LA DAMA DELLA BOLLA: ''RESTERO' A L'AQUILA
SE AVRO' CHANCE; L'ITALIA NON DIMENTICHI''

Pubblicazione: 03 settembre 2017 alle ore 08:50

Giorgia Ghizzoni
di

L’AQUILA - Gli occhi grandi, il sorriso spesso timido, lo stesso che ha mostrato per tutto il corteo della Perdonanza, e che si apre solo ogni tanto: senza i panneggi della Dama della Bolla di Celestino V, senza l’acconciatura alla moda di 723 anni fa, con la “trecciona” di capelli veri, come ribadito a croniste che azzardavano l’uso di extension, Giorgia Ghizzoni è tornata a essere una ragazza aquilana di 23 anni.

Legatissima alla celebrazione che l’ha vista principale protagonista dell’edizione appena finita in archivio: “Davanti a Celestino mi tremavano le gambe”, confessa ad AbruzzoWeb. Innamorata della città dov’è nata e dove vorrebbe vivere anche tra dieci anni; non uno slogan a dispetto dei... santi, ma una speranza fondata su un presupposto: “Resterò purché ci siano le opportunità, oggi cerco uno stage per la mia laurea in Economia e mi rendo conto che le chance sono poche”.

Nel tradizionale bilancio dell’evento affidato alla sua figura principale, Giorgia ha buone parole per tutti: per i compagni di avventura, il Giovin Signore, Davide Romano, e la Dama della Croce, Eleonora Colantoni; il Comitato organizzatore e alcune figure in particolare.

La sua richiesta è una: l’Italia non dimentichi L’Aquila, perché questa città ne ha ancora bisogno.

Quanto a lei, “mettere quei panni è stata dura, ma toglierli è anche peggio”, ma al prossimo corteo ci sarà “perché sono troppo curiosa di vedere chi sarà la prossima Dama”.

Dama per caso o Dama per volontà?

Era una cosa che sognavo da bambina, qualcosa che volevo fare. Nel 2014 ho partecipato alla selezione per gioco, mi sembrava qualcosa di inarrivabile, l’avevo idealizzato, e non è andata. Quest’anno, invece, sono stata spinta a farlo, forse perché c’ero rimasta male. Ho ripresentato la domanda e siamo andati lì. È stato bello perché di solito ci sono pochi ragazze, quest’anno erano molte di più.

Quando hai visto le tue concorrenti?

Ho pensato ok, vado a casa. Devo essere sincera, erano belle ragazze. Le vedevamo con il vestito, devi essere oggettiva e dire: questa è bellissima. Ma sono contenta che sia andata diversamente!

Con gli altri protagonisti del corteo, il Giovin Signore e la Dama della Croce, com’è andata?

Si è creato un feeling bellissimo, non me lo aspettavo e sono molto felice di aver avuto loro vicini in questa esperienza. Eleonora è bellissima, molto particolare. Davide è l’enigmatico del gruppo, ma alla fine dolcissimo. Io la timidona, sto un po’ nascosta, loro erano molto più spavaldi. Siamo stati un gruppo equilibrato insomma.

Primo test, la conferenza stampa di presentazione. Com’è andata?

Non pensavo di reggere in quel modo, mi sono sorpresa. Siamo ragazzi di vent’anni in fondo, non siamo abituati a simili occasioni. Già la semplice foto è un qualcosa che non avevo mai vissuto. Ho detto che non sapevo se sarei stata all’altezza di tutto questo.

Dicono tutti che lo sei stata!

Ah sì? Meno male!

È, ormai, una Perdonanza molto social, le foto sulla tua bacheca Facebook, l’account Instagram... Come hai vissuto tutto questo?

La semplice foto mi imbarazza, anche quelle che mi hanno fatto durante il corteo, però è bello. Dopo che si è chiusa la Porta Santa siamo rimasti a scattare delle foto: volevamo fare una cosa ristretta e informale, con i genitori e gli amici, invece la cosa si è allargata in maniera allucinante, soprattutto con i bambini. Uno di questi, dopo che siamo andati via si è messo a piangere per l’emozione!

Il tuo fidanzato è stato geloso?

Sì, ma è stato bravo. Una sera siamo andati tutti a cena con lui e anche il ragazzo di Eleonora. Davide invece per ora è libero...

A proposito di giovani, come vedono oggi questo universo misterioso della Perdonanza? Li respinge?

Non direi che è respingente, ma è qualcosa che probabilmente solo adesso sta cominciando a entrare un pochino. La partecipazione al corteo come figurante viene vista con timore, tanti quando hanno saputo che ero io la nuova Dama mi hanno detto quasi quasi ci provo, come se servisse loro prima una spinta. Fa piacere questo perché è un’esperienza bellissima che consiglio a tutti quanti.

La ripeterai, in altre vesti?

Ne ho parlato con gli altri due. Ci piacerebbe continuare tra virgolette insieme, sarebbe bello che rimanesse il trio. Lo vorrei tanto ma non so se riuscirò a farlo tutti gli anni, magari con l’Università diventerà più complicato partecipare.

Il sindaco, Pierluigi Biondi, era al primo corteo come te. Come l’hai visto?

Emozionato, non so se fosse solo un’impressione mia. Mi sembra una persona alla mano, siamo rimasti contenti e prima della conferenza stampa è stato lui a emozionare me. Mi ha anche aiutato a salire le scale del palco di Collemaggio, meno male, se non ci fosse stato lui... Perciò lo ringrazio.

Dal punto di vista religioso che rapporto hai con il giubileo aquilano?

Sono credente e anche il semplice fatto di portare la Bolla è stato difficile, perché è una cosa di cui ti senti parte fin da piccola. Tanti amici non vivono la vita di chiesa e negli ultimi anni, a essere onesta, nemmeno io, però la preghierina prima di andare a dormire la faccio sempre. Ci credo tantissimo, ecco perché quando siamo arrivati a Collemaggio, ai piedi di Celestino mi tremavano le gambe.

E la chiesa ormai quasi ricostruita?

Io, Eleonora e Giovanna Di Matteo siamo entrate insieme mentre Davide affiancava il sindaco all’apertura della Porta Santa. È stata un’emozione grandissima, ci siamo guardate e piangevamo tutte e tre. Me la ricordo da bambina quella chiesa, poi ho un buco temporale.

La Perdonanza 2009 come l’hai vissuta?

Ero lontana dall’Aquila con la mia famiglia, ma venimmo a seguirla lo stesso. Questa è sempre stata la settimana in cui in questa città tutti si ritrovano: in quel momento, era importantissimo ritrovarsi, tornare a guardare volti familiari ma che per alcuni mesi avevi perso.

C’è chi vuole “aprire al mondo la Porta Santa” ma davvero, esportando l’evento, chi è rassegnato che resti solo aquilano. Tu come la vedi?

Non credo che esportare la Perdonanza sia un indice di manie di grandezza, vuol dire semplicemente far conoscere quello che L’Aquila ha a chi ancora non lo sa. È qualcosa che può dar modo ad altri di partecipare, qualcosa che secondo me la gente deve conoscere.

E se venisse Papa Francesco, come si è ipotizzato?

Eh, penso che gli aquilani impazzirebbero. Già così è qualcosa di difficile da spiegare, con lui sarebbe un’emozione enorme.

Si chiude la Porta Santa, finisce la Perdonanza e la tua Perdonanza. Il giorno dopo?

Il giorno dopo ci siamo svegliati ed è stata tosta. Soprattutto perché con il Comitato, con la parrucchiera Cinzia, fra noi tre, si è creato un rapporto bellissimo. Non è tanto la figura in sé che ti manca, perché è giusto che il testimone passi anche ad altre ragazze, ma viene meno proprio la quotidianità: per 10 giorni siamo stati insieme tutti i giorni. Giovanna ci ha supportato in tutto, è una persona umilissima che ha dedicato la vita alla Perdonanza. Mentre aspettavamo la chiusura mi ha aggiustato il velo: ti senti piccola di fronte a persone che potrebbero rivendicare di far parte della Perdonanza da tanti anni e invece sono così disponibili.

Quale sarà il tuo futuro?

Il mio futuro spero che sia qui. Potevo già andare fuori, ma anche aver scelto di continuare con l’Università dell’Aquila è stata una scelta impegnativa. Studio Economia e gestione d’impresa, mi mancano due esami, spero di laurearmi a breve.

Perché sei rimasta?

È stata una scelta ponderata, ci ho pensato tanto. Non avere un centro che possa aiutarti, non avere un punto di ritrovo, è una situazione difficile per noi giovani, inutile negarlo. Ma sono contenta, sono nata qui e, nonostante tutto, continuo a pensare che una città più bella di questa non c’è.

E tra dieci anni?

Potendo, mi vedo ancora qui. Mancano le opportunità, per esempio nella nostra facoltà dobbiamo svolgere degli stage e nella ricerca ti rendi conto che questa realtà non ti offre tantissimo. Chi lo sa, spero che vada un pochino meglio e gli anni più difficili siano passati.

Visto che lo hai conosciuto, che cosa chiederesti al sindaco?

Spero che, nonostante tutto, gli aquilani non perdano L’Aquila. Si adoperi per questo. Forse è una cosa banale, ma ne sento tante: c’è gente stanca di vivere una realtà così, anche tra noi giovani, spero che non si perda tutto. Così come spero che la realtà nazionale non perda L’Aquila. È giusto riservare tutta l’attenzione del Paese su Amatrice, su Ischia e così via, ma non va persa neanche verso di noi perché ne abbiamo ancora bisogno.

Tra un anno dove sarai?

Spero nel corteo, perché è difficile staccarsi. Solo indossando quegli abiti lo capisci. Se non sarò in mezzo alla sfilata, sarò tra gli spettatori anche perché c’è curiosità di sapere: Chi sarà la prossima? Vorrei vederla!



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