LA GRANDI RISCHI: ''POTENZIALE SISMA 6-7'';
ALLARME TRA LA GENTE, GLI ENTI AL LAVORO

Pubblicazione: 21 gennaio 2017 alle ore 17:07

L'AQUILA - Ha creato ancora più paura, nella popolazione già provata dalle scosse di terremoto degli ultimi mesi, il lancio di agenzia che annuncia una riunione della commissione Grandi rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, che non esclude future scosse di alta magnitudo, 6-7, nelle zone dell'Aquilano al confine con il Lazio.

La reazione della popolazione è stata spaventata e indignata, con telefonate in redazione e appelli sui social per capire il da farsi dopo un annuncio di tenore simile da parte degli scienziati.

I lettori si sono lamentati per la forma di comunicazione, ma hanno anche segnalato un passaggio di elicotteri sui cieli del capoluogo, verosimilmente in volo per affrontare l'emergenza neve, ma che sono stati collegati al rischio sismico.

Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, secondo quanto appreso, si è messo in contatto con il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio.

La prefettura ha appreso dagli stessi media la notizia e tenuto un vertice con i vigili del fuoco e le autorità per stabilire il da farsi.

La Cgr è stata processata nella sua composizione del 2009 per aver rassicurato gli aquilani a 5 giorni dal sisma del 6 aprile, sottovalutando il rischio nella riunione del 31 marzo.

Condannati in primo grado, gli scienziati sono stati assolti in Appello e in via definitiva in Cassazione, con la condanna pure definitiva del solo ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.

Il cosiddetto "processo alla scienza", etichetta affibbiata dai media nazionali travisando il capo di imputazione, ha avuto anche l'effetto di cambiare le modalità di comunicazione della commissione e della Protezione civile, da allora molto più puntuali e realistiche anche a costo di generare allarme nella popolazione.

Per larghe parti di contesto, la nota è la stessa che la Protezione civile ha diramato dopo i terremoti di agosto e ottobre 2016.

Molti cittadini hanno denunciato che non fosse il caso di diramare adesso una nota del genere in questo contesto di panico, comunque.

AbruzzoWeb propone il comunicato integrale della Protezione civile e, di seguito, il lancio d'agenzia Ansa che, diffuso sui media, ha generato i timori.

LA NOTA DELLA PROTEZIONE CIVILE

Terremoto centro Italia: si riunisce la Commissione Grandi Rischi-Settore Rischio Sismico

20 gennaio 2017

La Commissione Grandi Rischi, d’intesa con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, si è riunita il giorno 20/1/2017 a seguito della ripresa della sismicità che ha colpito l’Appennino Centrale a partire da Agosto 2016. Le risultanze della riunione sono contenute nel Verbale consegnato al Dipartimento, di cui si riporta qui una sintesi.

Lo scopo della riunione era la valutazione dei possibili scenari evolutivi della sismicità in corso, alla luce delle informazioni attualmente disponibili.

La sequenza sismica che ha colpito l’Appennino Centrale su una lunghezza complessiva di oltre 70 km, ha avuto sino ad ora quattro momenti principali di rilascio sismico: il 24 agosto, con l’evento di M6 di Amatrice; il 26 ottobre, con due eventi principali di M5.4 e M5.9 che hanno esteso la sismicità verso nord; il 30 ottobre, con l’evento di M6.5 che ha ribattuto la zona a cavallo degli eventi precedenti; il 18 gennaio, con 4 eventi di magnitudo M5.0-5.5, su una lunghezza di circa 10 km nella parte meridionale della sequenza, nell’area di Montereale, che si ricongiungono alla sismicità aquilana del 2009.

Si tratta di una singola sequenza sismica. L'area era già stata colpita da sequenze simili e da grandi terremoti in passato, in particolare dall’evento del 1639, e non era stata interessata dagli eventi recenti di Colfiorito (1997) e dell'Aquila (2009). Questa sequenza può essere considerata come tipica dell’attività sismica appenninica, e come tale aspettata sulla base della storia sismica e del contesto sismo-tettonico regionale.

Un aspetto della sismicità di questa regione è la possibilità che le sequenze possano avere una ripresa e propagarsi alle aree limitrofe, come già avvenuto ad esempio per la sequenza del 1703 (con una durata di oltre un anno e due eventi di magnitudo tra 6.5 e 7 a distanza di un mese), del 1639 (almeno due eventi comparabili a distanza di una settimana), di Colfiorito (1997, M6.0, con una sequenza di sei eventi di magnitudo oltre 5.2 su una durata di sei mesi) e ora nella zona di Amatrice, con tre eventi di Mw5.9-6.5 negli ultimi cinque mesi.

La Commissione conferma l’impianto interpretativo già formulato a seguito degli eventi del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre. Ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento. La Commissione identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M6-7). Questi segmenti – localizzati rispettivamente sul proseguimento verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997 – rappresentano aree sorgente di possibili futuri terremoti.

I recenti eventi hanno prodotto importanti episodi di fagliazione superficiale che ripropongono il problema della sicurezza delle infrastrutture critiche quali le grandi dighe.

La Commissione esprime la sua vicinanza alla popolazione colpita dalla sequenza e si complimenta con il DPC per l’efficacia con cui sta affrontando l’emergenza.

IL LANCIO D'AGENZIA

"Ad oggi non ci sono evidenze che sia in esaurimento" la sequenza sismica iniziata con il terremoto dello scorso 24 agosto nell'Appennino Centrale e proseguita poi con altre scosse il 26 ed il 30 ottobre e, da ultimo, il 18 gennaio. 

Lo indica in un lancio Ansa la Commissione Grandi rischi che si è riunita ieri sera, mettendo in guardia da possibili nuovi eventi ancora più intensi nelle zone vicine, fino ad una magnitudo 6-7. 

La Commissione identifica in particolare tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M 6-7). 

Questi segmenti - localizzati rispettivamente sul proseguimento verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L'Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997 - rappresentano "aree sorgente di possibili futuri terremoti". Gli esperti segnalano inoltre che i recenti eventi hanno prodotto "importanti episodi di fagliazione superficiale che ripropongono il problema della sicurezza delle infrastrutture critiche quali le grandi dighe". 

La sequenza iniziata lo scorso agosto ha colpito l'Appennino Centrale su una lunghezza complessiva di oltre 70 chilometri. 

Si tratta di una singola sequenza sismica. 

L'area era già stata colpita da sequenze simili e da grandi terremoti in passato, in particolare nel 1639 e non era stata interessata dagli eventi recenti di Colfiorito (1997) e dell'Aquila (2009). 

Questa sequenza può essere considerata, secondo la Grandi Rischi, come "tipica dell'attività sismica appenninica, e come tale aspettata sulla base della storia sismica e del contesto sismo-tettonico regionale". 

Un aspetto della sismicità di questa regione, viene sottolineato, è la possibilità che le sequenze possano avere una ripresa e propagarsi alle aree limitrofe, come già avvenuto ad esempio per la sequenza del 1703 (con una durata di oltre un anno e due eventi di magnitudo tra 6.5 e 7 a distanza di un mese), del 1639 (almeno due eventi comparabili a distanza di una settimana), di Colfiorito (1997, M6.0, con una sequenza di sei eventi di magnitudo oltre 5.2 su una durata di sei mesi) e ora nella zona di Amatrice, con tre eventi Mw5.9-6.5 negli ultimi cinque mesi.

LE REAZIONI

CIALENTE: "A L'AQUILA 4 MILIARDI PER LA SICUREZZA, LO STATO CI DICA CHE FARE"

“La nota della Protezione civili con il verbale della commissione Grandi rischi mi sembra sia uguale a quella dei mesi precedenti, non aggiunge e non toglie nulla. La percezione è diversa perché viene dopo una serie di terremoti ripetuti. Chiaro che tutti abbiamo paura, ma sull’Aquila si sono investiti 4 miliardi di euro per rendere le case sicure”.

Lo rileva il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, affidando ad AbruzzoWeb il suo commento sul panico generato oggi dalla diffusione sui media del comunicato stampa.

“A questo punto, comunque, ritengo che il sistema della Protezione civile nazionale e quello regionale debbano farci sapere quello che è giusto fare - prosegue - Invocare rischi senza dare soluzioni è troppo facile”.

Quanto alla risposta del sistema comunale di Protezione civile, che vede nel sindaco il primo responsabile, Cialente rimarca che “abbiamo rivisitato le scuole e i nostri edifici, che sono agibili, abbiamo una città che è più sicura. L’effetto paura c’è - ammette - anche chi ha demolito e ricostruito è terrorizzato: ma i cittadini possono e devono stare tranquilli perché progettisti, impresa e direttore dei lavori sono di loro fiducia”.

Cialente ritiene “giustissima, lungimirante ed etica la posizione che l’amministrazione comunale dell’Aquila, insieme a scienziati e tecnici, sta portando avanti per mettere in sicurezza il Paese, a cominciare dal fascicolo del fabbricato. Una risposta l’ha già data dal governo Renzi con la legge di stabilità”.

Il primo cittadino affronta l’ipotesi di una “fuga” dall’Aquila: “Se avvenisse non so in quale parte d’Italia i cittadini potrebbero stare più al sicuro. Se si legge bene il comunicato, che non è molto chiaro, parla di pericolo anche a Nord e Sud dei segmenti interessati”.

“La paura è un sentimento ancestrale, soprattutto la notte, ma rispetto ad altri territori italiani chiamati in causa, di qui a un’epoca X che nessuno può sapere in cui potrebbe esserci un evento, penso di poter dire che siamo tra le città che, con un intervento da oltre 4 miliardi, hanno fatto di più nel campo del miglioramento e l’adeguamento sismico”. Alberto Orsini

DEL PINTO: ''ALTRI EVENTI SI', MA CALMA A PARLARE DI MAGNITUDO 7''

“Nell’Aquilano ci sono faglie in grado di generare un terremoto di magnitudo 7, però parliamo del massimo, raggiungibile neanche da tutte, e generalmente una faglia non rilascia mai completamente la sua energia: possiamo aspettarci altri eventi e alcuni potrebbero essere di una certa importanza, ma da qui a parlare di magnitudo 7 ci andrei con i piedi di piombo”.

Così ad AbruzzoWeb il sismologo Christian Del Pinto, commentando la nota della Protezione civile con la sintesi del verbale dell’ultima riunione della commissione Grandi rischi che, diffusa oggi dai media, ha generato un’ondata di panico nel cratere.

Per Del Pinto “possibilità concreta che ci siano altri eventi c’è, la zona non andrà certo in equilibrio dall’oggi al domani. Ci saranno altri terremoti - spiega - potrebbero arrivare anche a magnitudo 6,5 verosimilmente, ma prima di arrivare a 7 ce ne passa, tra le ipotesi c’è un abisso”.

“La probabilità che un evento si verifichi non significa che poi davvero si verifichi. La Cgr ha detto che c’è il rischio, non che il sisma accadrà, e questo è stato già detto anche in passato - rimarca ancora - Non abbassiamo la guardia, ma non ci mettiamo nella condizione di dire che un evento ci seppellirà, questo non lo ha detto la commissione e nessun altro”.

Del Pinto ipotizza che “possa essere stata più un’interpretazione giornalistica errata. Bisogna fare informazione ma senza fare allarmismo: non si può dire non succederà nulla, ma ora mi pare che la Grandi rischi si stia sbilanciando in senso opposto”.

Anche perché larghe parti della nota sono riprese da precedenti comunicati del dipartimento di agosto e ottobre 2016, “ma la percezione della pericolosità è diventata differente da agosto e ottobre a oggi”. Alberto Orsini

PREFETTURA: ''NON DICE NULLA DI NUOVO, ANDIAMO AVANTI"

"Il comunicato stampa della Protezione civile con la sintesi del verbale della commissione Grandi rischi ha aggiunto un elemento di valutazione, ma non ha detto nulla che non si sapesse già e azioni per il contenimento del rischio sismico e l'alleviamento della sofferenza delle popolazioni erano già in essere prima dell'uscita della nota come misure precauzionali".

Lo affermano ad AbruzzoWeb fonti della prefettura dell'Aquila commentando la nota del dipartimento della Protezione civile.

"Per i cittadini, eventuali esigenze legate alla preoccupazione per il terremoto vanno riferite alle strutture di riferimento che sono la Protezione civile comunale e quella regionale - precisano le stesse Fonti - che comunque fanno parte del Centro di coordinamento soccorsi attivo 24 ore su 24 in prefettura".

Quanto al prefetto, Giuseppe Linardi, "come già in questi giorni è in contatto con le autorità ai massimi livelli". (alb.or.)



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