PETROCCHI: ''ETICHETTE CON LA NOSTRA PROVENIENZA MAI INSERITE NEI MUSEI''

LA CURIA AQUILANA CREA IL SUO MUSEO IN
PIAZZA DUOMO E SI RIPRENDE LE SUE OPERE

Pubblicazione: 01 gennaio 2018 alle ore 09:18

La parte privata dell'aggregato vista dal lato crollato della chiesa
di

L’AQUILA - “La Curia sta ristrutturando ambienti nei quali intende sistemare, come fanno tutte le diocesi d'Italia, il proprio Museo diocesano”.

Ad annunciarlo ad AbruzzoWeb è l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi.

Il Museo diocesano, secondo quanto appreso da fonti curiali, troverà posto in pieno centro storico, nella sede storica dell’Arcidiocesi accanto alla Cattedrale di San Massimo, una volta finiti i lavori di ricostruzione privata che sono in pieno svolgimento.

Un’opera del valore di 35 milioni che, però, non comprende il Duomo in sé, che andrà aggiudicato con un appalto pubblico da ulteriori 10 milioni che sarà finanziato tramite delibera Cipe, dall’iter tormentatissimo.

La conseguenza di questa decisione strategica di Petrocchi non è da poco: secondo quanto censito dagli esperti d’arte diocesani, il patrimonio che andrebbe a finire in questo nuovo museo, preso dai depositi ma anche dagli altri musei del territorio, dal nazionale Munda in giù, è piuttosto ingente.

Per Petrocchi, “le opere d'arte è importante che ritornino nelle sedi dove sono state pensate, realizzate e custodite per secoli, dove sono state venerate ed esposte. Il nostro intento non è musealizzare queste opere ma restituirle alla gente - chiarisce - È alle persone che appartengono. Nessun intento di sottrarre nulla, ma volontà di fare percorsi distinti”.

Il presule ha anche un rimprovero per le attuali esposizioni di oggetti sacri nei musei aquilani.

“Avevo chiesto che nelle didascalie di opere chiaramente appartenenti alla Diocesi o a parrocchie comparissero, oltre al nome dell'autore, anche la sede di provenienza e la proprietà: non so se per un'amnesia anagrafica, questi dati non compaiono e invece mi sembra importante che siano visibili. Non è un privilegio che si chiede, ma un diritto che viene avanzato”, conclude.

La commessa privata è stata aggiudicata per una quota di 26 milioni dal Consorzio “Sant’Emidio”, di cui la Curia arcivescovile è largamente proprietaria, all’associazione temporanea di imprese (Ati) composta dalla romana Sac Spa, dall’aquilana Costruzioni Iannini Srl e dalla mantovana Dp Restauro Srl.

Una seconda parte, minoritaria ma comunque consistente, da circa 6 milioni, e corrispondente ai palazzi Arduini e De Nardis, per scelta di questi due committenti è stata assegnata con affidamento diretto, come consentito dalle norme, alla Archeores di Avezzano (L’Aquila).



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