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LA STRADA CHE PORTA ALL'ACCADEMIA: LE IMITAZIONI
DI BIANCHI, L'IRONIA E IL MESTIERE DELL'ATTORE

Pubblicazione: 18 marzo 2017 alle ore 07:47

Leonardo Bianchi
di

CHIETI - È una risata naturale e contagiosa, quella di Leonardo Bianchi, nascente attore presso Rueda Teatro di Roma, che crede nell’arte con la semplicità dei bambini.

Il fuoco dei 23 anni e una grinta raffinata dietro gesti e racconti modesti che svelano i segreti e le passioni di un mestiere difficile.

Con una formazione inizialmente indipendente, da Manoppello (Pescara) Bianchi si è trasferito a Roma per studiare presso l’Accademia di arti drammatiche “Cassiopea”, dove lo scorso luglio ha conseguito il diploma.

Una passione e un’inclinazione alla commedia riconosciuta fin da bambino, ma è sul palco delle feste di fine anno del liceo Scientifico “F. Masci” che Leonardo ha constatato le sue potenzialità.

“Si può dire davvero che io sia partito dal palco delle feste di Natale al ‘Masci’, prima non avevo mai fatto nulla, quello che sapevo era tutto autonomo. Facevo le imitazioni da quando ero bambino, con le recite a scuola mi sono messo alla prova - racconta l’attore ad AbruzzoWeb - Mi ricordo la festa del quinto liceo, con le mie imitazioni sentivo il pubblico ridere Mi venivano spontanee”.

Una capacità innata, quella del riso e dell’ironia, che nel campo artistico è diventata un vero strumento: per Bianchi imparare e riconoscere i propri punti di forza è stato un momento decisivo che gli è valso l’ammissione all’Accademia.

“Quando ho fatto il provino di ammissione ero in bilico, i professori non sapevano se ammettermi o meno perché non avevo mai studiato né avevo esperienza - confessa - Allora mi hanno chiesto di fare una cosa che sentivo di saper fare. Ho fatto delle imitazioni, così mi hanno preso. Ho giocato sui miei punti di forza”.

Un’esperienza formativa che ha dato all’attore le consapevolezze giuste per scegliere definitivamente questo mestiere, che non conosce i limiti delle definizioni. Un attore deve saper far ridere e piangere, dietro una stessa maschera. Una continua ricerca di stili, un esperimento continuo.

“In Accademia ho avuto modo di sperimentare ogni forma d’arte, lì capisci da dove parte un mestiere - ricorda - Durante i 3 anni mi ero quasi autoconvinto che non sarei mai riuscito a fare una scena drammatica; la cosa bella è stato capire che puoi utilizzare i tuoi punti di forza all’interno di testi e situazioni completamente lontane da te”.

“Per esempio il testo East di Steven Berkoff, che è anche stato il saggio del mio diploma, era molto lontano da me - ammette - ho cercato la mia personalità anche in questo. È stato un grande momento di crescita: ho capito fino a che punto potevo arrivare per essere credibile. Ho sempre avuto paura di risultare stonato in qualche contesto, quella è stata una bella prova per sentirmi invece adatto. Bisogna conoscere i propri limiti e i punti di forza. La commedia, il gioco, credo siano i miei”.

Quest’anno una novità: ha interpretato il ruolo di Rodolfo nella serie tv Love Snack. Sorride in maniera sottile quando racconta il confronto tra due mondi vicini ma diversi, quello del teatro e della televisione, eppure conoscere entrambi è una possibilità inevitabile per crescere.

“A teatro è un sistema completamente diverso. È un tipo di adrenalina diversa. In televisione l’attore è solo un prodotto finale di un lavoro di regia e produzione che fa da motore - fa notare - A teatro ci sei tu, in primo luogo. C’è più responsabilità ma anche più soddisfazione. È un lavoro quasi da artigianato, è creazione. Ma in ogni caso, a me non piace definirmi in una sola categoria. Voglio sperimentare”.

Progetti e idee tra cinema e teatro, eppure su entrambi i palchi è l’attore a farsi strada, così Leonardo abbassa la voce per confessare quanto questo mestiere impegna completamente la propria vita e quanto pretende dalle proprie capacità.

“È un lavoro in cui sei imprenditore di te stesso. Devi sempre essere informato sulle possibilità. Altrimenti perdi occasioni, e non sai mai se poteva essere quella vincente”, rimarca.

Un’iniziativa e una frenesia di esperienze che portano Bianchi, in questo momento, a lavorare a tre spettacoli per la prossima stagione, in due è attore e nell’altro si presenta anche come regista.

“Quando leggo, qualsiasi cosa, immagino sempre che quella scena stia accadendo. Me le immagino sempre in azione, anche un trafiletto di giornale. Alcune idee non puoi fermarle”.

Approdare nel panorama romano è stato un grande lancio per Leonardo Bianchi, una crescita che gli ha garantito una maggiore consapevolezza; eppure ha mantenuto sempre ferma la coscienza della propria origine.

Per essere sicuri di dove andare, bisogna sempre ricordarsi da dove si viene, e così l’attore emergente ritorna sempre in Abruzzo per raccontare e sperimentare quello che impara altrove.

L’anno scorso, difatti, ho organizzato una prima edizione di un progetto dal nome “Teatro. Dove il teatro non c’è” su Shakespeare a Manoppello, quest’anno, annuncia, ci sarà una seconda edizione.

“È creato per portare il teatro dove manca, nel paesino di montagna, nei posti dimenticati. Portare i testi teatrali realizzati da attori professionisti - spiega - Si fa dove non c’è sipario, palco: per terra, in piazza, nelle aiuole”.

È la conseguenza di andare lontano, quella di tornare con la voglia di cambiare: quello che non c’è o che funziona male. È il tentativo di smuovere un paese che non conosce davvero l’arte teatrale o che non gli dà il giusto spazio.

“Vorrei che il teatro arrivasse oltre, che ci fosse un’educazione teatrale. La gente non si avvicina al teatro perché non lo conosce. Non è vero che alla gente non piace il teatro, semplicemente non lo conosce. Il teatro è una cultura, un impegno sociale anche: sia per chi lo fa, che per chi lo vede”, il suo auspicio.

Con soddisfazione e orgoglio Bianchi parla di quel teatro che gli ha cambiato la vita, quando dietro un sipario incontri te stesso e impari a guardarlo davanti a una platea: “Per fare teatro devi conoscere te stesso, e arrivi a scoprire cose di te che neppure pensavi di avere”, assicura.

“Avere paura di questo mestiere è normale, ma sulla bilancia pesa di più la passione. Al secondo anno dell’Accademia ho avuto una crisi, ogni sera mi dicevo che il giorno dopo non sarei andato a lezione. Eppure ogni mattina ci tornavo - ricorda ancora - Non bisogna arrendersi. Ora non mi spaventa, io mi appiglio ai miei principi e alle mie idee e se penso a quelle non ho paura”.

L’ironia, il gioco, l’eleganza: una figura dinamica e determinata. Un ragazzo pieno di energia e passione, che impara a difendersi dai pericoli della sua arte con la genuina risata di chi ha piena coscienza di ciò per cui si batte.

Oggi Bianchi si affaccia su un palco di possibilità e sogni, e tra le pieghe di abiti di scena e copioni sgualciti custodisce sempre l’umiltà e la speranza di ragazzo giovane.

“Ultimamente vedo molti giovani attori, e forse questo è un punto di forza per arrivare a qualcosa di nuovo. Sento che la mia generazione potrebbe essere quella che cambierà le sorti di quest’arte. Dopo aver toccato il fondo, credo che possiamo fare uno scatto di qualità - conclude - La cosa brutta è che, ancora oggi, ci sono molte persone che credono che questo non sia un vero mestiere. Ma, purtroppo per loro, e per fortuna per me: questo lo è. Ed è il mio”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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