L'EUROPA CHE SPOPOLA I MONTI D'ABRUZZO:
I MILLE DIVIETI DELLA DIRETTIVA ''HABITAT''

Pubblicazione: 15 marzo 2017 alle ore 07:23

di

PESCARA - Sempre più difficile procurarsi la legna per il fuoco, dal bosco di uso civico, come si fa da secoli. Impossibile governare i propri animali, in pascoli diventati intoccabili patrimoni dell'umanità, o costruirsi una tettoia a uso agricolo, pulire il fiume, percorrere una strada brecciata. Affrontare kafkiane trafile burocratiche anche per sistemare un fontanile, nel caso ci sia un tritone che ci sguazza dentro.

Montagne già piegate dalla crisi, dai terremoti e dalle frane, destinate a trasformarsi in luoghi selvaggi, "finalmente" spopolate da esseri umani, per la gioia di eccitati turisti metropolitani desiderosi di emozioni forti durante safari a filiera corta nell’Abruzzo come forse lo sognano gli eco-burocrati di Bruxelles.

Uno scenario apocalittico, che per qualcuno rischia invece di essere la concreta conseguenza di misure come la famigerata delibera regionale 877 approvata il 27 dicembre scorso, su iniziativa dell’assessore ai Parchi Donato di Matteo, che introduce un lungo elenco di vincoli di nuovo conio, o già esistenti ma resi più stringenti, nei Siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone a protezione speciale (Zps) abruzzesi: in tutto ben 59 e che, a conti fatti, ricoprono circa il 40 per cento del territorio agro-silvo-pastorale della regione, anche fuori dai Parchi, e dove nonostante tutto vivono decine di migliaia di cittadini.

Una norma, è stato spiegato dai funzionari della Regione, imposta dalla direttiva europea Natura 2000, sollecitata nell’agosto 2016 dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, evidenziando il rischio di procedure di infrazione da parte di Bruxelles e paventando l’adozione dei poteri sostitutivi, in sostanza la nomina di un commissario.

Un "atto dovuto", secondo la consueta formula "ce lo chiede l'Europa", che, però, sta creando una mezza sommossa tra sindaci, agricoltori, allevatori, aziende, tanto che, con un forse tardivo dietrofront, i consiglieri regionali della terza commissione che si occupa di Agricoltura hanno votato all’unanimità il ritiro, o comunque una forte modifica della delibera.

Il punto, spiega ad AbruzzoWeb Matteo Colarossi, vice presidente dell’Ordine dei dottori agronomi forestali della provincia di Pescara, è che "questo lungo e incredibile elenco di vincoli, accanto a misure ragionevoli, rischia di distruggere le economie della montagna, e non è affatto un atto dovuto. La Regione - rimarca - aveva ampi margini per modulare i paletti, renderli ragionevoli e puntuali, visto che altrove in Italia e all’estero ci si è regolati con molto più buon senso".

Insomma, l'amministrazione è stata, a suo dire, "più realista del re" e "ogni tentativo di incontrare l’assessore Di Matteo per indurlo a ragionare sui devastanti effetti della delibera, è stato inutile".

Si prendano a esempio le nuove norme sul taglio del bosco, ovvero sul diritto di uso civico antico di secoli per le comunità locali, di poter far legna, secondo criteri di tutela e rotazione già stabiliti dalle norme vigenti.

"Con questa delibera - spiega l’esperto - in tutte le aree Sic viene abolito il bosco ceduo, ovvero quello che è possibile tagliare in parte, perché si rinnova in seguito al taglio, con nuovi fusti originati da gemme. E sarà proibito anche fare pulizia del bosco, una follia, visto che questa attività svolge anche un importante funzione antincendio. Un divieto che graverà su 200 mila ettari di bosco abruzzese, e manderà a gambe all’aria tante aziende, circa 300 che su questa attività basano buona parte o tutto il loro fatturato".

Non solo, in generale i cittadini della montagna verranno privati dei secolari diritti di uso civico di farsi la legna perché, spiega ancora l’esperto, “i Comuni dovranno approvare il Piano di assestamento, una sorta di Piano regolatore del bosco, ma solo il 20 per cento degli enti locali si è dotato di questo strumento, e tenuto conto che i Comuni non hanno soldi per commissionarlo, i tempi saranno lunghi".

La legge dice, poi, che in alcuni casi si può presentare un progetto esecutivo di taglio: non alla Regione, ma agli enti gestori del Sic, che normalmente sono le direzioni delle riserve, le associazioni ambientaliste e gli enti Parco.

"Una contraddizione - osserva il vice presidente - dato che la legge regionale vigente dice che queste autorizzazioni le può rilasciare solo la Regione".

E ancora si introduce il divieto di tagliare piante oltre i 50 centimetri di diametro e si restringe il periodo del taglio di 4 mesi, a cui si aggiungono, però, altri periodi di divieto introdotti per consentire lo svernamento la riproduzione e le esigenze etologiche delle specie protette.

Tolti anche i periodi di maltempo, a conti fatti in alcuni aree il taglio si ridurrà a un mese soltanto ogni anno. E l’effetto sarà, questo il rischio paventato, il fallimento di tante aziende del settore, che danno lavoro nelle montagne, e la necessità da parte di cittadini di comprare la legna che arriva dall’estero o convertirsi al pallet industriale.

"I boschi abruzzesi - ricorda però Colarossi - sono gestiti e utilizzati dall’uomo fin dall’epoca romana. Anzi, solo dopo l’Unità d’Italia le nostre montagne si sono nuovamente ricoperte di foreste, a seguito dell’emigrazione e dello spopolamento delle aree interne e la crisi dell’agricoltura. Anche per questo riteniamo folle introdurre vincoli che vanno bene per la foresta pluviale amazzonica, non per aree antropizzate".

Non va meglio per il settore zootecnico: la delibera pone, infatti, un limite molto stringente sul numero di capi di bestiame che può essere portato sui pascoli.

"È una disposizione miope - sbotta Colarossi - che rischia di escludere i nostri allevatori dalle indennità e contributi previsti dalla stessa Europa, che scattano proprio oltre un tot numero di capi di bestiame per ettaro. E anche in questo caso non si valuta che ci sono pascoli ricchi che possono sopportare carichi maggiori, e altri poveri che in effetti è giusto tutelare".

E ancora: per rendere ancora più difficile la vita degli ultimi montanari che vivono di agricoltura turismo e zootecnia, nella delibera sono contenuti divieti relativi all’illuminazione artificiale, che è in sé è sensata, ma in una metropoli o in una vallata industrializzata, non certo in un paesino di montagna, dove non è certo un’emergenza; si fa divieto di pulire i torrenti anche con l’intento di prevenire esondazioni, per non importunare anfibi o altre specie ittiche protette, di realizzare manufatti ex novo al fine di evitare anche minimi consumi di suolo.

Si pongono restrizioni sull’utilizzo dei trattori agricoli e forestali nel bosco, nei campi e sui pascoli. Si inibisce al traffico molte strade brecciate, ai non residenti e si fa divieto di asfaltarne altre, senza stare a vedere se casomai sono strade che collegano abitazioni, o sono necessarie per chi svolge attività ricettive per ospitare turisti.

Si limita la possibilità di praticare sport come il parapendio e la rampicata sportiva. E molto altro. In compenso viene incentivato l’uso delle bestie da soma quali il mulo. E come ovvio, si confermano i divieti o le forti limitazioni alla caccia.

"L’impressione è che, dietro questa delibera e, a monte, dietro la direttiva Habitat, ci sia un atteggiamento fortemente ideologico, un’idea di futuro delle aree interne, dove di fatto l’uomo deve sparire, dove tutto deve tornare selvaggio e spopolato, un luogo dove organizzare un safari, un po’ come nella savana - conclude Colarossi - Un crimine culturale, insomma, perché la nostra montagna di uso civico è stata sempre abitata e plasmata da generazioni di contadini e pastori e ora anche da tanti giovani che hanno diritto a restarci e viverci dignitosamente".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2017 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui