LA CASA E' INAGIBILE, EUROPA RIVUOLE FONDI
PER APRIRE ATTIVITA' RICETTIVE NEL CRATERE

Pubblicazione: 28 dicembre 2016 alle ore 08:00

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L'AQUILA - Paradossi della ricostruzione nel cratere sismico: 16 cittadini proprietari di case oggi inagibili rischiano di dover restituire i finanziamenti europei già spesi per adeguare le abitazioni all'attività di micro ricettività alberghiera. E questo perché a causa del terremoto queste attività, come ovvio, non hanno potuto essere avviate entro i termini dei due anni. E da Bruxelles, ma anche dalla Regione Abruzzo, non vogliono sentire ragioni, concedendo ulteriori e adeguate proroghe.

A uscire allo scoperto e a denunciare il caso, Biagio Iarossi, dentista di Goriano Valli, frazione del Comune di Tione degli Abruzzi (L’Aquila). Parlando a nome degli altri cittadini che si trovano nella stessa situazione, avendo avuto accesso al Docup Abruzzo 2000-2006, che nell'asse 3 dell'intervento prevedeva appunto misure di sostegno alla micro-imprenditorialità nei comuni ricadenti nelle aree protette abruzzesi.

"Il finanziamento - spiega Iarossi ad AbruzzoWeb - copriva solo la metà dell'intervento, l'altra metà l'abbiamo tirata fuori di tasca nostra. Io ho adeguato la casa paterna, rimuovendo le barriere architettoniche, mettendo a norma di sicurezza i locali e gli impianti, adeguando i servizi igienici, e ho concluso i lavori nel 2008. A risultato ottenuto, proprio mentre stavo completando, come stavano facendo gli altri aspiranti imprenditori del turismo di qualità nell'area Parco, le procedure burocratiche per avviare l'attività, è arrivato il terremoto del 6 aprile 2009".

La sua casa fa parte ora di un aggregato in ricostruzione, classificata "E", e dopo le solite traversie burocratiche che hanno fatto perdere anni, il cantiere è stato avviato da poco più di un anno. L'attività ricettiva però non poteva partire, visto che era dentro una casa "E" non può entrarci, se non accompagnato, nemmeno il proprietario.

All’indomani del sisma l'Europa, su sollecitazione della Regione, ha concesso una proroga, ma di soli due anni, per aprire l'attività, molto ottimisticamente rispetto alle reali tempistiche della ricostruzione.

E così, a metà 2011, la Regione ha dovuto avviare le pratiche di recupero dei soldi erogati, cifre tra i 50 e i 100mila euro per ciascun aspirante imprenditore, che intanto, senza ritrovarsi nulla in mano, avevano già speso l'altra metà del'importo per l'adeguamento edilizio della loro abitazione.

La filiale aquilana della Cattolica assicurazioni, che aveva concesso la fideiussione a tutti e 16 gli aspiranti imprenditori, ha cominciato a richiedere le somme.

Gli aspiranti imprenditori si sono così rivolti al Tribunale dell'Aquila.

"Se non siamo riusciti ad aprire l'attività di micro ricettività - spiega Iarossi - non dipende certo dalla nostra volontà, noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo e dovevano fare, non è colpa nostra se le case, già pronte per ospitare turisti, sono state danneggiate dal sisma, e se la ricostruzione ha i tempi che ha, non certo di appena due anni, come pensavano a Bruxelles".

Il paradosso è poi che il recupero delle somme da parte della Regione va nella direzione diametralmente opposta rispetto alle tanto decantata priorità di "ricostruzione del tessuto sociale" dei borghi del cratere, per cui sono previsti a valere sul 4 per cento dei fondi complessivi della ricostruzione, finanziamenti e investimenti per favorire la nascita di strutture ricettive, attività turistiche, artigianali e agricole.

Per evitare che come sta accadendo si spendano centinaia e centinaia di milioni di euro per ricostruire paesi vuoti, e sempre più spopolati.

Non è un mistero poi che molti residenti che nel post sisma, hanno cambiato luoghi di lavoro e di vita, trasferendosi a L'Aquila e anche in altre città e regioni avranno problemi a pagare l'Imu e la tassa sull'immondizia, calcolata in metri quadri, una volta che la loro abitazione in paese tornerà agibile, di solito una seconda casa, ma che rimarrà vuota per molti mesi l'anno, e che sarà molto difficile vendere o affittare.

"Come diceva l'illustre corregionale Ignazio Silone, ‘l'amore per la propria terra uno se lo porta dentro’ - conclude amareggiato Iarossi - io vivo e lavoro a Roma da anni, ma volevo, aprendo questa attività, semplicemente dare un contributo a valorizzare, a riportare la vita e un minimo di economia nella mia splendida vallata, che si sta inesorabilmente spopolando. E non certo per diventarci ricco, figuriamoci. Per questo, io come i miei compagni di disavventura, ritengo profondamente ingiusto quello che ci sta accadendo".



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