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LA GUERRA IN VIETNAM E I SUOI RETROSCENA NEL LIBRO DELL'ABRUZZESE PIERFRANCESCO GALGANI

Pubblicazione: 17 novembre 2018 alle ore 08:45

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L'AQUILA - "Quello che abbiamo voluto evidenziare nella parte storica del libro è che, a differenza di quanto tramandato sulla posizione pacifista degli Stati Uniti, durante la guerra in Vietnam gli americani per varie motivazioni non hanno assolutamente cercato il famoso compromesso, tanto voluto sia dal Vietnam del Nord, che dall'Unione Sovietica, che dalla Cina di Mao".

Così lo scrittore di origini aquilane Pier francesco Galgani spiega intervistato da AbruzzoWeb, le motivazioni che lo hanno spinto a realizzare questo saggio storico La guerra in Vietnam, insieme a Luigi Lenti.

I due autori hanno cercato di "scavare" sui retroscena politici e diplomatici sottesi al graduale coinvolgimento americano, sotto le presidenze di Harry TrumanDwight Eisenhower John Fitzgerald Kennedy.

Le motivazioni che secondo l'autore hanno portato gli Stati Uniti a scegliere il conflitto senza risparmiarsi, sono da ricondurre "alla situazione della politica interna americana di quel periodo e all'attaccamento ad alcuni vecchi miti della storia della Seconda Guerra Mondiale. L'America ha voluto continuare questa guerra, perdendo in campo circa 58 mila giovani soldati".

Una perdita umana mai dimenticata e  ancora viva nel cuore di molti sopravvisuti e anche di chi quel periodo storico non lo ha vissuto, tanto che a Wahington è stato costruito un muro in granito lungo 76 metri, il "Vietnam Memorial Veterans" dove sono stati incisi tutti i nomi delle vittime di nazionalità americana.

L'immagine di questo "muro del pianto" è stata scelta dagli autori proprio per la copertina del libro.

Il "Casus belli" che portò alla guerra fu l'incidente nel golfo di Tonchino, in cui si scontrarono un cacciatorpendiere statunitense con alcune torpendiere vietnamite, come conseguenza il presidente Lyndon Johnson nel 1964 chiese al Congresso la risoluzione del golfo di Tonchino in modo da avere l'autorità per attaccare il Vietnam del Nord senza una formale dichiarazione di guerra.

Un conflitto durato fino al 1975 e concluso con la caduta di Saigon e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista della capitale Hanoi.

"Una pagina nera della storia - ricorda Galgani - che ha fatto più di 1 milione di morti tra vietnamiti e vietcong. L'America ha il suo lunghissimo muro, dei caduti del Vietnam invece si parla poco, quanto sarebbe stato lungo il loro muro della memoria?".

La seconda parte del libro è affidata a Lenti, studioso di cinema americano e storia militare, dove il conflitto diventa soggetto di film. 

Luci puntate quindi, tra migliaia di pellicole, sugli emblematici "Berretti Verdi" per un saggio storico definito dalla critica, "indispensabile per gli appassionati della materia".

Galgani è un appassionato di storia e analista politico, laureato a Firenze in scienze politiche e relazioni internazionali, attualmente lavora all'Aquila come funzionario presso l'ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, dove ha ricopero anche il ruolo di responsabile dell'amministrazione.

Altri suoi lavori sono, America Latina e Stati Uniti. Dalla dottrina Monroe ai rapporti tra G.W. Bush e Chavez (Franco Angeli, 2007) e Una Questione di Carattere. L’eredità della Politica Estera di George W. Bush (Bruno Mondadori, 2010), con cui ha vinto il Fiorino d’Argento al Premio Firenze e il marengo d’oro all’Internazionale Baruzzi Bertozzi.

Nel libro La casa bianca al cinema, scritto sempre con Luigi Lenti, viene creato un parallelismo tra storia e cinema, partendo da alcuni film del regista Oliver Stone.

"Stone - chiarisce Galagani - è stato capace di firmare tre pellicole, caso unico nel genere, su tre presidenti emblematici, in grado di simboleggiare tre momenti diversi ma estremamente importanti della storia americana recente. Kennedy, Nixon e George W. Bush".

Per ognuno dei tre film sono state analizzate le scelte cinematografiche, il cast e la filosofia del regista, cui sono state affiancate considerazioni storiche a proposito dei tre presidenti desunte dall’impostazione data ad ogni pellicola. 

"Per Kennedy - spiega - sono state sviluppate le diverse tematiche del complotto riguardo il suo assassinio, per Nixon è stato evidenziato il suo rapporto con Henry Kissinger e in generale le sue ossessioni personali, al limite del patologico. Nel caso di George W. Bush l’attenzione è stata rivolta al controverso rapporto con il padre, George H.W. Bush, alla sua fede evangelica, all’influenza nelle sue scelte di vita e alle mistificazioni politiche su cui si è basato l’impegno americano in Iraq".

Una passione, quella per la politica, che porta Galgani a fare anche un'analisi sulle attuali vicende italiane.

Secondo l'autore, "stiamo vivendo un momento molto difficile, in cui la classe politica mediamente imita, con alterne fortune il modus operandi di un personaggio molto discusso come Donald Trump".

"Un periodo difficile - aggiunge - il cui risultato è stato questo boom del Movimento 5 stelle che tenta di dare risposte ai tanti bisogni degli italiani, la gente spera di ottenere qualcosa di concreto. Vediamo e speriamo se saranno all'altezza delle promesse fatte in campagna elettorale".

E a fare cerchio, "l'uomo del momento" come definito da Galgani: Matteo Salvini, "capace di arrivare alla gente anche attraverso i social, il mezzo per eccellenza che abbiamo attualmente per comunicare. Per definirlo userei un termine caro allo slang americano, lui è un 'bombastico', che per alcuni versi ripercorre il cammino fatto dall'ex premier Matteo Renzi. Il timore diffuso è che possa fare gli stessi errori e farsi quindi poi molto male!", conclude.

La Guerra in Vietnam verrà presentato all'Aquila nei prossimi mesi, i due autori sono al lavoro per cercare una location e avere una certezza sulle date.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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