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LA DAMA DELLA BOLLA: 'AQUILANI CORAGGIOSI
GUARDINO AL FUTURO CON SPIRITO POSITIVO'

Pubblicazione: 03 settembre 2016 alle ore 08:01

Il Corteo della Bolla nella Perdonanza 2016
di

L’AQUILA - “Nonostante le scosse di terremoto all’Aquila negli ultimi tempi c’è un’aria più positiva e spero che continui anche dopo quello che purtroppo è successo. Mi auguro che gli aquilani siano in grado di continuare a guardare al futuro con spirito positivo”.

È questo il “messaggio” ai cittadini del capoluogo e l’auspicio di Eleonora Ciocca, la Dama della Bolla della 722ª Perdonanza Celestiniana, che lancia in un’intervista ad AbruzzoWeb alla scoperta della persona e del personaggio nella serie di colloqui con le donne abruzzesi.

Un’edizione, quella 2016, che è stata funestata dal terremoto di Amatrice, giunto proprio la notte dopo l’inaugurazione dell’annuale giubileo aquilano con l’accensione del tripode davanti alla Basilica di San Bernardino.

Un clima che ha segnato anche la sfilata. “Camminando lungo il Corteo - racconta la protagonista principale, che porta a Collemaggio il documento papale che istituì l’indulgenza antesignana del Giubileo di Roma - la gente piangeva anche solo per il nostro passaggio”.

“Quando ho visto che tutti quanti ci seguivano ero davvero felice: chi è venuto ha dimostrato forza perché era facile abbandonarsi all’autocommiserazione e all’angoscia. Gli aquilani sono stati coraggiosi”, sottolinea.

Con il terremoto è arrivata la cancellazione degli eventi non religiosi della Perdonanza e anche del Jazz per L’Aquila: “Vedere la città completamente vuota da un giorno all’altro, perché non c’era nessuno in giro, è stato un bruttissimo colpo, per fortuna poi i giovani sono tornati”.

Un evento, quello celestiniano, che per la Ciocca “merita di essere conosciuto in giro per il mondo” così come, al contrario, “questa città, che prima non parlava inglese, oggi è costretta ad aprirsi al mondo” grazie per esempio al Gran Sasso Science Institute, dove lavora, seconda università che importa dottorandi da tutto il mondo.

Una Dama che vive in centro e dice la sua anche sulla questione sicurezza sì sicurezza no che ha tenuto banco dopo la differenza di vedute tra sindaco e prefetto.  “Sono sincera, mi fido della mia città”.

Laureata in Giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma, la trentenne aquilana è anche appassionata di trekking di montagna, ma confessa anche una passione per il calcio senza, però, svelare la squadra del cuore: “Preferisco sostenere L’Aquila Calcio e domenica spero di essere al nuovo stadio”.

Le Dame si dividono in due categorie, chi ci capita per caso e chi conquista il ruolo dopo un lungo inseguimento, qual è il tuo caso?

Ho sempre seguito il corteo, ma non ho mai sfilato e non ci avevo neanche pensato. È capitato per caso, forse ha inciso anche il fatto che fosse l’ultimo anno in cui potevo partecipare. Me l’hanno consigliato e ho pensato che, in fondo, si poteva anche fare. Poi in conferenza stampa mi hanno chiesto se quello fosse un momento emozionante. Chiaramente lo era, ma era più un momento di nervosismo, di tensione. Non mi ero ancora resa conto di quanto potesse essere significativo per me e veramente emozionante partecipare.

Com’è andata la selezione?

Non mi sono trovata molto a mio agio, era la prima occasione anche piccola di visibilità in un contesto non strettamente lavorativo. Mi è sembrato un po’ surreale rispetto alle mie abitudini, di solito sono piuttosto riservata. Comunque non è una sfilata di bellezza, ma un’occasione che ha un grande significato storico, soprattutto per questa città. Non prendendomi troppo sul serio, non è stato poi troppo difficile: non avevo aspettative e non ci sarei rimasta male. Oscillavo dalla speranza di riuscire e quella di non riuscire per evitare la troppa esposizione.

Le altre candidate erano più aggressive?

Ci sono molte aspettative verso questo ruolo. L’ho sempre saputo, tutti all’Aquila sanno che le ragazze aspirano a fare la Dama, e ce ne sono di bellissime che partecipano da sempre, fin da piccole, e si fanno confezionare vestiti apposta. C’è molta competizione ma, venendo da un mondo completamente diverso, l’ho vissuta in modo molto giocoso e divertente. Forse questo ha fatto la differenza.

Com’è andata con i tuoi “colleghi”, il Giovin Signore, Ferdinando Carluccio, e la Dama della Croce, Francesca Pancella?

Lei ha esperienza nella fotografia e altro, però è una persona piacevole e positiva. I rapporti sono stati molto buoni, si è creata una bella complicità. Loro avevano già sfilato in passato, sono più inseriti nell’ambiente, ma sono due ragazzi adorabili, nella conoscenza di una settimana. Non c’è stata competizione né astio, siamo stati molto bene.

C’è anche qualcosa di negativo da mettere nel bilancio?

No, a parte le esitazioni iniziali, dovute più che altro al mio carattere, è un’esperienza ampiamente positiva. Lo spirito fa la differenza, tutto mi ha molto divertito in senso positivo, anche se ero un po’ spaesata. È il vestito che sceglie la Dama, dicono al Comitato, ed è vero. Quello della Dama della Croce, per esempio, non mi stava.

Il 23 sera si accende il tripode, si va a dormire, e alle 3.36 il terremoto di Amatrice. Che cosa fai e che cosa pensi?

Ho pensato subito a una delle nostre scosse superficiali che ogni tanto abbiamo: mi sono spaventata, ma non ho realizzato subito. Poi ho cominciato a vedere tante chiamate sul telefono, ma non c’era campo, messaggi, così ho acceso la tv e ho capito. Anche i giornalisti non erano del tutto consapevoli, non c’erano ancora notizie dirette, ma si è capito subito che era successo qualcosa di terribile. Il sisma era stato troppo forte qui, non essendo L’Aquila l’epicentro non poteva che essere catastrofico.

Dal 24 mattina, quando ricomincia la tua Perdonanza?

Subito, quando ho saputo che tutti gli eventi erano stati annullati. Sinceramente ho sperato che annullassero anche il Corteo, che era l’unico di cui non avevano parlato fin dall’inizio. Ho pensato che mi sarei sentita a disagio ad avere comunque un atteggiamento festoso in quel momento, non riuscivo a immaginare una cerimonia serena. Mi sembrava frivolo, impossibile pensare di sottopormi alla preparazione con i morti a 40 chilometri.

E quando il Corteo è stato confermato?

A quel punto ho sperato che la città partecipasse. Fare una sfilata così importante senza nessuno avrebbe significato che la città era ripiombata in uno sconforto totale ed ero preoccupata di questo.

Mai pensato di tirarti indietro?

No, sarebbe stato un messaggio negativo. Comunque è un simbolo, in quel momento non siamo persone ma personaggi. La cerimonia ha un valore religioso fortissimo, poi c’è quello culturale, la festa, il momento di aggregazione. Impossibile avere una Perdonanza senza Bolla, senza ramo, senza croce, senza il passaggio dal Comune alla Chiesa di intersezione tra la vita civile e quella religiosa. Assimilato di più il valore simbolico mi sono sentita più serena, ho capito che era giusto. Poi tra un corteo intero e più ridotto non so bene qual era la scelta migliore, perché alla fine la città ha partecipato.

Che facce hai visto lungo il percorso?

Tantissima commozione. E questo non lo avevo mai visto. Il momento della celebrazione è solenne, ma rituale, c’è una certa abitudine e la città ha assimilato tempi e modalità, ha più consapevole e c’è meno emozione. Quest’anno era fortissima, la gente piangeva anche solo per il passaggio del Corteo. Quando ho visto che tutti quanti ci seguivano ero davvero felice, chi è venuto ha dimostrato forza secondo me, perché era facile abbandonarsi all’autocommiserazione e all’angoscia. Gli aquilani sono stati coraggiosi.

Il sindaco, Massimo Cialente, come lo hai visto?

Credo abbia partecipato veramente tanto del dolore delle popolazioni colpite. In particolare nel discorso in occasione della cerimonia di chiusura per me è stato molto commovente, forse anche perché è la sua ultima Perdonanza in un momento drammatico e lo ha vissuto tutto in pieno. Mi sono commossa e non è che mi capiti proprio spesso. Noi pensiamo solo a noi e le nostre famiglie, per un amministratore è diverso. Non riesco neanche a immaginare che cosa possa significare svolgere quel ruolo in un momento simile.

Si dice Dama una volta, Dama per sempre. Potessi continuare a vestire questi panni, lavoro a parte, per far conoscere la Perdonanza in Italia, portarla fuori, lo faresti? Pensi sia giusto farla conoscere in giro?

Non è giusto che l’evento sia confinato solo alla città dell’Aquila, già solo perché è importante per la Cristianità merita di essere conosciuto in giro per il mondo. Per quanto riguarda la Dama, sono fuori limite d’età e sarebbe un po’ strano. Se ci fosse una bella occasione mi piacerebbe. Dal 2016 c’è un’aria più positiva e spero che continui nonostante quello che purtroppo è successo. Mi auguro che gli aquilani siano in grado di continuare a guardare al futuro con spirito positivo.

Ci sono stati passi indietro con questo nuovo terremoto.

Anch’io l’ho subito, mi è parso di tornare indietro di tanti anni. Quest’anno per la prima volta il 23, quando c’è stata l’accensione del tripode, mi sembrava che la città fosse tornata alla vita di prima sotto tanti aspetti. E vederla invece completamente vuota da un giorno all’altro, perché non c’era nessuno in giro, è stato un bruttissimo colpo. Per fortuna nel weekend si è rianimata molto e penso che la Perdonanza abbia contribuito. Penso che questa fase di chiusura sia un momento passeggero, dipende dal trauma e dallo sconcerto, ma passerà.

Un dubbio di tutti è se il centro storico sia sicuro o insicuro. Tu che ci vivi che impressioni hai?

Ci sono ancora tanti cantieri, c’è un elemento intrinseco di dubbio in ogni caso, però non sono in grado di giudicare. L’Aquila è ancora un cantiere aperto, io ho i sottoservizi sotto casa, però negli ultimi due anni si è fatto tanto quindi spero vada sempre meglio. Mi fido della città, sono sincera, quando c’è il terremoto non esco nemmeno di casa, come l’altra sera. Un po’ perché sono fatalista, e neanche nel 2009 dormivo fuori casa nonostante avessi una percezione molto seria del pericolo e non ho dato retta neanche per un secondo ad alcuna rassicurazione. C’erano talmente tante scosse, era una situazione talmente tanto anomala che ero sicura che sarebbe successo qualcosa di grave.

Sei tra quelli che non sono stati rassicurati dalla commissione Grandi rischi?

Ricordo messaggi rassicuranti, anche in sovraimpressione nelle trasmissioni di alcune reti locali. Qualche ora prima delle 3.32 fece una scossa già molto forte e a casa mia si fece una crepa in cucina. Subito dopo passarono messaggi rassicuranti e mi chiedevo come facessero a essere così irresponsabili. Non pensavo, comunque, che sarebbe crollata la città, le case nuove, quella devastazione non me l’aspettavo. Non capisco, comunque, come si possa correre un rischio del genere, come possa correrlo lo Stato. Ancora non me ne faccio una ragione e penso nessun altro.

Il Gssi che carta è per la città, visto dall’interno?

Grandissima, basta vedere quanti ragazzi da tutto il mondo ha portato in città. Sono persone che la vivono quotidianamente e che la amano. Ogni volta che esco incontro tanti nostri studenti che frequentano i locali, forse non si notano 120 studenti in più perché qui ce ne sono tanti, ma portano una ventata di multiculturalità che non si era conosciuta prima e invece serve e servirebbe a tutti. Questa città prima non parlava inglese, oggi è costretta ad aprirsi al mondo, questi ragazzi girano locali, librerie, vanno al cinema, sono occasioni di crescita per tutti noi.

La prossima Perdonanza dove sarai?

Spero all’Aquila e al Gran Sasso Institute. Non escludo di partecipare al Corteo, prima non ci pensavo, ma è stata un’esperienza così positiva che penso di non volermene più allontanare.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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