L'ULTIMO 6 APRILE DA SINDACO DI CIALENTE,
''PER L'AQUILA HO LITIGATO CON TUTTI''

Pubblicazione: 06 aprile 2017 alle ore 07:00

Massimo Cialente
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L’AQUILA - Il suo ultimo 6 aprile da sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente lo vive pensando e non mandandole a dire soprattutto a chi gli ha fatto più male dal giorno del male assoluto aquilano.

Quello, appunto, del 6 aprile di otto anni fa, del terremoto, delle 309 vittime, del destino che, con veemente disonestà, gioca con i difetti umani e distrugge case, palazzi, chiese, ricordi, economie, segnando, al tempo stesso, un bel pezzo di futuro, interiore o esteriore, o addirittura tutti e due, sia di chi resta, sia di chi sceglie di andare via.

Cialente, esponente del Partito democratico, nella tradizionale intervista con AbruzzoWeb come d’abitudine si toglie, per scagliarlo, più di qualche appuntito sassolino dalla scarpa, ma stavolta lo fa con una calma che sembra meno apparente del solito, forse perché lui stesso è consapevole del fatto che da giugno si aprirà, con un altro sindaco, un’altra epoca del capoluogo d’Abruzzo ancora in larga parte da ricostruire.

“PER L’AQUILA HO LITIGATO CON TUTTI”

Nel fare il bilancio del suo mandato, il sindaco è convinto di lasciare in eredità un “progetto di città esaltante. Anche se provo un dolore estremo nel non veder realizzate le scuole, o piazza d’Armi, o a vedere ancora i binari della mai realizzata metropolitana di superficie”, la sua autocritica.

“Può darsi, comunque, che chi verrà dopo di me si becchi una tendinite, a forza di tagliare nastri alle inaugurazioni - ironizza poi - ma per adesso, almeno per la ricostruzione pubblica, la situazione è bloccata”.

“E lo stesso estremo dolore lo provo per la questione della sicurezza del liceo ‘Cotugno’, molto più sicura rispetto alle scuole che ci sono in Italia, per cui hanno protestato alcuni genitori e una docente che, forse, si deve candidare (riferimento ad Anna Lucia Bonanni, ndr) - polemizza poi - Mi spiace che la Provincia dell’Aquila stia tergiversando, ma queste benedette valutazioni di vulnerabilità in gran parte fatte male, direi sbagliate, si sarebbe dovuto da tempo affidarsi alle verifiche fatte da terzi”.

Allargando il campo sul piano nazionale e riportandolo sul locale, poi, Cialente fa riferimento agli altri sindaci d’Italia che, come lui, sono arrabbiati per i blocchi burocratici “e il terremoto dell'Aquila è la cartina tornasole di quanto dico”.

“Ma nella  tempesta, credo mi vada riconosciuto, ho litigato con tutti, pure con l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cui riconsegnai la fascia tricolore, fino a farmi minacciare di essere arrestato al ministero dell’Economia per ben due volte - ricorda ancora - Ho fatto una battaglia molte volte in solitaria, ma oggi senza il miliardo e due giunto dopo le bandiere ammainate dagli uffici pubblici per mia decisione, dove saremmo?”.

“Allora c’erano i leader della protesta di partecipazione in questa città che adesso si inventano di tutto per non rientrare a casa e tenersi i privilegi - insiste Cialente - E vorrei ricordare a tutti che questa città a maggio del 2009, come deciso dal governo di Silvio Berlusconi, era morta”.

Intanto, L’Aquila del 2017 soffre il paradosso della disoccupazione nonostante i fondi per la ricostruzione post-sisma. Il sindaco, dal canto suo, ha però una visione diversa dello stato di salute cittadino.

“L'Aquila non sta in crisi maggiore di lavoro rispetto ad altre città. Ultimamente ho ricevuto critiche da una nota imprenditrice che, però, ha scelto una ditta esterna per i lavori - la sua staffilata - E se si sceglie chi è di fuori, cioè chi non è aquilano, i soldi vanno a chi è di fuori. Se io chiamo per un intervento chirurgico una equipe che viene da Milano, i soldi vanno a chi è di Milano”.

Cialente confessa di ammettere le critiche “solo da chi ha fatto lavorare gli aquilani nell’impresa, nei subappalti, nelle forniture. Qui si sono presentate imprese che venivano a fallire da lontanissimo”.

“E sul caso dei 560 lavoratori a rischio del call center Inps-Inail-Equitalia, per cui inizialmente lo stesso Cialente si era impegnato, fino ad arrivare alle critiche feroci, riprese fuori onda dalla trasmissione La Gabbia di La7, al presidente Inps Tito Boeri, “si tratta di vertenze nazionali, non locali, ma abbiamo in piena floridezza i settori spaziali, chimico-farmaceutico, mentre soffriamo, come altrove, la crisi del commercio, ma bene o male abbiamo preparato l’importante struttura di fare centro che porterà dei vantaggi”.

“L’ITALIA NON HA CLASSE DIRIGENTE”

Da tre anni Cialente governa la città con la presenza da vice sindaco, non sempre silenziosa e sicuramente non poco ingombrante, dell’ex magistrato Nicola Trifuoggi, ormai ex vice sindaco fresco di addio Giunta nella quale entrò a far parte a metà gennaio 2014 “non come politico, ma come tecnico, come garante, perché senza di me il Comune sarebbe caduto e si sarebbe bloccata la ricostruzione”.

E su quanto affermato di recente da Trifuoggi, Cialente coglie l’occasione per rispondere che “sicuramente quello che ha detto è stato travisato dai media. È impossibile che abbia affermato, tra l’altro, che ha dovuto fermare carte ‘canaglia’ - continua - A memoria, lui non era d’accordo sulla riassunzione dei precari. Si mosse contro insieme alla dirigente Ilda Coluzzi, creando una situazione drammatica risolta solo dal Parlamento. Altre delibere bloccate non le ricordo, forse qualcosa sulle bollette dei progetti C.a.s.e.”.

Insomma, per Cialente “la struttura si è comportata bene e con pochissime persone. Purtroppo, siamo stati lasciati quasi da soli dall’illuministico e ‘risparmioso’ Fabrizio Barca (ex ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti, ndr), che si era affidato troppo al suo ex capo di Gabinetto, Alfonso Celotto”.

“La situazione è che, a otto anni dal sisma, il Comune deve comportarsi normalmente con circa 500 persone, meno dei 600 dei Comuni uguali o simili all’Aquila ma senza i guai del terremoto e quindi della ricostruzione - rivendica - Questa è una delle vere vergogne della legge post-sisma, come del resto è una vergogna che ad alcuni morti non sia stato riconosciuto lo status di vittime sul lavoro”.

E qui, il sindaco parte con le accuse all’Italia, in particolare alla governance ancora malamente impantanata nei post-sisma del Centro Italia.

“Per questo Paese ogni volta è la prima volta, ci si improvvisa come se non fosse mai accaduto prima. Ogni aspetto è legato a chi capita in quel momento storico, agli interessi locali - sbotta - Bisogna dire senza se e senza ma che manca la classe dirigente in Italia. Come si fa ad affrontare gli ultimi terremoti senza fare tesoro dei precedenti? Se fossero venuti a vedere all’Aquila come sono state fatte le cose...”.

“Leggo di 4 mila sfollati abbandonati a se stessi. Un dramma, ma per il nostro terremoto gli sfollati erano molti, molti di più - ricorda in conclusione - E nel giro di pochi mesi erano tutti sistemati. Oggi, però, l’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc), non ha gli stipendi. Non ci ha pensato nessuno?”.

“INDAGINE A TAPPETO SU DI ME, SI PARLAVA DI ARRESTI...”

Comincia, il primo cittadino, dal recentissimo proscioglimento dall’accusa di induzione indebita a dare o promettere pubblica utilità, per cui era stato indagato per aver provato a sbloccare il pagamento di lavori svolti con qualche telefonata.

“Rimettendo insieme i pezzi di questa vicenda viene fuori il coinvolgimento del fuoco amico. Anzi, del fuoco ‘molto’ amico - dice Cialente - Da un articolo su un giornale online, tenuto per un pomeriggio e poi tolto intorno a mezzanotte, si è arrivati a due esposti e da lì è scattata un’indagine a tappeto che ha tartassato me e la mia famiglia. All’Aquila, addirittura, in molti sentivano parlare di arresti imminenti”.

Poi evidenzia come si sia “indagato a partire dalla mia vita dal 2003. Hanno interrogato tutti, sono risaliti addirittura a quando ho verniciato la ringhiera di casa nel 2005 - si sfoga - E si è proceduto cambiando ogni volta i capi di imputazione, fin quando si è squarciato un velo perché alla fine c’ero io di mezzo”.

“A Natale del 2013, si alza un consigliere comunale di opposizione e dice che a gennaio dopo le feste qui cade tutto, cito testualmente. E l’8 gennaio seguente si scatena la vicenda di due avvisi di garanzia al vice sindaco Roberto Riga e a Mario Di Gregorio (nell’indagine ‘Do ut des’ su presunte tangenti nei puntellamenti degli edifici pericolanti, ndr), quest’ultimo dopo solo 2 anni e mezzo viene prosciolto”.

Il primo cittadino punta poi a quella che secondo lui è stata “una azione di disinformazione sull’Aquila post-sisma”, criticando anche il giornalista Guido Del Turco, figlio dell’ex presidente della Regione, Ottaviano.

“Con Del Turco e altri media parte un attacco alla mia famiglia - continua il racconto-analisi del sindaco - Sono stato costretto a presentare una querela per gli attacchi a mia moglie, sulla quale, però, la polizia ancora non chiude le indagini”.

“La verità è che per molti ero una cernia da 40 chili - ironizza poi Cialente - Mi dispiace solo che si siano spesi centinaia di migliaia di euro per delle cose inutili. Devo ammettere che è stata molto dura, io ho sempre fiducia nella giustizia ma per le persone perbene la pena viene scontata già venendo tirati in ballo in queste vicende, ma forse ne è valsa la pena, perché adesso aquilani e italiani sanno che ho superato una prova durissima”.

“Da medico, sono stato sottoposto a un check-up completo, con gli ultimi dodici, tredici anni della vita mia e della mia famiglia rigirati come calzini”, sbotta ancora.

“PRIMARIE? OGGI E’ UNA BELLA GIORNATA...”

Infine, anche sulla campagna elettorale ormai nel vivo, a partire dalle primarie del centrosinistra del 9 e 10 aprile in vista del voto dell’11 giugno, il sindaco si toglie e scaglia i famosi sassolini dalla scarpa.

“C’è un puzzle da realizzare, condiviso, ma noto che sta emergendo poco. Mi pare che tutti vogliano fare, ma nessuno dice come”, la sua contestazione.

Neppure il suo ex capo di gabinetto Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Partito democratico e candidato contro Americo Di Benedetto e Lelio De Santis?

“Oggi mi sembra una bella giornata, o no?”, la risposta finale. Come sempre, “alla Cialente”.



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