolo scorso, sculture e altro ancora. Aquilae Urbis aveva proposto di recuperare le opere custodite nei sotterranei del Forte spagnolo, che nel 1942 furono spostate dal Comune per fare il museo nazionale all’interno del "castello", ma la proposta, sempre secondo quanto riferisce Lombardi, "non ha avuto un seguito; abbiamo un tesoro artistico che potrebbe fare anche da volano per questa città, in un momento così difficile e tutti ne potremmo trarre giovamento".



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