L'IMPORTANZA DEL WEB PER LA COMUNICAZIONE POLITICA, LIBRO DI PALMIERI ALL'AQUILA, ''QUI MODELLO VINCENTE'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

L'IMPORTANZA DEL WEB PER LA COMUNICAZIONE POLITICA,
LIBRO DI PALMIERI ALL'AQUILA, ''QUI MODELLO VINCENTE''

Pubblicazione: 30 novembre 2017 alle ore 07:15

Antonio Palmieri, al centro, tra Arturo Diaconale e Laura Tinari
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L'AQUILA - "La politica è comunicazione e la comunicazione è politica, non si può non comunicare se una persona ha responsabilità istituzionali, perché anche il silenzio comunica, come nel caso del gennaio scorso, in cui il silenzio ha comunicato panico".

Il deputato di Forza Italia Antonio Palmieri, ha presentato così il suo libro Internet e comunicazione politica all'Aquila, nella città dove undici mesi fa dopo il terremoto di Campotosto, come ha ricordato il sindaco Pierluigi Biondi, "si è deciso di rimanere in silenzio, non c'è stato un messaggio razionale e ci siamo ritrovati con la città che ha iniziato a preoccuparsi e si è anche svuotata".

Insieme ad un ricco parterre composto da Antonio Pensa e Laura Tinari, rispettivamente responsabile locale e vice presidente nazionale del Centro studi del pensiero liberale, che ha organizzato l'evento, dai giornalisti Arturo Diaconale, consigliere d'amministrazione della Rai, e Salvatore Santangelo, oltre che dall'autore e dallo stesso Biondi, coordinati dal giornalista del Messaggero Stefano Dascoli, il parlamentare azzurro, da sempre braccio destro di Silvio Berlusconi nelle campagne elettorali, ha raccontato un episodio paradigmatico.

"Durante la campagna elettorale del 2013, Berlusconi alla Fiera di Milano promise la restituzione dell'Imu 2012 che catalizzò l'attenzione dei media, era una promessa chiara e comprensibile a tutti, anche se molto impegnativa, ma partì un tormentone con la foto di Berlusconi con la mano sotto la giacca, come se stesse prendendo il portafogli", ha ricordato Palmieri, "l'intento era quello di prendere in giro affettuosamente, mentre l'obiettivo degli avversari era quello di deridere la promessa".

"La cosa crebbe a tal punto che ci preoccupammo che la promessa potesse far ottenere il risultato opposto. Allora studiamo una comunicazione 'di crisi' stando al gioco, anziché opporti alla viralità del web, a cui in fondo non puoi opporti, utilizzi la tua forza. Così inventammo l'immagine con lo slogan 'Restituiremo Monti alla Germania' e abbiamo ottenuto una serie di scopi: abbiamo interrotto la viralità, il messaggio è diventata una notizia e di conseguenza l'attenzione si è spostata tornando a nostro vantaggio".

"Con un messaggio autoironico, divertente e rispettoso, abbiamo colpito anche un avversario", ha fatto osservare Palmieri, "perché Monti in quel momento rischiava di attingere al nostro stesso elettorato".

"Se sto online in modo consistente porto lo 0,0001 per cento di consenso, il resto lo porta il leader", ha aggiunto il deputato azzurro, "ma se tutti lo facessimo porteremmo un capitale che accresce il leader e tutta la coalizione. Il singolo esponente politico se usa bene il web può usare a suo vantaggio l'algoritmo che ti fa emergere solo tra chi la pensa come te e anche riscuotere simpatie oltre il proprio partito".

E, d'altra parte, "la grande comunicazione è ormai orizzontale" ha fatto osservare Diaconale, "perché chiunque può dire quello che meglio crede, con il rischio che alcuni diventino fenomeni di comunicazione fasulla, frutto di ignoranza personale".

"Lo scemo del paese una volta veniva deriso al bar, oggi su Facebook gira su tutto il mondo ma nessuno sa che è uno scemo. Perché siamo tutti sullo stesso livello. Cosa fa la differenza? La competenza e la professionalità. Chi le certifica? In ultima analisi lo fa l'opinione pubblica", ha detto.

"Quando Berlusconi parlò ad Onna dopo il terremoto del 2009", ha ricordato Diaconale, "raggiunse l'apice di popolarità e consenso, poi è iniziata la discesa che ha condotto a demonizzare il modello L'Aquila, cioè quello che era successo qui non si sarebbe mai dovuto ripetere. A quella comunicazione prevalente è stato difficile contrapporne un'altra. Poi c'è stato il terremoto del 2016 e l'opinione pubblica ha cominciato, credo inconsciamente, a riflettere che il modello dell'Aquila risultava vincente rispetto ai modelli successivi. Rispetto al modello delle competenze distribuite e parcellizzate".

"Il sindaco di oggi", ha chiosato, "è il frutto della consapevolezza dell'opinione pubblica che qui era stato fatto un buon lavoro".

Da Diaconale, infine, una parentesi sulla tv di Stato: "Milena Gabbanelli pensava di avere garanzie che nessuno le aveva dato, ma la vicenda impone alla Rai di accelerare i tempi per essere presente sulla rete con la sua enorme capacità di rappresentare la storia e il presente del Paese", ha detto.



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