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LA FINE DELL'EURO E LO SCENARIO ITALEXIT,
''CON LA TROIKA FINIREMO COME LA GRECIA''

Pubblicazione: 19 marzo 2017 alle ore 08:36

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L'AQUILA - “Non si capisce perché in Italia il governo non possa intervenire con soldi pubblici a sostenere le nostre imprese o a nazionalizzarle quando sono in forte difficoltà. Purtroppo, dentro il sistema Euro, l'Italia è come se fosse in una padella. E il rischio è che passi dalla padella alla brace, cioè che crolli uscendo dall'Euro o che subisca l'arrivo della Troika e faccia la fine della Grecia”.

Questo è lo scenario italiano nel sistema Euro per Sergio Cesaratto, professore ordinario di Economia della crescita e dello sviluppo, Politica monetaria e fiscale nell'Unione Monetaria Europea, che insegna nel Dipartimento di Economia politica e Statistica dell'Università di Siena.

Autore, tra gli altri, di Sei lezioni di economia. Conoscenze necessarie per capire la crisi più lunga (e come uscirne), Imprimatur edizioni, libro giunto ormai alla sesta ristampa, in un clima, quello italiano, sempre più caldo su questioni centrali come sovranità monetaria, Trattati sovranazionali e simili e con l'impianto dell'Eurozona sempre meno tollerato.

“Cerchiamo di partire da un concetto basilare - afferma Cesaratto ad AbruzzoWeb - ogni Paese ha il diritto di garantirsi una base industriale indipendente. A casa mia, insomma, devo avere il diritto di gestirmi come voglio, con l'elettorato che sceglie democraticamente chi deve andare al governo. Invece, l'Italia è nell'Unione Europea il Paese cui non è permesso fare nulla. Alla Spagna, ad esempio, che gode della protezione della Germania, nel sistema Euro è concessa, da anni, la violazione di tutti i parametri che l'Italia al contrario deve rispettare. Una situazione inaccettabile”.

“Mi chiedo - prosegue l'economista - perché devo vedere in giro per Roma gli autobus Mercedes? Venticinque, trent'anni fa, era assolutamente possibile fare una politica di acquisti pubblici favorendo le imprese nazionali. Perché dobbiamo lasciar morire tutto? Perché dobbiamo svendere ai francesi, oppure chiudere?”.

Situazione inaccettabile, che evidentemente viene alimentata dai “sì” della classe politica italiana, da chi, per Cesaratto, “per restare in certe posizioni di potere, smette di farsi delle domande, si autoconvince di ciò che non è vero. Penso ai Padoan, ai De Vincenti. Ma c'è anche chi è preda di una squisita ignoranza”.

E mentre negli Usa, quindi anche nel mondo, si guarda agli effetti della politica del presidente Donald Trump, il dibattito su possibili uscite dei Paesi dall'Euro “in Italia c'è, ma è totalmente assente altrove, vedi in Spagna”.

“Del resto, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è stato costretto a ripetere che l'Euro è irreversibile - fa notare Cesaratto - ed è un chiaro segnale, in un quadro in cui l'Italia è una specie di osservato speciale. Se Draghi dismette il quantitative easing, gli spread italiani saltano di nuovo alle stelle. Questo vuol dire che 'dietro' c'è un'arma minacciata ma non utilizzata nel 2012, gli Outright market transaction (Le 'Operazioni definitive monetarie', ndr). Dunque, se si dismette il Qe e parte un attacco sui titoli di Stato italiano e i detentori stranieri cominciano a venderli, Draghi può intervenire col famoso 'whatever it takes', cioè con ogni mezzo e a qualunque costo, acquistando titoli di Stato mirati, in questo caso quelli italiani”.

Tuttavia, è la preoccupazione del professore, “tutto ciò presuppone l'intervento dell'European stability mechanism, questo fondo europeo salva-Stati, cosa che implica la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, ndr). Cioè, si entra in una situazione greca, con tagli spaventosi. Di fronte a un simile rischio, in Italia chi ha una grande possibilità di far dire basta al popolo è paradossalmente  la Cgil, di solito ignava sul tema dell'Euro”.

“Ma non si può far finta che una eventuale Italexit non sia un evento drammatico, epocale - dice a questo punto Cesaratto sul tema dell'uscita - Francia e Germania potrebbero farcela pagare e senza neppure la possibilità per l'Italia di aggrapparsi ai Paesi del Sud, anche perché la Spagna non è mai stata amica nostra. Insomma, è difficile indicare quale sarebbe la strada migliore, con i problemi che abbiamo già e che dentro l'Euro sicuramente non si risolvono. Certo è che dobbiamo smetterla con questa idea di farci disciplinare dall'esterno, perché è così che siamo finiti in un fallimento storico”.

E, aggiunge con forza, “basta anche con questa idea di un'altra Europa, di un'Europa diversa. Avremmo bisogno di una unione politica, che implica trasferimenti cospiscui tra regioni, ma è una via impossibile. E poi, io mi rifiuto di vivere sussidiato”.

Purtroppo, concude Cesaratto, “le prospettive italiane sono nere. E la classe politica è inesistente, si va avanti a colpi di demagogia con le proposte di redditi di sussistenza. Qui, il problema è la disoccupazione, non è che le famiglie sono intrappolate così, per caso”.



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