LA DISCARICA DEI VELENI DI BUSSI, PER IL PG
SERVE UNA PERIZIA INTERNAZIONALE TERZA

Pubblicazione: 11 gennaio 2017 alle ore 12:38

La Corte d'Appello dell'Aquila

L'AQUILA - "Si registra la mancanza di una seria perizia super partes di esperti a livello internazionale che avrebbe permesso di superare la varietà di consulenze tecniche di accusa e difesa e facilitato il compito dei giudici".

È uno dei passaggi della requisitoria del procuratore generale Romolo Como, con cui stamani è ripreso il processo in Corte d'Assise d'Appello all'Aquila relativo alla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pescara) della Montedison.

Questa affermazione potrebbe sfociare nella richiesta di una perizia da parte dei procuratori generali.

Dopo Como, è prevista la requisitoria dell'altro Pg Domenico Castellani.

A questa fase del procedimento all'Aquila si è arrivati dopo il pronunciamento dello scorso marzo dalla Cassazione che ha convertito in appello tutti i ricorsi presentati alla Suprema Corte. In Corte d'Appello a Chieti il 19 dicembre 2014, 19 imputati erano stati assolti dall'accusa di aver avvelenato le falde acquifere mentre il reato di disastro ambientale fu derubricato in colposo e quindi prescritto.

A proposito del verdetto pieno di assoluzione "perché il fatto non sussiste", Como ha contestato "il forte valore simbolico dell'assoluzione con formula piena degli imputati a negare la sussistenza di un fatto reale legato all'avvelenamento delle acque destinate all'alimentazione".

L'indagine della Procura di Pescara sulla mega discarica dei veleni prese il via nel 2007 con la scoperta da parte del Corpo Forestale dello Stato di circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose in un'area di quattro ettari nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino.

L'area, definita subito come la più grande discarica inquinata d'Europa, viene posta sotto sequestro.

Secondo le indagini, dagli anni '60 agli anni '90 sono state sversate e smaltite abusivamente tonnellate di sostanze pericolose, fra cui cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti.

Il presidente del collegio giudicante, Luigi Catelli, d'intesa con le parti, ha fissato un fitto calendario di udienze: la sentenza è prevista il 31 gennaio. Il calendario prevede udienze il 16 per le parti civili, nei giorni 17, 19, 25, 26 e 30 per le difese, infine il 31 eventuali repliche, se nel giorno precedente non si fossero ultimate, e la Camera di Consiglio con la sentenza.

Il collegio si è riservato la data del 23 gennaio per un eventuale completamento della discussione delle parti che non abbiano potuto svolgere l'intervento.



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